1- MANLIO CANCOGNI: “LO SPORT È L'ARTE DEL '900, LA COSA PIÙ BELLA DEL MONDO MODERNO” 2- I GIUDIZI SENZA PELI SULLA LINGUA DEL GRANDE SCRITTORE: “RISPETTO AL GRANDE TORINO IL BARÇA È UNA SQUADRETTA. TIC TOC, TIC TOC. E POI SONO, FISICAMENTE, DELLE MEZZE SEGHE. ALLA FINE ARRIVA LA PALLA A MESSI E MESSI È UN FUORICLASSE” 3- “NEL 1976 HO CELEBRATO SUL "CORRIERE DELLA SERA" LE MIE NOZZE DI ODIO CON LA JUVE” 4- “IBRA? È UN GRAN DELINQUENTE, UN MERCENARIO. MI RICORDA I SOLDATI DI VENTURA” 5- “MOURINHO MI PIACE ANCHE PERCHÉ È UN PO' UN FURFANTE, UN PO' IMPOSTORE. NON GLI IMPORTA UN FICO SECCO DELLE SQUADRE CHE ALLENA, CAMBIA QUANDO GLI PARE A LUI” 5- “CASSANO MI È ODIOSO. CERTO, AVEVA UN TALENTO INCREDIBILE. QUELLO CHE ODIO DI PIÙ È DEL PIERO QUANDO CACCIA LA LINGUA DI FUORI E FA IL BAMBOCCIO. BEL GIOCATORE PERÒ. BALOTELLI? SUBIREI TUTTI I CAPRICCI DA UN TALENTO DEL GENERE”

Antonio D'Orrico per La Lettura - Corriere della Sera

Nel giugno del 1946 la televisione non c'era e Manlio Cancogni, scrittore e giornalista quasi trentenne, si fece 130 chilometri in bicicletta per andare a vedere il Grande Torino che giocava all'Ardenza di Livorno. Fu un viaggio epico, perché la sua bicicletta era quello che era, le strade erano quello che erano e la guerra era stata quello che era stata (particolarmente dove passava la Linea Gotica, con i suoi eccidi, le sue distruzioni). Ma il miraggio di vedere dal vivo lo squadrone di Mazzola e di Ferraris II fu più forte di tutto.

Cancogni partì da Fiumetto, in Versilia, dove abita ancora e, seduto in poltrona, una camicia a quadri (ma senza il papillon che per anni è stato il tocco finale della sua eleganza, estrosa come la sua scrittura e la sua conversazione), rammenta quella lontana avventura che adesso è diventata un piccolo libro, Toro delle meraviglie, pubblicato da Urbano Cairo, l'editore che è anche il presidente del Torino. «Ma io volevo intitolarlo Torna Toro, per portare fortuna alla squadra ora in corsa per la serie A».

Cancogni, lei descrive il gioco del Grande Torino così: «Grezar vede Loik, Loik vede Mazzola, Mazzola vede Menti, Menti vede Gabetto». Ed è gol. Una ragnatela di passaggi rasoterra che mi ha fatto venire in mente il Barcellona di Guardiola.
«È vero. Intendiamoci, era molto superiore il Torino. Il Barcellona mi sembra una squadretta. Tic toc, tic toc. E poi sono, fisicamente, delle mezze seghe. Alla fine arriva la palla a Messi e Messi è un fuoriclasse. Però le ha buscate l'altra volta dal Chelsea, che li ha messi fuori dalla Coppa dei Campioni. Che partita! Non credo che ce la farà il Chelsea a Monaco col Bayern. Però sarebbe una bella sorpresa. Battesse i crucchi in casa loro, non mi dispiacerebbe».

Ha visto anche la partita del Real Madrid con il Bayern?
«Ed ero per il Real. Che peccato. Non è giusto uscire ai rigori. Bisogna fare come una volta, dopo i supplementari si procede a oltranza, chi segna prima ha vinto».

Ma lei le partite se le vede tutte?
«Certo. E mi vedo anche il ciclismo. La mia passione è lo sport. Se mi avessero detto: preferisci vincere la maratona alle Olimpiadi o il Nobel? Io avrei detto la maratona».

