emilio fede berlusconi

GLI 85 ANNI DI EMILIO FEDE: “È STATA L’INVIDIA CHE HA PORTATO ANCHE ALLA MIA CACCIATA DA MEDIASET. LA MIA AMICIZIA CON BERLUSCONI DAVA FASTIDIO E SECONDO QUALCUNO ANDAVA INTERROTTA. VOLEVANO ACCORPARE I TRE TG E IO ERO PERCEPITO COME UN OSTACOLO - QUANDO LE BR VOLEVANO FARMI LA PELLE...”

Pietro De Leo per “Il Tempo”

 

emilio fede e la drag burlesque ines rodriguez  7emilio fede e la drag burlesque ines rodriguez 7

Emilio Fede oggi compie 85 anni e gli proponiamo un accordo: un’intervista parlando poco di Berlusconi. «Ma io sono il suo vero testimone! Noi ci siamo fatti confidenze come fratelli». Proviamoci lo stesso.

 

Cosa ha inventato Emilio Fede in decenni di giornalismo?

«Ci penso spesso, tantissime cose. Anche Aldo Cazzullo riconosce che la mia televisione è stata rivoluzionaria. Ho introdotto l’informazione in piedi, senza gobbo, il tg condotto a braccio. E ho insegnato ai miei giornalisti a evitare quella frase orribile "e ora passiamo allo sport", quando magari stavi parlando di una tragedia, di un omicidio. Non puoi non partecipare, anche con un semplice commento, all’emozione di chi ascolta da casa».

emilio fede e la drag burlesque ines rodriguez  5emilio fede e la drag burlesque ines rodriguez 5

 

Lei, al Tg1, fu il direttore della lunghissima diretta di Vermicino, giugno ’81.

«In riunione di redazione dico: "Ci vorrebbe una realtà da raccontare". Il mio caporedattore mi informa che a Vermicino, vicino Frascati, un bambino è caduto in un pozzo artesiano, ma è ancora vivo e i vigili del fuoco stanno tentando di riportarlo su. E allora mandiamo Piero Badaloni e una telecamera mobile. Grazie a noi trenta milioni di italiani rimangono incollati agli schermi per ore. A un certo punto telefona Antonio Maccanico, segretario generale del Quirinale, e mi avvisa che il presidente Pertini stava partendo per Vermicino, volendo essere lì nel momento in cui Alfredino Rampi sarebbe stato riportato in superficie. E invece...».

emilio fedeemilio fede

 

Il dramma.

«Avrei voluto documentare il trionfo della vita, ma mi trovai con il trionfo della morte. Gli uomini calati nel cunicolo per riportare il bambino in superficie, senza successo, poi quella vocina di Alfredo che si spegne piano piano. Ancora oggi mi fa male».

 

Nel ’91 poi portò nelle case degli italiani la prima guerra del Golfo.

«Sì, con Studio Aperto. Quaranta minuti di diretta e una grande pressione. Pesavo le parole perché mi rendevo conto che avevamo di fronte un passaggio epocale. Non volevo sbagliare, non volevo allarmare troppo il pubblico. Poi diedi l’annuncio, prima di tutti gli altri tg: "Hanno attaccato! Hanno attaccato!" e gli italiani conobbero la Guerra del Golfo. Avevo in studio, come commentatore, Giorgio Bocca».

 

Tangentopoli la seguì duettando con Paolo Brosio.

emilio fedeemilio fede

«Paolo l’ho inventato io, dall’inizio alla fine. Era un cronista abile e capace, facevamo questa specie di gag, "attenti al tram", che passava mentre lui era in diretta, a Milano, davanti al Palazzo di Giustizia. Lui adesso ha lasciato il giornalismo vero. Comunque, Tangentopoli l’ho documentata tutta, senza sconti. E diedi senza esitazione anche la notizia, nel ’94, dell’avviso di garanzia a Berlusconi mentre era Napoli, a presiedere un vertice sulla criminalità organizzata. E poi mi chiamano ruffiano...».

emilio fedeemilio fede

 

Vermicino, Guerra del Golfo, Tangentopoli. E prima di tutto i suoi reportage in Africa. Ma allora perché di lei si è detto molto male? Da «sciupone l’africano» alla ruffianeria verso Berlusconi?

