attrici david 2018

I DAVID DEI GIUSTI - CAMBIA TOTALMENTE L’IMMAGINE DEL PREMIO, ORMAI DE-RONDIZZATO NELLA NUOVA ERA DETASSIS, E TRIONFA ‘AMMORE E MALAVITA’ MA ANCHE ‘A CIAMBRA’, ‘NICO’, FILM FUORI DAGLI SCHEMI E DALLA TRADIZIONE UN PO’ PARRUCCONA DEL CINEMA D’AUTORE - MIGLIORE ATTRICE JASMINE TRINCA CON ‘FORTUNATA’, ATTORE RENATO CARPENTIERI DE ‘LA TENEREZZA’, LO SCRITTORE DONATO CARRISI PER ‘LA RAGAZZA NELLA NEBBIA’, GIULIANO MONTALDO E CLAUDIA GERINI

 

 

Marco Giusti per Dagospia

 

David 2018.

 

valeria golino e jasmine trinca

I Manetti bros con il loro musical-mélo-sceneggiata Ammore e malavita, miglior film e un totale di cinque premi, sono i vincitori dei David 2018, i David derondizzati della nuova era Piera Detassis, tornati dopo due anni di Sky a conduzione Alessandro Cattelan in Rai a conduzione Carlo Conti.

 

Ma possono ben dirsi vincitori anche A ciambra di Jonas Carpignano, miglior regia e miglior montaggio, Nico di Susanna Nicchiarelli, quattro premi tra cui miglior sceneggiatura originale, Jasmine Trinca come miglior attrice protagonista per Fortunata di Sergio Castellitto col biondo di Roberto d’Antonio, Renato Carpentieri come miglior attore protagonista di La tenerezza di Gianni Amelio, e suo è il discorso più bello sul palco (“La tenerezza è una virtù rivoluzionaria”), lo scrittore diventato regista Donato Carrisi come opera prima per La ragazza nella nebbia, Napoli velata di Ferzan Ozpetek per scenografia e fotografia, il cartone animato per adulti La gatta cenerentola come produzione e effetti speciali.

steven spielberg

 

E, tra gli attori non protagonisti, il vecchio Giuliano Montaldo per Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni e Claudia Gerini per Ammore e malavita. Il premio a Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese di un anno fa e questo a Ammore e malavita dei Manetti cambiano totalmente l’immagine del David, perché con la scomparsa di Rondi finisce l’era del cinema d’arte o d’impegno un po’ parruccone e vengono premiati film di genere e commedie.

 

renato carpentieri 2

E male hanno fatto a uscire dalla tenzone Ficarra e Picone con L’ora legale. Anche se in questo caso sono film di genere e commedie che cercano di mischiare un cinema popolare con esigenze autoriali. Con i Manetti si premiano in realtà anche vent’anni di cinema artigianale e di lavoro non facile sui generi che i registi romani portano avanti con passione, prima con l’aiuto di un produttore storico della commedia sexy e del poliziesco come Luciano Martino e ora con l’aiuto di un produttore un po’ imbarazzante per la Rai come Carlo Macchitella.

pierfrancesco favino e anna ferzetti

 

Un premio giusto, che non si può non condividere, al quale i Manetti arrivano dopo lo sdoganamento col concorso a Venezia nel settembre scorso, e dopo i grandi articoli di “Variety” e della stampa straniera. E’ una vittoria di un’idea di cinema che mi piace particolarmente e che abbiamo diviso da tanto tempo coi Manetti. Ma anche la vittoria alla regia del giovane Jonas Carpignano, poco più che trentenne, per A ciambra, già salutato con successo alla Quinzaine di Cannes, serve al cinema italiano per rinnovarsi e per rendersi più internazionale.

 

montaldo sandrelli

A ciambra non va nella direzione del cinema assistito di papà o del cinema di quelli che girano con la camera appesa sul collo del protagonista. Carpignano è un grande regista postrosselliniano che cerca il proprio linguaggio personale dentro un cinema internazionale, il produttore esecutivo è Martin Scorsese, ma anche dentro una realtà italiana, la difficile convivenza tra famiglie rom e africane in una Calabria alquanto pericolosa, che la recente vittoria leghista sembrerebbe nascondere.

 

monica bellucci

Un percorso che divide con altri giovani registi del momento, penso a Roberto De Paolis di Cuori puri, che ieri sera però non ha vinto. O con i gemelli D’Innocenzo, con il loro film, La terra dell’abbastanza, recentemente presentato a Berlino. Tutti nomi che spingono quelli di Garrone e Sorrentino ormai tra i “vecchi” del cinema d’autore italiano e segnano o potrebbero segnare la vittoria dei trentenni sui quarantenni. Mentre i Manetti e, in qualche modo Donato Carrisi, segnano la vittoria del cinema di genere e del cinema popolare sul cinema d’autore assistito che va scomparendo.

 

micaela ramazzotti

Diverso il caso di Nico di Susanna Nicchiarelli e di Gatta cenerentola di Alessandro Rak, che segnano strade, anche produttive, del tutto diverse dal solito. Ma il fatto che questi due film irregolari e controcorrente, musical entrambi e anche animato il secondo, si siano fatti spazio a Venezia prima e ai David ora non può che essere un bene per il nostro cinema.

 

luca zingaretti e luisa ranieri

Un cinema, mi pare, che cerca di uscire da una crisi di idee e da seri problemi produttivi con piccole opere inventive e coraggiose e con un serio ragionamento sul genere e sulle matrici storiche dei nostri generi. Il tutto mentre la musica di Morricone, nella serata di ieri, ha totalmente soppiantato l’amato Ciakovskji di Rondi che ci ha accompagnato per ben più di mezzo secolo.

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