checco zalone quo vado

FOFI, BANG BANG! – “ZALONE È BRAVO MA MONOCORDE, LA REGIA È INCERTA E GENERICA - È UN PERSONAGGIO MALINCONICO, IL NOSTRO CHECCO, NÉ PARTICOLARMENTE SVEGLIO NÉ PARTICOLARMENTE SCIOCCO, VILE E FURBETTO, INSOMMA “UNO UGUALE A NOI” COME HA BEN CAPITO IL PUBBLICO”

Goffredo Fofi per www.internazionale.it

Goffredo FofiGoffredo Fofi

 

Le feste sono finite, con la loro scarsa euforia da anni bigi. Si diceva una volta: “Per i santi Innocentini, finite le feste, finiti i quattrini”. E finita è anche la povera corsa delle famigliole al cinema, che ha premiato stavolta una puccia pugliese invece del solito panettone berlusconiano.

 

È un segno buono, perché Quo vado? di Gennaro Nunziante, costruito su misura per Checco Zalone al secolo Luca Medici, è un film significativo, che si riallaccia idealmente – anche se in tempi e con energie diverse – alla grande stagione della commedia all’italiana.

 

Lo pseudonimo che Luca Medici ha scelto per il suo personaggio sta, mi dicono gli amici baresi, per “che cozzalone!”, che grossa cozza, insomma che tamarro. L’autoironia è sempre lodevole, anche perché è molto rara in un paese dove tutti sono sempre pronti a ridere degli altri e mai di se stessi.

gennaro nunziante checco zalonegennaro nunziante checco zalone

 

Il film l’hanno visto milioni di persone, e non è dunque interessante raccontarlo, mentre può esserlo constatare che: l’attore è bravo ma monocorde, non una maschera ma volto – tendente al malinconico – di una persona comune, di uno di noi, né particolarmente sveglio né particolarmente sciocco, e comune anche nel modo di affrontare la vita quotidiana e i suoi dilemmi, da vile e furbetto e non da coraggioso, insomma “uno uguale a noi” come ha ben capito il pubblico; la regia è incerta e generica; infine, e soprattutto, oltre all’interprete Zalone il punto di forza del film è la sua sceneggiatura, sono le osservazioni e le idee che Gennaro Nunziante, sceneggiatore e regista, vi ha seminato, idee abbastanza chiare e giudizi abbastanza precisi sugli uomini comuni della nostra comune Italia.

gennaro nunziante  checco zalonegennaro nunziante checco zalone

 

Molti anni fa, in Puglia, poteva capitare di vedere, nel momento trionfale delle tv locali, una trasmissione comica a puntate di cui l’autore, l’ho scoperto di recente, era Gennaro Nunziante: molto trash, molto comica, molto irridente verso la comunità barese e per estensione pugliese. Senza l’esasperazione barocca e infine funerea dei contemporanei palermitani Ciprì e Maresco e senza la loro prepotenza autoriale (che distanza, da Palermo a Bari! È sempre Italia e sempre Mediterraneo, ma è un’altra Italia e un altro Mediterraneo, un’altra storia e cultura perfino oggi).

quo vado checco zalonequo vado checco zalone

 

La connotazione regionale o locale è sempre stata molto importante nel cinema italiano e in particolare in quello comico e di commedia, e abbandonato il dialetto e il trash, la Puglia resta nel film uno sfondo importante, anche se da Bari si va direttamente fino al polo Nord e all’Africa equatoriale, e questo giustifica i “ritardi” del protagonista in fatto di mammismo e di ossessione del posto fisso, che sono poi i temi centrali del film: un maschio costretto oggi a liberarsi della mamma o a limitarne l’influenza per poter stare nella postmodernità e a liberarsi ugualmente dell’ossessione del posto fisso. Un maschio precario affettivamente quanto economicamente.

 

quo vado checco zalone  quo vado checco zalone

Il posto fisso preferibilmente statale – perché, si diceva una volta, “lo stato non fallisce mai” – è infatti l’altro puntello della fragile identità del protagonista. Il film (Nunziante) ci dice dunque di due ritardi culturali, ed è esplicitamente “fuori tempo”: a non essere ancora morta, sussurra la canzoncina finale, è la prima repubblica, quella dei miti della crescita economica, con i quali un’antropologia invero primaria, familista e tutt’al più corporativa, poteva scendere tranquillamente a patti.

checco zalone roccarasochecco zalone roccaraso

 

I ventenni di oggi, pugliesi e di ogni altra regione, non hanno modo di potersi riconoscere nel secondo puntello, il posto fisso, e certamente anche la mamma ha meno peso nel loro affacciarsi al disastro che è il mondo. Forse neanche i trentenni. Ma certamente i quarantenni sono per gran parte ancora zaloniani.

 

ZALONEZALONE

Commedia all’italiana, dunque, nella scia di Age e Scarpelli, e con una maggiore adesione e simpatia per il personaggio, che non è aggressivo e a volte un po’ viscido come il Sordi degli anni cinquanta, ma più bonaccione e passivo (e certamente è meno maschilista nel confronto con personaggi femminili autonomi e decisi).

checco zalone con le attrici del suo filmchecco zalone con le attrici del suo film

 

checco zalone con eleonora giovanardichecco zalone con eleonora giovanardiZALONE ZALONE

Quo vado? non ha la vitalità comica di quei film, perché, credo, la funzione “educativa” e civile di cui gli Age e gli Scalpelli e i loro registi e attori erano portatori – il compito che si davano di svegliare, da minoranza più cosciente, una stragrande maggioranza – oggi nessuno vuole più assumersela, e quelli che dicono di farlo fanno finta (i denunciatori di professione, esempi perfetti di ipocrisia giornalistica e intellettuale).

 

È un personaggio malinconico, il nostro Checco, perché malinconica e spuntata, e pur sempre passiva e dunque meschina, è la sua condizione di incertezza, la dubbiosità del suo futuro. Malinconica, spuntata, passiva, meschina è a ben vedere l’Italia. 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?