Le piace Mourinho?
«Molto. Mi è dispiaciuto per lui».

Che scena quando si è inginocchiato durante l'esecuzione dei rigori.
«Mi piace anche per questo. Lui ci ha il rosario in tasca. E mi piace anche perché è un po' un furfante, un po' impostore. Non gli importa un fico secco delle squadre che allena, cambia quando gli pare a lui. È un po' una canaglia, lo dico con grande simpatia ovviamente».

Il Milan le piace?
«No, sono degli avventurieri. Si sono fatti battere dalla Juve».

Non le piace Ibra?
«No, gran delinquente, però è talmente delinquente che mi fa simpatia. Ibra è un mercenario. Mi ricorda i soldati di ventura. Mi ricorda Muzio Attendolo Sforza, o il suo rivale Fortebraccio. È quel tipo lì».

Nemmeno Cassano le piace?
«Mi è odioso. Con quella testa a papero. Certo, aveva un talento incredibile. Quello che odio di più è Del Piero quando caccia la lingua di fuori e fa il bamboccio. Bel giocatore però».

Odia anche Balotelli?
«No, se fossi un allenatore subirei tutti i capricci da un talento del genere. Cosa vuoi fare, se ha dei capricci contentiamolo per il piacere di vederlo giocare».

E così lo scudetto l'ha vinto la Juve di Conte.
«La Juve l'ho sempre detestata. Nel 1976 ho scritto un articolo sul "Corriere" in cui celebravo le mie nozze di odio con la Juve. Perché la odio da quando a dieci anni, nel 1926, scoprii il calcio leggendo il giornale della sera che mio padre portava a casa. Quando uscì l'articolo delle mie nozze d'odio, mi telefonò l'avvocato Agnelli e mi invitò a Torino a vedere Juve-Bologna, la squadra della città dove sono nato (sono sempre stato un minoritario nella mia vita e mi dispiacerebbe non esserlo). Così andai. Pranzai con l'avvocato e la moglie e poi andammo alla stadio. Agnelli, prima della partita, mi portò negli spogliatoi e disse ai giocatori: "Questo giornalista è nemico della Juve. Fategli vedere chi siete". Vinsero loro per uno a zero. E mi sentii colpevole. Agnelli mi aveva usato per gasare i suoi giocatori. Fu una gara mediocre. Ero annoiato. Agnelli invece era molto interessato, gli piaceva molto guardare le partite di pallone».

Torniamo alla prima volta che vide il Grande Torino. Dunque, lei parte per Livorno con una bicicletta che era un catenaccio ed è come un viaggio tra i fantasmi della guerra appena finita. Passa per la base dove gli americani tenevano i prigionieri. Dove era stato rinchiuso, in una gabbia come Hannibal the Cannibal, il grande poeta Ezra Pound accusato di tradimento. Poi entra all'Ardenza e vede che in curva ci sono i prigionieri tedeschi portati lì in vacanza premio e guardandoli lei capisce che la guerra è proprio finita. Intanto, l'altoparlante dello stadio trasmette «Symphony», la canzone americana che era la colonna sonora di quell'epoca.
«Una musica bellissima. La conosce? Gliela accenno: Symphony ta-ta-ta-ta ta-ta-ta. Come erano belle le canzoni americane di allora».

Comincia la partita e il Livorno che tre anni prima, prima che il campionato fosse interrotto per la guerra, si era battuto per il titolo, si butta in avanti come una furia. Il Torino sta come a guardare. Fino alla mezz'ora del primo tempo quando, come se qualcuno avesse suonato la fine della ricreazione, il Torino va all'attacco.

Uso le sue parole per descrivere quello che successe: «Come per caso, Gabetto, Loik e Grezar si trovarono soli dove il Livorno non avrebbe mai dovuto permettere che si trovassero: a una dozzina di metri dalla porta». E qui c'è la zampata del leone. Lei scrive semplicemente: «Uno di loro tirò». Gol. E lei non fa nemmeno il nome del marcatore, perché non ce n'è bisogno, quasi come se i gol del Grande Torino fossero il risultato di un disegno superiore, qualcosa di ineluttabile.

