PIERSILVIO BERLUSCONI, CHE DICEVA “A MEDIASET, IN CONTROTENDENZA, ASSUMIAMO”, E’ A CONOSCENZA DEL FATTO CHE DOPO ANNI DI LAVORO, PIÙ DI 30 GIORNALISTI (CON CONTRATTI A PARTITA IVA) UTILIZZATI PER “TGCOM24” E “SPORTMEDIASET”, SI RITROVANO A SPASSO? - LA RICOSTRUZIONE DEL CASO A CURA DI ALBERTO DANDOLO: “E’ IN ARRIVO UNA PIOGGIA DI RICORSI DAVANTI AL TRIBUNALE DEL LAVORO DI MILANO. IL 17 SETTEMBRE SI TERRÀ LA PRIMA DI 15 UDIENZE IN CALENDARIO FINO A DICEMBRE - LA QUESTIONE ARRIVA IN UN MOMENTO NON FACILE PER "IL BISCIONE" PERCHÉ SUL TAVOLO C’È GIÀ UN’ALTRA GRANA: L’INPS CONTESTA A “MFE-MEDIASET” CIRCA 21 MILIONI DI EURO SUL FRONTE DEI COLLABORATORI DELL’AREA VIDEONEWS. OLTRE CINQUANTA PERSONE SONO FINITE SOTTO LA LENTE DEGLI ISPETTORI PERCHÉ…
Alberto Dandolo per Dagospia
Pier Silvio Berlusconi lo aveva detto bello fiero: «Noi, in controtendenza, assumiamo». Applauso, musica trionfale, Mediaset che cresce mentre gli altri tagliano. Peccato che, mentre il capo del Biscione raccontava la favola delle nuove assunzioni, una parte dei giornalisti - assunti con Partita Iva da una società esterna - che per anni ha mandato avanti l’informazione digitale del gruppo si preparava a lasciare la scrivania.
A fine dicembre 2025, infatti, RTI comunica di non voler più proseguire il rapporto con PrimoPiano per le attività legate a TGCom24 e SportMediaset. Risultato? Dopo anni di lavoro, più di 30 giornalisti (con contratti a Partita Iva) utilizzati quotidianamente per quelle testate si ritrovano fuori. Contratto non rinnovato. A casa. Sipario. Solo che, invece di prendere cappotto e andare via in silenzio, in molti hanno deciso di presentarsi davanti al giudice. Nessuno ne parla e nessuno ne scrive, ma noi vi anticipiamo che il 17 settembre si terrà la prima di 15 udienze in calendario tra settembre e dicembre presso il Tribunale del Lavoro di Milano, che avrà un gran da fare…
PIER SILVIO BERLUSCONI - PRESENTAZIONE PALINSESTI MEDIASET
E adesso a Cologno potrebbe cominciare il forte mal di testa. Perché il problema non è soltanto che una collaborazione è finita. Il problema è quello che quei giornalisti sostengono di aver fatto per anni. Lavorare per TGCom24 e SportMediaset con turni, orari, fasce da coprire, indicazioni operative e dentro un’organizzazione editoriale che, secondo la loro ricostruzione, aveva caratteristiche molto più simili a una redazione interna che a una semplice collaborazione esterna.
La questione, peraltro, arriva in un momento decisamente poco simpatico per Mediaset. Perché sul tavolo c’è già un’altra grana: l’INPS contesta a MFE-Mediaset circa 21 milioni di euro sul fronte dei collaboratori dell’area Videonews. Oltre cinquanta persone finite sotto la lente degli ispettori perché, secondo la ricostruzione dell’Istituto, lavoravano con modalità riconducibili al lavoro subordinato pur risultando formalmente collaboratori o titolari di Partita Iva. Mediaset contesta la ricostruzione e la vicenda è materia di contenzioso. Quindi, sia chiaro, nessuna condanna preventiva: quei 21 milioni sono una contestazione. Ma il numero fa comunque rumore. E se lo metti accanto alla vicenda dei giornalisti di TGCom24 e SportMediaset, il rumore diventa un ronzio parecchio fastidioso.
pier silvio berlusconi celebrazione silvio berlusconi con i dipendenti mediaset
Perché qui non si parla di uno che ha scritto tre articoli e poi è sparito dai radar. Si parla di giornalisti che per anni hanno lavorato nell’universo informativo Mediaset. E qui bisogna riavvolgere il nastro. Prima di PrimoPiano c’era Uomini e Affari. Poi Uomini e Affari chiude, anche dopo un’ispezione dell’Inpg, e gli stessi giornalisti vengono fatti transitare nella nuova realtà: PrimoPiano, costituita nel 2003. Stessi giornalisti, stessa area di lavoro, stesso universo editoriale Mediaset. Cambia il contenitore. Il lavoro, invece, continua.
