ODISSEA…NELLA STORIA - L’"INTERVISTA" FAKE A OMERO BY FRECCERO & LUCENTINI, CHE SI IMMAGINANO IL POETA GRECO CHE ANNUNCIA L’USCITA DELL’ODISSEA COME UN’OPERA CONTINUAMENTE RINIVIATA A CAUSA DEI PROBLEMI DI PRODUZIONE, TRA POLIFEMO CHE DÀ FORFAIT, PENELOPE CHE SI STANCA DI ASPETTARE E I LAVORI NEL PALAZZO DI CIRCE: “IL PROTAGONISTA? HO SCELTO ULISSE UMANAMENTE, È MENO SIMPATICO DI UN ETTORE ED È UN GUERRIERO MENO FORMIDABILE DI UN ACHILLE O DI UN AJACE, PRIVO INOLTRE DELLA STATURA REGALE, TRAGICA, DI UN AGAMENNONE; PERÒ LO VEDO BENE COME VECCHIA VOLPE CHE SA CAVARSELA NELLE CIRCOSTANZE PIÙ DIFFICILI…”
Estratto dell’articolo di Fruttero & Lucentini per www.editorialedomani.it
Un estratto da I nottambuli, una selezione degli scritti di Fruttero & Lucentini
Nella Grecia antichissima si sparge la voce che Omero, dopo il successo dell’Iliade, ha messo mano a un nuovo, grandioso poema. Lo vanno a intervistare. […]
Il soggetto?
Be’, sono sempre stato affascinato dai vecchi miti di avventure marinare, di viaggi fantastici, fin da quando me ne parlava mio nonno nelle sere d’inverno.
Quindi un poema d’azione, di peripezie?
Altroché. Pieno di sorprese, colpi di scena, trovate spettacolari.
Ce ne può raccontare qualcuna per i nostri lettori?
Eh, no, tutto è ancora molto top secret.
Ci sarà anche un intreccio amoroso?
Più d’uno, e con donne bellissime, fatalissime.
Ha già qualche idea su chi sarà il protagonista?
Ho esitato a lungo, e alla fine avrei deciso per Ulisse. Umanamente, è meno simpatico di un Ettore, lo so, ed è un guerriero meno formidabile di un Achille o di un Ajace, privo inoltre della statura regale, tragica, di un Agamennone; però lo vedo bene come vecchia volpe che sa cavarsela nelle circostanze più difficili.
Il titolo?
Non so ancora, sono molto perplesso, ma sto pensando a qualcosa come Odisseo o L’Odissea.
Grazie e buon lavoro.
In tutta l’Ellade il pubblico si frega le mani ingolosito, comincia ad aspettare. Ma ben presto le cose si mettono male, si viene a sapere che il poema è interrotto. Poi che è ripartito. Poi che si è arenato di nuovo. «Ci sono difficoltà nella stesura» spiega Omero in un’intervista. Ne rilascia molte altre dello stesso tenore: ora Polifemo ha dato forfait, ora s’è dovuto rifare dalle fondamenta il palazzo di Circe, ora non si trova Telemaco, ora Penelope dichiara che non aspetterà un giorno di più.
[…] E intanto i problemi del poeta crescono, si moltiplicano in affannosa progressione. Si è di nuovo fermato? No, ma ha dovuto tagliare 800 versi. Ha ripreso in pieno. È sul punto di rinunciare. Ha cambiato sei volte il finale. Ha rielaborato completamente l’inizio. Non è soddisfatto dei Lotofagi. Ha mandato tutto al diavolo.
Dopo undici anni di simili alti, bassi, tira e molla, neppure il massimo poeta della civiltà occidentale avrebbe potuto evitare, crediamo, l’esasperato «uffa!» del suo potenziale pubblico. […]
Tutto ciò per riconoscere sportivamente a Sergio Leone il tremendo handicap con cui è infine uscito, dopo undici anni, il suo C’era una volta in America. Le traversie del film, non indegne di quelle in cui incappò lo sventurato figlio di Laerte, sono state davvero epiche, fino all’estrema controversia coi produttori americani per quanto riguardava tagli e montaggio.
E un elementare senso del fair-play c’imponeva di estirpare i pregiudizi che s’erano via via accumulati dentro di noi, compensare in anticipo ogni possibile anticlimax, spazzar via dalla memoria quegli undici anni di interviste, polemiche, ripensamenti, dicerie, in modo da presentarci allo spettacolo col candore ingenuo di Nausica. Così abbiamo fatto; ma la dea della Distribuzione ha tirato fuori un nuovo maligno ostacolo proprio all’ultimo momento.
[…] Niente da fare, le colonne d’Ercole non si sono aperte alle nostre argomentazioni e proteste. E allora noi, che nutriamo il più grande rispetto per l’Olimpo, abbiamo interpretato l’enigmatica disposizione come un ammonimento, un presagio infausto. E girati umilmente i tacchi ce ne siamo tornati a casa pensando che però Sergio Leone deve averla fatta davvero grossa a qualcuno Lassù.
Forse, quando girava i suoi western, avrà rubato una mandria di giovenche sacre…
Questo testo uscì col titolo “C’era una volta in America” su Epoca, il 26 ottobre 1984. Tratto da I nottambuli, Meridiani, a cura di Domenico Scarpa
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