«Invidia, sentimento sempre brutale. Ma latente, perché quando sei al potere nessuno ha il coraggio di attaccarti a viso aperto. È stata l’invidia che ha portato anche alla mia cacciata da Mediaset. La mia amicizia con Berlusconi dava fastidio e secondo qualcuno andava interrotta. Questo qualcuno è colui che ha disposto il mio licenziamento».

 

Mauro Crippa?

emilio fede tangentopoliemilio fede tangentopoli

«Sì. Eravamo molto amici, anzi, di più. Gli accordi erano che io avrei lasciato la direzione del Tg4 a luglio 2012, assumendo la direzione editoriale di tutto, mantenendo i benefit, tre segretarie. Poi a marzo mi mandano via. Ma c’è una ragione in tutto questo: si volevano accorpare sotto un’unica direzione i tre telegiornali e io ero percepito come un ostacolo. E si è innescata una strategia oscura, di cui ha fatto parte quella storia dell’inesistente valigetta con due milioni e mezzo di euro che io avrei portato in Svizzera e poi riportato in Italia».

 

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E quella vicenda dei fotomontaggi per un presunto ricatto.

«Sì, ma quello è dovuto all’incontro con quel personaggio, che è stato recentemente condannato, il personal trainer Gaetano Ferri. Quando l’ho conosciuto io, e mi chiedeva un aiuto per lavorare, aveva avuto già una condanna a quindici anni e più di reclusione, ma io non lo sapevo.

 

È a quel punto che escono le foto, palesemente truccate, false, di Mauro Crippa con un trans. Io ritiro la foto, non pagandola ovviamente, e la consegno a un personaggio importante di Mediaset ad Arcore, ben accertandomi che quella foto non circolasse. E dove sarebbe il mio ricatto? Hanno controllato tutti i miei conti in banca e non c’era nulla al di fuori del mio stipendio di Mediaset. Non avevo bisogno di ricattare nessuno, perché qualsiasi cosa avessi chiesto a Berlusconi, me l’avrebbe concessa. Ho pagato colpe non mie».

emilio fede presenta il libro a romaemilio fede presenta il libro a roma

 

Confalonieri l’ha più visto?

«A Fedele voglio molto bene. Ci vedevamo spesso a mangiare il pesce, a tu per tu, e parlavamo di tutto. L’ho incontrato in treno, tempo fa, mi ha detto "Uè Emilio, vediamoci a cena!". Io: "Fedele, ti prego, l’ultima volta sono stato licenziato!"».

 

Le manca la tv?

«Mi manca, sì. Ogni tanto vado, a La7, Sky, Telelombardia, Telenova. Su Mediaset credo ci sia un veto verso di me».

 

Cosa la amareggia di più?

«La gente che va e parla di cose che non conosce. Che ha solo ascoltato, anche male, da altri. Io ho vissuto tutto, da De Gasperi a Berlusconi. Aldo Moro voleva che fossi io a seguirlo. Non ero moroteo, ma una volta mi disse "Fede, le affido mia figlia, la faccia diventare giornalista". E io, per dir così, presi in consegna Maria Fida».

 

Negli anni di Piombo rischiò anche lei?

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«Sì, trovarono il mio nome nel covo del brigatista Walter Alasia. Diventato direttore del Tg1 Spadolini mi disse: "Adesso sei in pericolo". Infatti, una mattina, si appostarono sotto casa per colpirmi. Ma la mia scorta arrivò in anticipo e ci fu una sparatoria».

 

Lei era anche amico di Craxi.

«Molto. Avevo lasciato la Rai ed ero andato a fondare il tg di Tele A. Berlusconi cercava un giornalista che costruisse l’informazione nelle sue reti. Craxi gli suggerì di prendere me».

 

È mai stato a Hammamet?

«No. Volevo andarci e chiesi a Piercamillo Davigo, che stimavo e stimo tantissimo, se avessi corso dei rischi giudiziari. Lui mi disse che era meglio non andare, considerando che Craxi era latitante».

diana de feo emilio fedediana de feo emilio fede

 

Rimpianti verso la famiglia?

«Adoro mia moglie, nessuno si immagina quanto. Ho combinato delle marachelle, ma Diana è veramente la donna della mia vita. Come padre sono stato sempre onesto e rispettoso. Anche se poco presente. In 50 anni di matrimonio ne avrò passati 15 con la famiglia e 35 a lavoro. Ma il rimpianto l’ho verso mia madre. Credo di non averla amata abbastanza».

 

Una scaramanzia?

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«Tutte le mattine leggo i necrologi. Se non c’è il mio nome, vado a farmi la barba».

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