roberta marten

IN TRANS WE TRUST! INTERVISTA A ROBERTA MARTEN, LA PRIMA TRANS ITALIANA A PARTECIPARE A ''MISS INTERNATIONAL QUEEN'' - QUANDO SI CHIAMAVA ROBERTO FACEVA PARTE DEL GRUPPO VOCALE 'EQUIVOCI' CHE USCI' CON UN DISCO TRIBUTO A BATTISTI/PANELLA - IN THAILANDIA CANTERA' ''CON TE PARTIRO''' DI BOCELLI

Simona Orlando per Dagospia

roberto martinazzo in equivociroberto martinazzo in equivoci

 

Roberta Marten è la formosa trans bionda selezionata dalla giuria thailandese per rappresentare l’Italia al concorso “Miss International Queen” che si svolgerà a Pattaya il 9 novembre. La conoscevamo già, ma allora si chiamava Roberto Martinazzo, ventenne diplomato al conservatorio che faceva parte del trio vocale EquiVoci, nome premonitore.

 

Con le sorelle Alissandri realizzò nel 2003 “Sinceramente non tuo”, album tributo a Lucio Battisti/Pasquale Panella, distribuito da Sony. Un disco minimal, solo voci e quartetto d’archi, che azzardava il repertorio più ostico e meno popolare di Battisti, niente acqua azzurra acqua chiara nananananà. Nel 2009 il gruppo si sfascia, nel 2013 la rivelazione: disforia di genere, diagnosi dello psichiatra forense, e vai con percorso ormonale e interventi chirurgici.

roberta martenroberta marten

 

E poi, “Miss International Queen”, manifestazione a livello mondiale dove, oltre al concorso di bellezza, si svolge anche il talent, trasmesso in 150 paesi, l’intero ricavato della serata finale va alla “Thailand's Royal AIDS Foundation” e Roberta Marten è la prima italiana di nascita a partecipare, una delle tre europee, perciò la vuole intervistare pure la 'CNN'.

 

Roberta, come nel calcio la sfida è contro Germania e Spagna.

roberta marten a miss international queenroberta marten a miss international queen

«Sì, ma in questo campo vincono sempre le orientali. Ho mandato due foto e un video e mi hanno selezionata fra le 28. Vado soprattutto per il talent. A 35 anni, come cantante non ho sbocchi in Italia, mi sposto all’estero dove la musica ha più mercato».

 

Ha preparato la sua esibizione?

«Porto “Con te partirò” versione italiana e inglese, riarrangiata a modo mio. Il video l’ho girato all'”Art Club Disco” di Madame Sisi, drag di gran cuore».

 

Andrà sola o in compagnia?

«Con il mio fidanzato. Vivo una situazione piuttosto unica, ho un ottimo rapporto con la sua ex moglie e i figli e lui ha un ottimo con la mia famiglia».

 

Non sarà stato tutto rosa e fiori.

«Per carità, non fingo che non sia stato un problema. Non ho mai avuto le sembianze di un orso, ero efebico ma i generi riconosciuti sono solo due, quindi per tutti ero maschio. I genitori hanno un senso protettivo, hanno paura di come ti trattano gli altri. Si stanno abituando all’idea solo perché mi amano follemente. Gli imbarazzi ci sono stati, non sapevano se rivolgersi a me al maschile o femminile e io non sapevo come dire a mio padre che uscivo per andarmi a fare una quarta di reggiseno»

la trans roberta martenla trans roberta marten

 

Quando ha cominciato con le operazioni?

«Molto tardi, a 32 anni. Sapevo chi ero ma mi sono nascosta, ero terrorizzata, non volevo far soffrire nessuno. La paura era più forte della voglia di realizzarmi personalmente. Ad un certo punto però non ce la fai più a tacere, se vuoi vivere non puoi fingerti quello che non sei. Invidio chi ha avuto più coraggio di me. E’ il caso di dire che non ho avuto le palle».

 

Che rapporto aveva con le donne?

