A CIASCUNO IL SUO FACCENDIERE - FERRARA: “I ‘FACILITATORI’ DI BERLUSCONI SONO UN TRIONFO DI MALE. QUELLI DI D’ALEMA DIRIGONO APPALTI, FANNO I FINANZIERI A LONDRA O SONO PARLAMENTARI”

Giuliano Ferrara per "Il Foglio"

Come li vogliamo chiamare? Faccendieri, uomini di mano, facilitatori, mediatori, lobbisti segreti? A ciascuno il suo. Non esistono a memoria d'uomo politici che se ne siano mai privati. Non importa quanto dediti al bene pubblico, quanto onesti o disonesti, questi politici.

Mai al mondo l'uomo di stato, il rivoluzionario o il conservatore o il riformista, mai al mondo e in tutto il mondo, è privo di queste protesi umane spesso decisive per la sua opera e per il risvolto incognito della medesima. Nell'ultimo quarto di secolo, quanto alla politica italiana, si conoscono le avventure di tre sole serie o teorie di collaboratori speciali del politico: quelli di Bettino Craxi, di Giulio Andreotti e di Silvio Berlusconi. Non è strano?

E' apparentemente curioso che solo queste categorie di operosi uomini di mano siano finite regolarmente sotto processo, che abbiano trascinato l'ambiente in cui lavoravano e i committenti in guai giudiziari seri, che siano stati indotti a resistere a tranche abbondanti di galera, opportunamente condotti al "colloquio investigativo" dai pm, costretti (ma forse è parola forte) a rendersi utili alla iniziativa penale nella forma della delazione postuma, del racconto orrorifico di grandi crimini, e ora con De Gregorio anche al coinvolgimento del segretario di stato vaticano, con annesse lettere al Papa e pentimenti e richieste di udienza a Romano Prodi.

Non è il teatrino della politica, è la commedia dell'arte della giustizia intermittente. Anche il vecchio Partito comunista e Massimo D'Alema sono stati sfiorati. Ma Primo Greganti diventò un eroe morale, e ne aveva la stoffa, per aver taciuto e taciuto e ancora taciuto, e per essersene fottuto della galera.

Quanto al giro dalemiano, magari per il rotto della cuffia, quelli che erano considerati i suoi uomini di mano ce l'hanno fatta: chi dirige grandi appalti autostradali da tecnico qualificato e imprenditore, chi è a Londra e fa il finanziere alla City, chi si fece editore e poi consulente bipartisan, chi è rispettabilissimo parlamentare, chi qui e chi là.

Dovunque ma non alla sbarra come un Lavitola, come un De Gregorio, come il più celebre e oggi di nuovo gloria letteraria, il sommo Luigi Bisignani. (Dimenticavo Sandro Pertini e la storiaccia di Savona: fu un socialista celebre a ricordare che anche il santo del partito aveva fatto politica, prima di invocare lo svuotamento degli arsenali e il riempimento dei granai da presidente della Repubblica). Dev'esserci qualcosa che non quadra.

Il processo De Gregorio è fragile, lo sanno tutti. Non è vietato passare dall'altra parte per ottenere la presidenza di una commissione parlamentare, come capitò a De Gregorio eletto con Di Pietro. Poi, quale sia la parte di Di Pietro non l'ha mai capito bene nessuno. Passare dall'altra parte è anche espressione un po' moralistica, in questo caso. Non è reato ricevere finanziamenti per l'organizzazione di un movimento elettorale fiancheggiatore, in regime di coalizioni maggioritarie come quelle consentite dalla legge elettorale e dalla legge bestiale sul voto degli italiani all'estero.

Quanto al pentimento in ragione di una corruzione personale, la corruzione attribuita dal delatore nelle mani del gendarme ha qualcosa di vischioso, vorrete ammetterlo. Invece no. Siamo allo psicodramma del governo Prodi assassinato a colpi di milioni dall'uomo nero. Ma possibile che non si ricordi l'iniziativa del pm di Santa Maria Capua Vetere, che arrestò o mise al confino l'intera famiglia del ministro della Giustizia Clemente Mastella inducendolo a una posizione dimissionaria e irosa all'origine della quale tutto il governo Prodi franò?

La verità politica è che i faccendieri, se vogliamo chiamarli così, diventano importanti quando si possono spremere per lo scopo politico di incastrare i loro mandanti, non quando rendono i loro ambigui ma necessari servizi in tutti i campi. E diventano un trionfo di male, cause celebri e soggetti criminali esposti alla generale riprovazione, solo quelli che si agitano, più o meno malamente, dalle parti dei nemici del circo mediatico-giudiziario, appunto i Craxi o gli Andreotti o i Berlusconi. Chi volesse smentire queste piccole verità, prego.

 

giuliano ferrara a spasso con i cani foto colantoni gmt Giuliano Ferrara e Anselma Dall Olio MASSIMO DALEMA Massimo Dalema de gregorio e lavitolamadron bisignaniSERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO