titoli libero gay senaldi

PROVACI ANCORA, PIETRO - SENALDI, DIRETTORE RESPONSABILE DI ''LIBERO'', DOPO UNA RISPOSTA POCO CONVINTA DALLA MERLINO (VIDEO), SCRIVE UN LUNGO ARTICOLO PER DIFENDERE IL TITOLO DI IERI SU PIL E GAY, SENZA RIUSCIRCI: ''DOVE STA L'OFFESA? LA SOCIETÀ CIVILE E LE ASSOCIAZIONI LGBT DA ANNI DICONO DI FARE OUTING. NON PIACE IL TITOLO? NON COMPRATECI, MA LASCIATECI IN PACE'' - DIACO LO INFILZA IN DIRETTA: ''IL GENERE SESSUALE NON FA LA PERSONA''

VIDEO - SENALDI DIFENDE IL TITOLO DI ''LIBERO'' DALLA MERLINO

 

 

 

VIDEO - SENALDI A ''NON STOP NEWS - RTL 102.5'' CON DIACO

 

 

 

Questa mattina a "Non Stop News", la trasmissione di approndimento condotta da Pierluigi Diaco, Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi su Rtl 102.5, c'è stato uno scontro molto accesso tra lo stesso Diaco (unito civilmente al suo compagno Alessio Orsingher nel novembre scorso) e il direttore editoriale di Libero, Pietro Senaldi. Motivo la prima pagina di "Libero" di ieri che titolava: "Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay". Diaco fa notare a Senaldi che "la sessualità non è una patente di identità ma un dettaglio di una cosa più complessa chiamata personalità. Il genere sessuale non fa la persona. Il vostro titolo oltre che inelegante e pure vagamente omofobo".

 

 

 

“LIBERO” MASSACRATO PER AVER DETTO LA VERITÀ

Pietro Senaldi per “Libero quotidiano

 

PIETRO SENALDI VICE DIRETTORE DI LIBERO

Ieri Libero apriva il giornale con il titolo «Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay». Ero convinto che la notizia di cui preoccuparsi fosse quella economica, alla prima riga. Invece che il Paese vada in malora pare non interessi a nessuno, è scoppiato un putiferio sulla seconda parte, che ha scatenato l' ira della fazione grillina del governo, delle associazioni omosessuali e della nutrita schiera di benpensanti di cui il Paese abbonda, tutti specializzati a sentenziare senza prima leggere, in base ai pregiudizi che hanno in testa e ai dettami del politicamente corretto.

 

Ma d' altronde, come diceva Albert Einstein, che non era proprio un idiota, «è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio». E noi di Libero siamo oggetto di pregiudizio, sbagliamo per definizione. José Mourinho, se si interessasse ai nostri guai, ci definirebbe vittime di razzismo intellettuale.

 

Ci processano perché abbiamo detto che sono in crescita gli omosessuali.

titoli libero gay

Dove sta l' offesa? È fattuale, taglierebbe corto Crozza. La cosiddetta società civile e le associazioni lgbt - se così si dice - hanno speso anni a convincere i gay a non vergognarsi e a fare outing, spiegando che non c' è nulla di male se un uomo preferisce un altro uomo a una donna. Quando però questi vincono le loro paure ed escono dal guscio ecco che, se un quotidiano riporta la notizia, finisce nell' occhio del ciclone.

 

Eravamo fiduciosi che fosse una statistica che facesse piacere alla comunità gay, tant' è che il caporedattore di Gaynews, Francesco Lepore, che abbiamo intervistato sull' argomento, l' ha commentata con entusiasmo. Purtroppo però dobbiamo constatare che c' è gente a cui il nostro titolo non è piaciuto; evidentemente non sono contenti dell' aumento della comunità omo, che invece a noi non fa né caldo né freddo, la riteniamo semplicemente una notizia da dare perché segna un' importante mutazione della nostra società.

 

titoli libero

Per pudore chiamiamo sui giornali e in tv gli omosessuali «gay» e non nei mille altri modi in cui la gente, anche chi oggi punta il dito contro di noi, li battezza volgarmente a telecamere spente. Poi però basta che un giornale non amato dai sacerdoti del politicamente corretto scriva che essi sono più oggi di ieri perché la notizia diventi indecente. L' omofobia ce l' ha in testa chi ci critica, senza neppure averci letto. A noi invece il boom della comunità omo non imbarazza e lo raccontiamo con innocenza.

 

Ma forse il problema non è il fatto in sé, quanto che l' abbiamo riportato noi, viene il sospetto. L' avesse fatto qualcun altro, sarebbe filato tutto liscio. Non vorrei tirarmela, ma denuncio alla Federazione Nazionale della Stampa una campagna mediatica di intimidazione ai danni della nostra testata. Volete la prova? Siamo stati perseguiti dall' Ordine dei Giornalisti per il nostro «Patata bollente», riferito alle disavventure amministrative e sentimentali della sindaca Raggi.

 

titoli libero

L' Ordine però non ha fatto nulla contro il direttore di Chi, Alfonso Signorini, condannato dal tribunale per aver sostenuto le stesse cose, solo in toni più espliciti. Perché Signorini no e io sì? Meglio non approfondire, ognuno si dia una risposta, ma è evidente che i discriminati siamo noi, non i gay.

Il nostro titolo non offende e non ghettizza. Non si può più scrivere gay sui giornali?

 

Ce lo dicano, ci adegueremo, a patto che valga per tutti.

Ma a quel punto ci ritroveremmo in Iran, dove se qualcuno enfatizzasse che i gay aumentano finirebbe sulla forca, non in una democrazia occidentale.

 

OFFENSIVA GRILLINA

Ci fanno notare: che nesso c' è tra il calo del fatturato e del Pil e l' aumento dei gay?

Nessuno diretto, e infatti nella titolazione non abbiamo legato le due notizie con un rapporto causa-effetto. Abbiamo scattato una fotografia del Paese, specificando nel sommario che l' Italia è economicamente a terra e gli omosessuali sono gli unici a non sentire la crisi, tant' è che aumentano. Non piace il titolo? Non comprateci, ma lasciateci in pace. Abbiamo aperto in quel modo solo perché la notizia ci sembrava più interessante di quella a cui la maggioranza degli altri giornali ha deciso di dare la massima rilevanza ieri, ovverosia la rinuncia della Germania, in polemica con il ministro Salvini, di inviare una nave in più nel Mediterraneo per salvare i profughi.

titoli libero

 

Ognuno fa le sue scelte. Berlino non vuole soccorrere i migranti e usa il Viminale come pretesto per sfilarsi e i nostri giornali, anziché fare le pulci alla Merkel, ne approfittano per attaccare il governo accusandolo di nazismo e danno a prescindere ragione alla Germania, malgrado sul tema abbia un curriculum più ricco del nostro. Questa è disinformazione, ma nessuno si scandalizza, nessuno apre giudizi. Va di moda solo il processo a noi.

 

In particolare ci attaccano i grillini. Si starebbero attivando per tagliare immediatamente ogni tipo di contributo a Libero. «Bisogna stare sul mercato», dicono. Ma in realtà tolgono i soldi solo a chi li critica e li aumentano a chi canta nel loro coro, come le radio, e per noi studiano leggi speciali, sullo stile di quelle per gli ebrei negli anni Trenta. Infatti hanno in mente per Libero la soluzione finale e non si preoccupano neppure di nasconderlo. La coppia Luigi Di Maio, vicepremier, e Vito Crimi, sottosegretario all' Editoria - secco e bombarda, ma sarebbe meglio chiamarli Minus e Habens - vuole avviare una procedura per chiuderci subito.

 

titoli libero

È un comportamento talmente liberticida da aver meritato perfino le critiche della Federazione Nazionale della Stampa, che giudica l' iniziativa «ritorsiva, sbagliata e ingiusta» e accusa Minus e Habens di «usare il manganello contro la categoria per consumare vendette e regolamenti di conti».

 

IL VERO PROBLEMA

Cari governanti, delle due una: o Libero è un giornalaccio che non vale nulla, come dite, e allora non si capisce perché ve ne curiate così tanto, oppure vi dà fastidio, perché non vi piace quel che dice, e perciò che gli muoviate guerra dai vostri scranni di governo configura un attacco alla libertà di stampa e alla Costituzione. Da alfieri della democrazia diretta, dovreste fare di tutto perché sopravviva, per difendere, con la nostra, la vostra libertà, come diceva Voltaire, che aveva un pensiero più raffinato di Rousseau.

 

Visto che vi interessate delle nostre miserie, permetteteci di occuparci brevemente delle vostre. Non perdete tempo con Libero, avete cose più importanti alle quali pensare. Gli italiani non vi giudicheranno sui contributi alla stampa, ma sulla promessa che avete fatto di abolire la povertà. Come denunciato dal nostro titolo («calano fatturato e Pil»), siete ancora lontani dall' impresa, e forse è proprio questo, più che la parte sugli omosessuali, ad avervi fatto saltare la mosca al naso.

titoli libero

 

A destare scandalo, in questo Paese che si scalda solo per le cavolate, dovreste essere voi, che organizzate una festa per il varo dello stipendio a chi non lavora e mandate sul palco un comico a dire: «I grillini mi hanno dato una poltrona all' Unesco perché non conosco la geografia, ma d' altronde è giusto così, basta con questi plurilaureati».

E giù applausi. Uno spot all' ignoranza e all' incompetenza, bel programma per centrare l' obiettivo del boom economico che avete di recente promesso. Chi si somiglia si piglia, forse per questo siamo destinati a non andare d' accordo.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?