CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI – “PIAZZA DI SPACCIO IN MARE APERTO: SQUALI POSITIVI A COCAINA, DICLOFENE E CAFFEINA ALLE BAHAMAS”, TITOLA IL SITO DELLA “REPUBBLICA”. L’ARTICOLO INFORMA CHE “IL TEAM HA ANALIZZATO GLI INQUINANTI PRESENTI NEL SANGUE DI DECINE DI SQUALI ‘SELVATICI’”. CI FANNO PIÙ PAURA QUELLI ADDOMESTICATI - TITOLO DI APERTURA DALLA PRIMA PAGINA DI “AVVENIRE”: “’DIO STRAZIATO’, NON STA COI PREPOTENTI”. POSPONENDO IL SOGGETTO (“STRAZIATO DIO”), SI SAREBBE EVITATA LA SOMIGLIANZA CON UNA MEZZA BESTEMMIA, TANTO PIÙ CHE IL VIRGOLETTATO RIASSUMEVA UN ARTICOLATO RAGIONAMENTO DI PAPA LEONE XIV...
Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da "Il Foglio" – Estratto
• Cechov. Andrea Malaguti, direttore della Stampa, fa precedere il suo editoriale domenicale dal solito distico altisonante: «“La neve cadeva e non aveva presa sulla terra intrisa di sangue”. Anton Pavlovic Checov». Non capisce un’acca. (Si scrive «Cechov», non «Checov»). Nello stesso articolo Malaguti parla del «Segretario alla Guerra, Peter Heghseth». Confermiamo: non capisce un’acca. E neppure un’erre. (Si chiama Pete Hegseth, non «Heghseth»). [20 aprile 2026]
• Ministero. In un editoriale di prima pagina dedicato alla vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti, il direttore della Verità, Maurizio Belpietro, afferma: «Vent’anni fa, precisamente il 18 maggio del 2006, la Corte costituzionale, a cui si era appellato Carlo Azeglio Ciampi, chiarì che il potere di grazia non era condiviso con il ministro della Giustizia, ma era di esclusiva titolarità del capo dello Stato».
E 6 righe dopo sostiene che «per effetto di questa sentenza» il ministero «non si chiama più di Grazia e Giustizia». Sbagliato. Il cambio di denominazione rientra nel quadro delle cosiddette riforme Bassanini, attuate quasi un decennio prima, nel 1997.
La dizione «ministero della Giustizia» fu adottata non a seguito della sentenza della Corte costituzionale, bensì per effetto del decreto legislativo numero 300 del 30 luglio 1999, intitolato «Riforma dell’organizzazione del Governo», il quale all’articolo 2 prevedeva che 12 ministeri, fra cui quello di Grazia e Giustizia, cambiassero nome.
A chiamarsi per primo soltanto «ministro della Giustizia» fu Oliviero Diliberto, nel governo D’Alema II, entrato in carica il 22 dicembre 1999, dunque 7 anni prima della data indicata da Belpietro. [29 aprile 2026]
• Cambi. Nello stesso errore di Maurizio Belpietro incorre sulla Verità pure Carlo Cambi, che specifica: «Si dà anche il caso che il ministero di Giustizia (gli hanno tolto la dicitura di Grazia proprio perché la Corte costituzionale ha sancito che è incombenza esclusiva del Quirinale) raccolga il fascicolo per gli elementi necessari alla clemenza».
Come spiegato, la Corte costituzionale non c’entra nulla: il cambio di nome del ministero non dipende dalla sentenza del 2006, ma da riforme legislative precedenti. E Cambi, se non altro per via del cognome, dovrebbe saperlo, nonostante quello che scrive il suo direttore. [30 aprile 2026]
• Ex consigliera. Dalla prima pagina della Verità, testo del titolo di apertura: «Dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha gettato ombre sull’adozione, in Uruguay, di un bambino “malato” da parte dell’ex consigliera lombarda, il Colle si è già pentito di averle concesso la grazia e ha scritto al ministro Nordio affinché faccia rapide verifiche sul minore.
