guadagnino

UN GUADAGNINO DA OSCAR: ‘SONO FELICE, MI SEMBRA UNA COSA FANTASTICA, ENORME. MA SENTIRSI ARRIVATI È LA COSA PIÙ STUPIDA CHE ESISTA’ - STA LAVORANDO AL RIFACIMENTO DI ‘SUSPIRIA’ DI DARIO ARGENTO: ‘PRONTO A FINE MARZO. CANNES, VENEZIA? ANDRÀ AL FESTIVAL CHE LO ACCOGLIERÀ CON PIÙ AFFETTO - UN FILM CHE HA MESSO INSIEME INCASSI, CINEFILI DI MEZZA ETÀ, ANZIANI MEMBRI DELL’ACADEMY, FAN HIPSTER DI SUFJAN STEVENS E ADOLESCENTI IN CALORE

1. LUCA GUADAGNINO IN ESCLUSIVA: «OSCAR? SENTIRSI ARRIVATI È LA COSA PIÙ STUPIDA CHE ESISTA»

LUCA GUADAGNINO

Malcom Pagani per www.vanityfair.it

 

Roma, 23 gennaio, flashback, primo pomeriggio: «Fuori dal mixer, dove stavo lavorando sulla colonna sonora di Thom Yorke per Suspiria, c’erano due degli amici più cari della mia vita, Carlo Antonelli e Valentina Cervi. Io dentro la sala, con il mio collega storico, Walter Fasano, scisso tra la meraviglia delle note di Thom Yorke e l’ansia di conoscere le candidature all’Oscar, comunque molto nervoso. Loro fuori, a ritmare con le urla la piega degli eventi dell’Academy. “Che è successo?” chiedevo.

 

E dall’altra parte, frammenti di notizie: “Il film è stato stato candidato per la musica”, “il film è stato candidato per la sceneggiatura”. Alla fine sono uscito anch’io. “Va bene, aspettiamo insieme”. È stato divertente». Attendere ha prodotto la candidatura a miglior film per Luca Guadagnino e per il suo Call me by you name. Quattro in totale. Un trionfo che il giorno dopo, sorprende il regista tra sbadigli: «Ho messo stupidamente la sveglia troppo presto» ed emozione: «Cosa ho pensato in quel momento? Non lo so. So che sono contento. Mi sembra una cosa fantastica. Mi pare che la candidatura al miglior film sia, come dire, una cosa francamente enorme».

 

LUCA GUADAGNINO

Quando ha iniziato a fare questo lavoro l’avrebbe mai immaginato?

«Le ambizioni sono la materia che da un lato ti permette di andare avanti e dall’altro lato ti illude».

 

Perché?

«Puoi ambire a quello che vuoi, ma non puoi credere davvero che sublimerai i sogni. Sono uno strano gioco le ambizioni».

 

Che sapore resta a poche ore dalle candidature?

«Una sorta di felicità. Avevo un obiettivo preciso».

 

LUCA GUADAGNINO E GLI ATTORI DI CALL ME BY YOUR NAME

Quale?

«Per me la cosa più importante da sempre, il mio obiettivo unico, il mio interesse principale è creare degli oggetti che abbiano la possibilità di avere un impatto molto forte per chi li vive e li guarda. Se questo riconoscimento, il riconoscimento di ieri, è il segno di un impatto forte significa che in questo caso specifico abbiamo realizzato una cosa bella che ha collimato con l’obiettivo iniziale».

 

Dal Golden Globe a oggi, tra paure e speranze, quanto sono state faticose queste settimane?

(Ride) «Enormemente. Sì, sono state molto faticose. Non è la prima volta che un mio film ha a che fare con il mercato estero, ma insomma, al di là di una promozione abbastanza intensa per Io sono l’amore, una cosa così non mi era mai capitata. Niente di paragonabile ad allora né a quello che ho affrontato in precedenza»

il cast del film call me by your name armie hammer luca guadagnino

 

Che cosa le hanno insegnato queste settimana di campagna per L’Oscar?

«Che non si deve stare in albergo per più di una settimana»

 

Come mai?

«Perché la dimensione domestica è un modo per rimanere sani, mentalmente e fisicamente». (Ride).

 

Nel libro a cui il film si è ispirato André Aciman scrive «Tornare indietro è falso, andare avanti è falso. Far finta di niente è falso». Ora far finita di niente sarà impossibile.

«Ma non avevo nessuna particolare aspettativa prima e non ce l’ho neanche adesso. Penso sia straordinario così. Siamo felicissimi».

 

Il suo è un piccolo film. Girato in relativa economia.

guadagnino

«Non in relativa economia. Proprio in economia».

 

Cosa voleva dire con Call me by your name?

«Sarei imbarazzato a spiegarlo. Non credo che un cineasta debba esprimere un pensiero su quello che vuole dire. Lascio il compito di interpretare a chi guarda il film. Mi interessa come sempre fare dei film che partendo dal modello della nouvelle vague portino avanti quel discorso teorico sulla lingua del cinema e sulla forma del cinema a cui tengo da sempre».