«Mai avuto una relazione sentimentale con una donna biologica. Non ho le pulsioni sessuali di un uomo di fronte ad una donna, non la desidero. Sono io la donna»

 

Com’era la convivenza con il suo corpo maschile?

equivociequivoci

«Un incubo. Evitavo le cravatte, le giacche, i calzini neri. Il calzino scuro per me simboleggiava l’uomo, quindi mettevo solo calzini bianchi, anche se non erano meno orribili da vedere. Fortuna avevo una zia estetista che mi toglieva i peli con la ceretta. L’idea della barba mi faceva tremare».

 

Che effetto le fa vedersi allo specchio ora?

«Bellissimo. Mi guardo e finalmente mi riconosco».

 

Quando ha capito che la scambiavano per una donna?

«Alla cassa del supermercato, dopo tre mesi di terapia ormonale. La commessa insiste tre volte: «Signorina, ha lasciato qui le gomme!». Alla quarta mi giro: «Dice a me?», e lei «A chi sennò?». Una gioia. Vado in giro senza trucco e non se ne accorge nessuno. Garantisco che i centri commerciali sono un ottimo banco di prova».

 

Non le capitano incidenti?

«Be’ si, se vado a cambiare il contratto telefonico mi dicono che quello della foto non sono io. Finché non fai la riassegnazione di genere, sui documenti resti maschio».

 

Sul lavoro nessuna discriminazione?

«Ho insegnato musica per 15 anni e smesso un anno fa. Appena ho annunciato il cambio di sesso, la scuola ha cortesemente interrotto i rapporti. Gli allievi affezionati mi seguono privatamente e ho approfittato del tempo libero per fare la liposuzione».

roberta martinazzoroberta martinazzo

 

Altrove è riconosciuto il terzo genere, i transgender sono integrati nel mondo del lavoro.

«La parola trans qui è associata alla droga, al degrado, alla prostituzione. Non voglio dire che non ci siano trans che fanno marchette, ma non stiamo tutti a battere in strada con le protesi al silicone. Abbiamo competenze e talenti, una vita normale, siamo integrati nella società. Solo che la società non lo sa. Comunque non mi lamento del periodo storico in cui vivo. Se non altro in Italia abbiamo qualche diritto, lo stato passa terapia ormonale e intervento finale di riassegnazione, che io farò comunque privatamente. La disforia è riconosciuta come patologia, devi andare dallo psichiatra ma per fortuna non ci mettono più in manicomio e non ci fanno l’elettrochoc».

 

Da Laverne Cox a Caitlyn Jenner, sembra che i media stiano normalizzando la figura transgender.

«E’ sempre stato così, dal “Rocky Horror” a “Mery per sempre”. Se hai potere mediatico, il pubblico ti trova più accettabile. Nella vita di tutti i giorni non funziona così. Per la gente non siamo “normali”, eppure da secoli sta in fila ad ammirare la Gioconda, che è il ritratto di un travestito».

cover disco equivocicover disco equivoci

 

Lei ha lavorato nei locali come drag queen?

«Sì, ma le mie colleghe drag spesso non erano trans, solo personaggi di spettacolo eccentrici che facevano divertire. Fare la drag era per me un modo di lavorare con la musica e usare l’autoironia. Non mi sono mai presa sul serio, ma faccio il mio percorso seriamente».

 

Nel 2014 ha vinto Miss Trans Italia Emilia Romagna ed è passata al concorso nazionale. E’ competitivo e maligno come gli alti concorsi?

«C’è cattiveria e invidia come altrove, ed è un peccato perché se le battaglie le facciamo fra noi, abbiamo già perso. Non è un concorso di bellezza, serve a comunicare i diritti LGBT. Poi, certo, c’è la vincitrice ma non è un concorso di bellezza. Non avrebbe senso perché una trans non nasce geneticamente donna, lo diventa con ormoni e chirurgia estetica, il premio dovrebbe prenderlo il chirurgo. Con naso, tette, bocca rifatti, addominoplastica ed extension, sfido chiunque a non essere stragnocca».

 

Come hanno verificato a “Miss International Queen 2016” che lei sia davvero trans?

 

«Mi hanno chiesto il certificato di nascita, il passaporto e test genetici per accertarsi che fossi nato maschio. Assurdo, no? Lì i controlli sono ferrei perché si presentano molte donne biologiche in cerca di notorietà».

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