Eppure, proprio il Quirinale, attraverso il portavoce di Mattarella, aveva parlato di “motivazioni condivisibili”. A pagina 13». Chi sarà l’«ex consigliera lombarda»? Bravo chi la indovina. Oppure: a pagina 13. [28 aprile 2026]
la repubblica squali selvatici
• Pallini. Incipit di Rinaldo Frignani, che sul Corriere della Sera riferisce circa il grave episodio accaduto a Roma in occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile: «Ha aperto il fuoco alle tre e mezzo di un pomeriggio assolato, da una decina di metri di distanza». Precisazione successiva: «Ha sparato con una pistola o un altro tipo di arma, non si può escludere a ripetizione.
Di sicuro un modello soft-air, caricato con piccoli pallini bianchi». Quindi se, come pare accertato e come lo stesso Frignani rileva, si trattava di una pistola ad aria compressa, l’ignoto attentatore non «ha aperto il fuoco», perché nell’arma in questione manca la carica esplosiva rappresentata dalla polvere da sparo.
Prosegue Frignani: «A terra sono rimasti due degli almeno tre pallini esplosi contro le vittime». Nelle armi ad aria compressa manca qualsiasi esplosione, quindi non si può parlare di «pallini esplosi». [26 aprile 2026]
• Squali. «Piazza di spaccio in mare aperto: squali positivi a cocaina, diclofene e caffeina alle Bahamas», titola il sito della Repubblica. Nell’articolo, Gennaro Totorizzo informa che «il team ha analizzato gli inquinanti presenti nel sangue di decine di squali selvatici». Ci fanno più paura quelli addomesticati. [24 marzo 2026]
• Straziato. Titolo di apertura dalla prima pagina di Avvenire: «“Dio straziato, non sta coi prepotenti”». Posponendo il soggetto («Straziato Dio»), si sarebbe evitata la somiglianza con una mezza bestemmia, tanto più che il virgolettato riassumeva un articolato ragionamento di papa Leone XIV: «Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne». [15 aprile 2026]
• Scogliera. Da Corriere.it: «Le immagini, riprese anche da un drone, mostrano il pilota Taylor Hoffmann mentre affronta una ripida gola di montagna in sella alla sua motoslitta nel corso del raduno di motoslitte Big Iron Chute Out a Revelstoke, nella Columbia Britannica.
Durante la discesa, il pilota di Alberta perde il controllo del mezzo e precipita lungo una scogliera, sparendo nel vuoto». Tenuto conto che la definizione di scogliera è «successione di scogli che affiorano o emergono dal mare», prendiamo atto che a Revelstoke, circa 800 chilometri dall’oceano Pacifico, gli scogli formano ripide gole di montagna. [17 marzo 2026]
• Soccorsi. «Mamma sviene per il monossido, il figlio di 4 anni contatta i soccorsi e le salva la vita», titola il sito del Giornale. È accaduto l’esatto contrario. Siccome la donna non si era presentata al lavoro, il titolare dell’azienda ha allertato il 118: un’operatrice ha così telefonato a casa della dipendente, dove a rispondere alla chiamata c’era il figlioletto, anziché lei. Tutto scritto nel servizio sottostante, solo che l’autore del titolo o non lo ha letto o non lo ha capito. [24 marzo 2026]
• Propheta. Flavio Vanetti sul Corriere della Sera nel prologo dell’intervista con Marcello Morandini, 85 anni, architetto e designer originario di Mantova: «Nemo profeta in patria». Per la verità, la frase letterale di Gesù, riportata nei Vangeli (Luca 4, 24; Matteo 13, 57; Marco 6, 4; Giovanni 4, 44), suona diversamente nella traduzione latina a cui Vanetti si riferisce: «Nemo propheta acceptus est in patria sua» (nessun profeta è gradito nella sua patria). Si può anche accorciare, ma in latino bisogna scrivere «propheta», non «profeta». [31 marzo 2026]
• Maidan. Titolo dal sito della Repubblica: «Kiev, drone russo su piazza Maidan. “Era un velivolo guidato dall’Ia”». Se invece il redattore fosse guidato dall’intelligenza naturale, saprebbe che maidan (più precisamente majdan) in ucraino significa piazza. Quindi è come se avesse scritto piazza Place de la Concorde o piazza Trafalgar Square. [17 marzo 2026]
la stampa checov
avvenire dio straziato
pete hegseth
majdan nezaleznosti, piazza centrale di kiev