 

Ora la aspetta Suspiria.

«Sarà pronto a fine marzo per un festival importante, se lo vorranno».

 

Cannes? Venezia?

armie hammer call me by your name

«Non voglio dire Cannes, né Venezia, ma vorrei portare Suspiria al Festival che lo accoglierà con più affetto»

 

La giornata di ieri le cambia la vita?

«Non lo so. Si dovrebbe avere la saggezza di capire che l’impermanenza è la cosa più vera che c’è».

 

Definizione di impermanenza: Transitorietà di un fenomeno, il suo essere passeggero.

«Il film di Bernardo Bertolucci, Il piccolo Buddha, comincia con questo meraviglioso gesto: mani che mettono della sabbia e piano piano cominciano a comporre un tappeto di straordinaria bellezza fatto di colori e forme. Durante il film lo vedi fare un altro paio di volte e alla fine vedi questo tappeto che si chiama Mandala, finalmente composto. Come dicono i buddhisti, quando il tappeto di Mandala è composto, la mano lo distrugge perché l’impermanenza è nelle cose. Quindi non credo mai nella frase sei arrivato. Pensare di essere arrivati, sentirsi arrivati è la cosa più stupida che possa accadere. A un uomo, non solo ad un regista».

 

 

2. IL SEGRETO DI UN SUCCESSO CREATO OLTREOCEANO

CALL ME BY YOUR NAME 17

Simona Siri per la Stampa

 

C' è stato un momento, circa un mese fa, in cui sembrava che la gloria americana di «Chiamami col tuo nome» potesse essere intaccata dalle ripercussioni legate al movimento #metoo: siamo sicuri che una relazione tra un ventiquattrenne e un adolescente sia materiale appropriato visti i tempi? Fortunatamente non è successo, stampa e pubblico si sono poi concentrati sulla distruzione di Woody Allen e oggi Luca Guadagnino festeggia quattro candidature agli Oscar e una certezza: l' America ama il suo cinema.

 

Lo ama così tanto da volerlo premiare con la statuetta più importante, quella per il miglior film (le altre candidature sono miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista Timothée Chalamet, miglior canzone «Mystery of Love» di Sufjan Stevens). Poco importa che le possibilità di vittoria siano basse: è il riconoscimento quello che conta, anche perché arriva sulla scia di recensioni entusiaste, ottimi incassi, stima. Tutte cose che Guadagnino ha sempre faticato ad ottenere qui. Nel 2009 «Io sono l' amore» negli Usa incassò quasi sei milioni di dollari e fu accolto con gli onori che si riservano ai grandi film. In Italia raccolse solo 240 mila euro.

CALL ME BY YOUR NAME 4

 

«Bellezza cinematografica e potere emotivo», ha scritto «The Atlantic». «I film di Guadagnino non li guardi: ti fanno andare in estasi», ha ribattuto in «New York Times». È proprio la sensualità la caratteristica che piace agli americani, una materia in cui hanno evidenti problemi di manipolazione. Il tocco europeo, le ambientazioni ricche ma non cafone, la bellezza del cibo, i protagonisti che parlano agevolmente tre lingue, i pranzi di tre ore dove si fanno accese discussioni di politica: l' Italia che esce dai suoi film non è una macchietta, ma è sicuramente vicina all' idea che gli americani hanno del nostro Paese e del tipo di vita che fanno quando ci vengono in vacanza, impensabile a casa loro.

ARMIE HAMMER CALL ME BY YOUR NAME

 

Un film amato solo dalle élite che vivono sulle coste? Può darsi, ma intanto ha già incassato più di nove milioni al botteghino Usa ed è stato capace di mettere insieme un pubblico variegato composto da cinefili di mezza età, anziani membri dell' Academy, fan hipster di Sufjan Stevens e adolescenti che passano il tempo a fare gif animate: quella di Oliver (Armie Hammer) che balla è già virale e chissà che non abbia contribuito, nel suo piccolo, al suo status di culto. In realtà, «Chiamami col tuo nome» è anche un film che dice molto sull' America.

 

Proprio il personaggio di Oliver è un concentrato di americanità: sbrigativo e sicuro di sé fino a diventare scortese. Nel corso del film diventa molto più simile all' italo-americano Elio, come nello scambio di identità suggerito dal titolo. «È un' analisi delicatamente tortuosa di ciò che è allettante e deludente dell' essere americani, visto da un estraneo», ha scritto il «Washington Post».

 

Una versione dell' idea di America che assomiglia a una vacanza estiva, destinata a finire, ma il cui ricordo ti rimane dentro, e completamente diversa da quella rancorosa e arrabbiata e infinitamente più realista descritta da «Tre manifesti a Ebbing, Missouri», a oggi il favorito.

 

luca guadagnino chiamami con il tuo nome

 

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