PrimoPiano diventa così, per oltre vent’anni, la struttura attraverso la quale viene fornito personale giornalistico e supporto produttivo alle newsroom digitali di TGCom24 e SportMediaset. E qui la faccenda comincia a diventare interessante.
Perché, secondo quanto ricostruito negli atti delle controversie, quei giornalisti non stavano semplicemente a casa ad aspettare che qualcuno telefonasse con un articolo da scrivere. C’erano turni. C’erano fasce orarie. C’erano disponibilità da comunicare. C’erano responsabili. C’erano indicazioni. C’era un’organizzazione quotidiana. E c’era il sistema editoriale di Mediaset attraverso il quale venivano creati, modificati e pubblicati i contenuti. Molti giornalisti assunti con partita iva venivano introdotti ad esempio in estate in redazione a Cologno Monzese con tanto di badge aziendale, altri andavano in tv nei programmi di punta del Biscione con il sottopancia “giornalista Tgcom24”, tutti potevano intervenire direttamente sul sito e pubblicare in qualsiasi momento notizie che finivano in home page.
Insomma, formalmente fuori. Operativamente dentro. Ed è proprio su questa linea di confine che oggi si combatte la battaglia.
pier silvio berlusconi celebrazione silvio berlusconi con i dipendenti mediaset
Ed ecco che arriva il secondo tempo. Nel giugno 2024 l’Inps avvia un’ispezione su PrimoPiano. L’Istituto riqualifica i rapporti dei giornalisti come subordinati. PrimoPiano impugna. Primo grado: vittoria della cooperativa. Sembra finita? Macché. L’INPS fa appello. E il 23 giugno 2026 la Corte d’Appello di Milano ribalta la sentenza. Secondo gli atti, viene riconosciuta la natura subordinata dei rapporti oggetto del procedimento. E tra gli elementi che pesano ci sono proprio i turni prestabiliti e l’inserimento dei collaboratori nell’organizzazione necessaria a garantire la copertura delle fasce orarie richieste. Il dettaglio che sembra banale diventa quindi il dettaglio che scotta.
PIER SILVIO BERLUSCONI - PRESENTAZIONE PALINSESTI MEDIASET
Perché un conto è essere autonomi. Un altro è avere un turno. Un conto è scegliere quando lavorare. Un altro è dover garantire una fascia oraria. Un conto è essere un collaboratore esterno. Un altro è essere inserito stabilmente in una macchina redazionale.
E poi arriva il conto economico: una multa di circa tre milioni di euro, secondo la ricostruzione degli atti, con RTI chiamata a rispondere in solido.
A quel punto PrimoPiano smette definitivamente di essere una faccenda “di PrimoPiano”. Diventa una faccenda Mediaset. Perché quei giornalisti (oggi tutti a spasso) lavoravano per TGCom24 e SportMediaset.
Perché la commessa arrivava dall’universo RTI. Perché la questione riguarda il modo in cui quelle prestazioni venivano organizzate. E soprattutto perché, dopo la fine del rapporto, quei giornalisti non sono semplicemente spariti. Hanno iniziato a fare causa.
Una pioggia di ricorsi davanti al Tribunale del lavoro di Milano. Diverse udienze tra settembre e dicembre. E la domanda, sempre quella: chi era davvero il datore di lavoro?
E qui Pier Silvio torna inevitabilmente al centro della scena. Perché nel 2024 aveva rivendicato con orgoglio la politica delle assunzioni: «Noi, in controtendenza, assumiamo». Benissimo. Ma adesso c’è chi gli risponde con una domanda molto meno televisiva: quelli che lavoravano già lì? Quelli che facevano i turni? Quelli che coprivano le notti? Quelli che riempivano TGCom24 di notizie? Quelli che tenevano in piedi SportMediaset? Quelli che per anni hanno lavorato dentro quella macchina e che a dicembre 2025 si sono ritrovati senza rinnovo?
Perché la questione non è sostenere che Mediaset non assuma. Il Biscione assume eccome. La questione è capire se alcuni dei giornalisti che oggi chiedono al giudice il riconoscimento del rapporto avrebbero dovuto essere assunti molto prima che arrivassero gli ispettori, le contestazioni, le sentenze e gli avvocati.
pier silvio berlusconi
pier silvio berlusconi - mediaset
pier silvio berlusconi
pier silvio berlusconi - presentazione palinsesti mediaset


