“LA FENICE MERITA DI MEGLIO” – LO STORICO FRANCO CARDINI A GAMBA TESA SUL GOVERNO RIGUARDO AL CASO VENEZI: “LA CULTURA NON È UNA PRIORITÀ PER QUESTO ESECUTIVO, CHE IN QUESTO MOMENTO È DEBOLE PER LA SCONFITTA AL REFERENDUM E PER LE DIFFICOLTÀ CREATE DAL POSIZIONAMENTO A LIVELLO INTERNAZIONALE. ORA BISOGNA CAPIRE COME E QUANDO SARÀ SOSTITUITA BEATRICE VENEZI, SE CI SARÀ MAGGIORE ATTENZIONE ALLE INDICAZIONI DEGLI ORCHESTRALI E SE DIRANNO ANCHE A NOI PROFANI SULLA BASE DI QUALI MOTIVI SIA STATA MANDATA VIA, SENZA NASCONDERSI DIETRO TECNICISMI CHE NON SONO STATI MOLTO CHIARI" – LA BACCHETTATA A VENEZI: “HA MANIFESTATO PERÒ UNA CONVINTA ADESIONE ALLA DESTRA MA AVREBBE DOVUTO...
Flavia Amabile per la Stampa - Estratti
All'inizio Franco Cardini difende Beatrice Venezi che per sette mesi è stata al centro di polemiche per la nomina a direttrice musicale del teatro La Fenice. Cardini è un raffinato intellettuale di destra, afferma che Venezi è «una persona competente» e che gli orchestrali del teatro hanno assunto «una posizione ideologica aprioristica».
Però poi ammette che la Fenice e Venezia meritano di più e che il governo dovrebbe fare delle scelte diverse.Non è mai accaduto prima che una persona sia stata nominata a capo di un'orchestra senza averci lavorato, è una delle accuse che vengono mosse a Venezi.
«Siamo davvero sicuri che non sia mai accaduto prima?E siamo sicuri che non ci siano mai stati casi di persone nominate con curriculum leggeri che poi si rivelano brave? Io credo che ci siano state situazioni simili che però non hanno provocato critiche altrettanto forti e che comunque non hanno avuto lo stesso appoggio da parte dei media.Nel caso di Beatrice Venezi abbiamo assistito innanzitutto a una battaglia politica».
Quindi, secondo lei, Beatrice Venezi è vittima di una battaglia politica?
beatrice venezi giorgia meloni
«Sicuramente il suo caso è stato al centro di una battaglia politica. Forse lei avrebbe potuto sganciarsi o presentarsi come portatrice di una linea più morbida. Invece ha attaccato a testa bassa e ha manifestato però una convinta adesione alla destra mentre avrebbe dovuto mettere delle distanze tra le sue qualità professionali e la linea politica. Con la sua ostinata difesa di una parte politica ha prestato il fianco a chi ha avuto gioco facile nel contestarla».
Dopo averla appoggiata per sette mesi, il governo ha fatto marcia indietro e l'ha abbandonata al suo destino. "Siamo con il teatro", ha dichiarato il ministro Giuli.
«Il governo attualmente si sta risistemando. I paragoni sono sempre difficili ma questo riposizionamento mi sembra molto simile a quello avvenuto di recente con altre persone, ad esempio Daniela Santanchè. Diciamo che in questo momento il governo è debole sia per la sconfitta subita in occasione del referendum sia per le difficoltà create dal posizionamento a livello internazionale.
Ora bisogna capire come e quando sarà sostituita Beatrice Venezi, se ci sarà maggiore attenzione alle posizioni dell'opposizione e alle indicazioni degli orchestrali e se diranno anche a noi profani sulla base di quali motivi sia stata mandata via, senza nascondersi dietro tecnicismi che non sono stati molto chiari».
(…)
Non un grande risultato per un governo che aveva come obiettivo l'egemonia culturale.
«Al di là delle dichiarazioni di principio, la cultura non è una priorità per questo governo e non lo era nemmeno per i governi precedenti. Come si dice a Napoli, il pesce puzza dalla testa: se non si investe innanzitutto in chi lavora nelle scuole e nelle università, difficilmente si avranno dei risultati in termini culturali.
La differenza con chi li ha preceduti è il fatto che i governi di sinistra riuscivano a nascondere meglio le scelte sbagliate e avevano comunque una cultura superiore. Invece questo governo non sembra avere con la cultura un rapporto di tranquilla amicizia e questo crea poi le difficoltà che sta incontrando».
Possiamo dire che Venezia tra Biennale e Fenice, ha affondato la politica culturale del governo?
«Non si può fingere che Venezia sia una città qualunque. Sono vetrine che raccontano l'Italia anche all'estero. La Fenice e Venezia meritano di meglio. Il governo dovrebbe avere il coraggio delle scelte e la capacità di affrontare in modo eccezionale questi casi eccezionali».
giorgia meloni beatrice venezi
franco cardini - foto lapresse


