I GLADIATORI DEL TREMILA - “HUNGER GAMES” VOLUME 2 RADDOPPIA LA DOSE DI INCUBI E VIOLENZA ESASPERATA: “EMOZIONI ESTREME”

Giovanna Grassi per "Il Corriere della Sera"

Gare mortali e giovani costretti ad uccidere in un futuro apocalittico. Lo scenario: un Nord America in cui ogni combattimento fatale è trasmesso in tv. Tornano gli Hunger Games : arriva anche in Italia il secondo capitolo. E dopo le polemiche (e il successo al box office in tutto il mondo) non mancherà di suscitare dibattiti la violenza estrema del sequel.

«Ma crediamo nel nostro film», spiega il regista Francis Lawrence anche se le reazioni sono state perplesse alla prima proiezione a Los Angeles. «È un film cupo e tempo stesso patinato come un video... Il libro è violento: siamo in guerra, non è più un gioco e ci sono temi importanti: l'amplificazione dei media, le competizioni sfrenate, gli abusi di potere».

Sarà. Ma non è un film realistico. I temi importanti sono al servizio degli effetti speciali, dei mostri e delle prodezze dei protagonisti. L'operazione marketing è massiccia ma non sempre la platea condivide le certezze dell'autore, che rincara la dose: «Ci sono valori mitologici nel film, i temi della famiglia, dell'amore, della crescita dei protagonisti, dei giochi politici».

A sua volta partigiano incondizionato, Donald Sutherland, il Presidente-tiranno Snow, cita addirittura Queimada di Pontecorvo e il cinema di Costa Gravas come riferimento: «È un film politico e forte sui nostri tempi e sulla violenza che tutto contamina. Hunger Games è lo Star Wars delle nuove generazioni che al cinema chiedono immaginazione, sogni e incubi. L'autrice Suzanne Collins non ha scritto Via col vento , ma qualcosa che riflette il tempo in cui viviamo: una sorta di pericolosa arena che comprende la vita e la società». Non è d'accordo Lenny Kravitz, uno degli interpreti. «No, per me è intrattenimento e sarebbe bene non caricare troppo di ideologie i blockbusters».

Guerra e indecisioni sentimentali. Come quelle della protagonista Jennifer Lawrence (fresca di Oscar) che bacia Josh Hutcherson e Liam Hemsworth. Spiega ancora il regista: «La nostra vita è diventata tra tante pressioni una sorta di allegoria e questo film è una metafora del presente, dei miti del passato, di quelli discutibili di oggi. Ed entra in campo la solidarietà dei giovani che prende le distanze dall'individualità del primo capitolo».

Per ogni dubbio, c'è una spiegazione secondo gli artefici del film e saranno incassi e critiche a chiarire contenuti, spettacolo, ideologie vere o posticce. Ma il regista non teme che la violenza super spettacolare ai limiti dell'horror abbia appannato la macchina del primo episodio? Francis Lawrence, che dagli spot della Coca Cola ai video di Lady Gaga fa i conti con le immagini a effetto, ribatte ancora una volta: «Il fine era generare emozioni estreme usando la complessità dei libri alla base di questo fenomeno: alla sua radice c'è l'umana resistenza non solo dei giovani, ma di tutti».

 

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