Questa sua frase («Uno di loro tirò»), caro Cancogni, io la custodirò d'ora in poi nello scrigno che contiene le frasi più preziose della letteratura italiana accanto a «La sventurata rispose» e «E quell'infame sorrise». Poche parole, un soggetto e un predicato per dire che il destino bussa alla porta.
«Ah ah ah, grazie. Senta, diamoci del tu».

Poi lei racconta, cioè scusa, poi tu racconti che la visione dal vivo del Grande Torino ti fece venire voglia di giocare a calcio. E così a Roma, dove lavoravi, andavi a giocare con altri due scrittori, Giorgio Bassani e Carlo Laurenzi, al Galoppatoio di Villa Borghese. Vi levavate la giacca, vi allentavate il nodo della cravatta, vi rimboccavate le maniche della camicia e i calzoni, vi incitavate l'un l'altro con urla tipo: «Dai Grezar, vai Gabetto, tira Loik...» e sfidavate, voi trentenni, i liceali che avevano marinato la scuola. In che ruolo giocavi?
«A centrocampo. Facevo la spola, avevo un fiato. Non crollavo mai. Sono sempre stato un gran camminatore. A Bassani, gli facevo certi passaggi. Una volta si fece una partita in campo regolare, a undici, invitati da Pasolini che era un buon giocatore. Lui aveva la squadra con i suoi ragazzini. Noi eravamo tutti letterati. Ricordo che feci un lancio a Bassani e lui tac, gol e mi rimandò un'immagine di grande felicità. Gli avevo messo la palla davanti al piede e Bassani mi fu di una gratitudine per aver segnato quel gol contro Pasolini...».

Bassani, essendo tennista, doveva avere un bello stile.
«Invece no. Aveva le gambe corte, il testone».

Poi nel libro racconti la fine del Grande Torino, l'aereo che si schianta contro la collina di Superga.
«Quando accadde abitavo a Firenze, in piazza D'Azeglio. Ero stato operato di tonsille ed ero a letto. A un certo momento accesi la radio, una radiolina che avevo accanto su un tavolinetto. Sentii questa voce rotta che diceva: "Il Torino...", ma non riusciva a continuare per i singhiozzi. E subito ho pensato: "È caduto l'aereo", perché sapevo che stavano tornando da Lisbona. Fu commozione vera. Mai un lutto nazionale ha avuto un'eco così».

C'è una immagine bellissima nel libro, che dice tutto dell'amore per il Grande Torino, quella del cieco che andava a vederne le partite.
«Me lo raccontò Laurenzi. Una volta che i granata giocavano a Roma, andò allo stadio e si trovò accanto un cieco di guerra con un accompagnatore che gli faceva la cronaca minuto per minuto. E lui, fissando gli occhiali neri sul campo, sembrava non ne perdesse un'azione. E gridava: "Dai Grezar! Vai Loik! Forza Toro!"».

C'è un problema, in quest'intervista dovevamo parlare di letteratura.
«E che cosa abbiamo fatto finora? Lo sport è la cosa più bella del mondo moderno. La mia grande passione. Figurati che mi ricordo ancora a memoria l'ordine di arrivo del Tour del 1930. Avevo 14 anni. Vinse Leducq. Secondo Antonin Magne, terzo... Oh, Dio, mi sono punito da solo. Aspetta... Terzo Demuysere. Quarto... Possibile che faccio questa brutta figura? Oh, no».

Non importa. Non si preoccupi. Le credo sulla parola.
«Dunque primo André Leducq. Secondo Antonin... no, che dico, secondo Learco Guerra, terzo Magne, quarto Demuysere, quinto Marcel Bidot, sesto Pierre Magne, settimo Bonduel, ottavo il mio amato Benoît Fauré, nono Charles Pélissier, uno dei tre fratelli Pélissier, e decimo Adolf Schön».
Forza Manlio.

 

MANLIO CANCOGNIMessi LionelCRISTIANO RONALDOMourinho in ginocchioPanorama - Copertina MourinhoALBERTO SAVARESE CON CASSANO Alessandro Del PieroMARIO BALOTELLIbassani giorgio 01GRANDE TORINOGRANDE TORINOGRANDE TORINO

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...