massimo ponzellini soldi

“LA COSA PIÙ NOIOSA DEL MONDO È FARE SOLDI, MEGLIO EREDITARLI O SPOSARLI” – LA LEZIONE DI VITA DI MASSIMO PONZELLINI, FIGLIO E MARITO DI (EREDE DI GIULIO, FACOLTOSO BANCHIERE, E SPOSATO CON MARIA SEGAFREDO): “LA POLITICA NON MI HA MAI TENTATO: PERDI LA TUA PRIVACY, GUADAGNI POCO. E LAVORI 100 PER AVERE UNA SODDISFAZIONE PARI A 3” – “LA MIA PRIMA LEZIONE ALLA LUISS ERA SEMPRE SULL’IMPORTANZA DEL CULO DELLA VITA: SENZA FORTUNA È MEGLIO CHE STAI A CASA. IO NE HO AVUTA? PER PRIMA COSA LA CICOGNA MI HA LASCIATO NELLA CULLA DEI PONZELLINI. POI NON HO MAI AVUTO PAURA DI CAMBIARE” – GLI ANNI RUGGENTI CON DE MITA E PRODI. PRIMA A NOMISMA E POI ALL’IRI, L’AMICIZIA CON BOSSI E LE USCITE CON MITTERRAND A PARIGI E L’ALLORA PRINCIPE CARLO A LONDRA…

Estratto dell’articolo di Michela Proietti per il “Corriere della Sera”

 

massimo ponzellini foto di bacco (1)

Massimo Ponzellini, banchiere, classe 1950, figlio di quel Giulio che incoraggiò la nascita de il Mulino e di Marisa Castelli, del colosso dei mobili d’ufficio.

«Nonno Carlo era un industriale, aveva sei figli e la sua famiglia rappresentava l’epoca: la primogenita era suora, l’altra era casalinga ben sposata, i maschi stavano in azienda. Oggi in famiglia siamo in 126: abbiamo fotografi, dentisti. Ma di industriali solo mio fratello Francesco».

 

Le dispiace?

«Un po’. La mia famiglia ha tre generazioni di cavalieri del lavoro, me compreso. Il passaggio generazionale è una cosa complicata. Ma ho capito una cosa: dalla tomba non si comanda. I grandi pensano di poter comandare dall’Aldilà».

 

Ma lei ha fatto strada.

«All’epoca in cui mio padre vendette l’azienda ero Presidente della Banca Europea.

Ma all’università andavo male e mia mamma si è iscritta con me a Scienze Politiche per farmi studiare».

 

annamaria bernini massimo ponzellini melania rizzoli

Che insegnamento le ha lasciato suo padre?

«Lui non diceva mai arrivederci. Quando andavo via ripeteva una frase: “Cosa posso fare per te?”. Era per dire che potevo contare su di lui».

 

L’università a Bologna.

«Una città comunista nel Dna. Ero di sinistra fino a giugno. Poi la famiglia andava sul lago di Varese, con i cugini e nessun comunista. Diventavo democristiano: andavo in chiesa, dicevo le preghiere».

 

Questo ha influenzato un po’ la sua vita futura?

Massimo Ponzellini e Arianna Gasoni

«Tornavo a Bologna e dopo 15 giorni ero al Circolo Arci a mangiare le tagliatelle e a giocare a tresette. Mio padre era un liberale, come tutti gli industriali. Anche Altissimo era un industriale».

 

[…] Il ritorno a Bologna.

«Non mi divertivo a frequentare le aule: c’era la contestazione e allora andavo in ufficio al Mulino. Portavo allegria: “Professore andiamo al caffè! Vi offro le brioche! Il panino con la mortadella!”. Sono diventato amico così di Romano Prodi. Venne chiamato a fare il ministro dell’Industria e mi chiese di seguirlo».

 

Per fare cosa?

GIULIO PONZELLINI

«Mi nominò suo segretario particolare. Avevo 28 anni ma durò solo tre mesi: Andreotti cambiò i ministri. Nel 1981 fondammo Nomisma, società indipendente che proponeva studi settoriali e territoriali, ricerche economiche e intelligence di mercato. Arrivarono Maramotti, Ferruzzi, Seragnoli: l’intento era fare capire che l’economia non era né di destra né di sinistra, ma non poteva prescindere dal mercato. Rimanemmo lì due anni, poi De Mita offrì a Prodi, presidente del comitato scientifico Nomisma, l’Iri».

 

 

Siete corsi...

«Quando chiamarono c’era in sede Serafino Ferruzzi che a Bologna faceva tappa a Nomisma. Mi diceva: “Fammi vedere i fangèn , che in romagnolo vuol dire i ragazzini ”. Erano Marco Fortis, Luigi Prosperetti, Alberto Clò: voleva essere rinfrescato dalle loro idee.

 

Prodi entrò in stanza e disse: “Mi ha telefonato De Mita per l’Iri, ma come faccio a lasciare Nomisma?”. Fu Ferruzzi a chiarirgli le idee, in dialetto. E aggiunse: “Fa’ patacca!”. Non faccia il fesso».

 

Gli anni all’Iri?

GIULIO TREMONTI MASSIMO PONZELLINI

«Nove anni dal 1980 al 1989 in cui è successo di tutto: la Sme, la privatizzazione, il telefono portatile. Una macchina infernale di rapporti tra imprese e politica. Con Prodi scrivemmo un libro profetico sull’intelligenza artificiale».

 

Prodi è stato un mentore?

«Sì, insieme a Beniamino Andreatta, Jacques Attali e Mario Monti. Mi piacciono le belle donne e gli intelligenti».

 

Con Attali avete costituito la Bers, la Banca europea per ricostruzione e sviluppo.

«In poche ore riuscii a mettere in piedi il dossier che lui voleva, grazie ad amici come Enzo Grilli e Mario Draghi. Mi disse: “Lei è magico?”. Sono rimasto all’Eliseo un anno e mezzo, poi ci siamo trasferiti a Londra. A Parigi uscivo con Mitterand e a Londra con Re Carlo, allora Principe».

massimo ponzellini

 

Che tipo era […] Re Carlo?

«Aveva una passione folle per l’architettura. Con la banca organizzavamo viaggi unici: venne a Praga, Budapest e San Pietroburgo, dove acquistammo con il Re i 12 volumi mai pubblicati di Pushkin che facemmo stampare a Oxford e regalammo alle autorità russe».

 

Oggi siete in contatto?

«Gli scrivo per gli auguri di Natale. Ma credo che se chiedo un’udienza me la dà. Casa nostra ad Ascot confinava con il parco di Windsor: come vicini venivamo invitati agli eventi ufficiali. Andai al funerale del Principe Filippo».

 

[…] L’ha riportata indietro Giulio Tremonti.

«Era ministro dell’Economia e mi nominò vicepresidente e ad del Patrimonio dello Stato e ad dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Nel 2007 sono diventato presidente di Impregilo e nel 2009 della Bpm. Anni di battaglia con il sindacato. Cambiai lo statuto e me ne andai, secondo un principio storico: chi ha fatto la rivoluzione non può gestire il dopo. Lasciai e arrivò la magistratura».

 

ROMANO PRODI

Come ha reagito?

«Ho fiducia totale nella magistratura, la categoria di dipendenti pubblici più capace che abbiamo. Anche Berlusconi la pensava così, i politicizzati sono una frangia».

 

È stato ai domiciliari.

«Il fatto che fossi assolto era per me una certezza. Diedi le dimissioni da Impregilo: quando uno non va in ufficio deve dimettersi. Sapevo che era ingiusto e che mi avrebbero riabilitato, ma ero consapevole dei tempi della giustizia: tenere ingessate delle iniziative per anni non è giusto nel confronto di azionisti che ti hanno nominato».

 

La politica l’ha tentata?

Massimo Ponzellini e Nicola Pietrangeli

«No: perdi la tua privacy, guadagni poco. E lavori 100 per avere una soddisfazione pari a 3».

 

Dicono di lei: è intelligente, ma troppo disinvolto.

«Sul troppo disinvolto è vero, sull’intelligente ringrazio. Non seguo i pecoroni».

 

Quanto hanno contato le relazioni nella sua vita?

«Molto, fui chiamato dal Prof. Gobbo a insegnare alla Luiss per tre anni. La mia prima lezione era sempre sull’importanza del culo della vita: senza fortuna è meglio che stai a casa».

 

MASSIMO PONZELLINI

Lei ne ha avuta?

«Per prima cosa la cicogna mi ha lasciato nella culla dei Ponzellini. Poi non ho mai avuto paura di cambiare: ogni volta ti si apre un mondo».

 

Oggi c’è un suo erede?

«Il mondo della finanza è finito. Se dai i soldi a chi già li ha, sono aridi e con poca gratitudine. Se li dai a chi ha bisogno, vieni premiato. Penso alle piccole e medie imprese».

 

Diamo i voti. Luigi Abete.

«Un visionario».

 

Orcel.

«Efficace».

rocco crimi massimo ponzellini

 

Alberto Nagel

«Molto bravo».

 

Ha tatuato il nome di sua moglie Maria Segafredo, della dinastia del caffè.

«Vero, con la sua grafia».

 

I soldi si ereditano e si sposano?

«La cosa più noiosa del mondo è fare soldi, meglio ereditarli o sposarli. Ma il mio è stato un matrimonio d’amore, con tre figlie in gambissima: Enrica, Eloisa e Rachele».

Berlusconi insisteva su internet, inglese e informatica.

 

È la formazione ideale?

UMBERTO BOSSI MASSIMO PONZELLINI

«Non bisogna confondere la formazione con gli strumenti tecnici. Il principio eterno è mens sana in corpore sano : una combinazione tra stimoli intellettuali, culturali, morali e attività fisica».

 

Scuole italiane o internazionali?

«I migliori collegi dicono siano in Svizzera. Adesso mi nomini un poeta o uno scienziato svizzero. Ragazzi andate al Parini a Milano, al Galvani a Bologna, al Tasso a Roma».

 

Un ricordo del suo amico Umberto Bossi?

«Uno degli uomini più dolci e sublimi che ho incontrato, si proteggeva con una corazza esagerata, mal interpretata da chi lo temeva. In politica era un grande, uno dei pochi del post Mani Pulite».

massimo ponzellini foto di bacco (3)Antonia Aiello Matteo Marino Massimo Ponzellini_@GretaGandiniPaolo Scaroni Alessandra Ravetta Massimo Ponzellini Gaetano Castellini Curiel Stefano Dambruoso_@GretaGandiniPaolo Scaroni Alessandra Ravetta Massimo Ponzellini Gaetano Castellini Curiel Stefano Dambruoso_@GretaGandinimassimo ponzellini foto di bacco (2)

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