steven spielberg lo squalo 4

“LO SQUALO”, UN DISASTRO DA PAURA – PER CELEBRARE I 50 ANNI DEL FILM-CULT DI STEVEN SPIELBERG, LA PELLICOLA TORNA IN SALA NEGLI STATI UNITI E A HOLLYWOOD SI APRE UNA MOSTRA – MA SUL SET, IN QUEL 1975, NON TUTTO FILÒ LISCIO: VENTO E ONDE CONSENTIVANO POCHISSIME RIPRESE AL GIORNO, L’IMBARCAZIONE DEL PROTAGONISTA COLÒ A PICCO CON LA CINEPRESA E SI DOVETTE RICOSTRUIRLA, UNA VOLTA IMMERSI NELLE ACQUE, I VARI ESEMPLARI MECCANICI DEL PESCIOLONE SANGUINARIO SI RIFIUTAVANO DI FUNZIONARE E… – VIDEO

 

Estratto dell’articolo di Alberto Anile per “Robinson - la Repubblica”

 

Steven Spielberg - Lo squalo

In inglese Jaws significa fauci, o mascelle, o mandibole. Quando Steven Spielberg, in un ufficio della Universal, vide quel titolo sulle bozze di un romanzo pensò dovesse parlare di un dentista della mutua. In quei giorni stava montando Sugarland Express, il suo primo film per il cinema, ed era a caccia di nuovi soggetti. Incuriosito, s’impossessò delle carte e le lesse nel weekend.

 

Il lunedì il giovane regista (allora aveva 27 anni!) riportò lo scartafaccio ai capi della Universal dicendo di avere trovato il prossimo progetto. Il film era in realtà già affidato ad altro regista. «Beh», disse Spielberg, «se in futuro dovesse succedere qualcosa, e lui dovesse uscire dal progetto, chiamatemi».

 

lo squalo - locandina

“Lui”, per la cronaca, era Dick Richards, che aveva appena debuttato con un western oggi dimenticato, Fango, sudore e polvere da sparo. Ma Richards, nelle discussioni del progetto con i produttori, fece l’errore di riferirsi più volte al mostro come a una balena [...]

 

E il film passò a Spielberg. Cominciarono subito le complicazioni. Nell’estate del ’74 incombeva uno sciopero del sindacato attori, e per evitare blocchi la Universal impose di cominciare a girare due mesi prima del previsto, con una sceneggiatura non pronta. Neanche il cast era definito: c’erano solo Murray Hamilton (il sindaco) e Lorraine Gary (la moglie del protagonista).

 

Dopo vari dinieghi, si aggiunsero Roy Scheider (il capo della polizia Brody), Richard Dreyfuss (l’oceanologo Hooper) e Robert Shaw (il folle capitano Quint). Il copione ebbe continue riscritture, dall’autore del romanzo Peter Benchley allo stesso Spielberg, e apporti non accreditati come quello di John Milius. [...]

 

Steven Spielberg - Lo squalo

Fu la lavorazione più complicata della carriera di Spielberg. Vento e onde consentivano pochissime riprese al giorno. L’imbarcazione di Quint colò a picco con la cinepresa e si dovette ricostruirla. Una volta immersi nelle acque di Martha’s Vineyard, i vari esemplari meccanici del pesciolone sanguinario si rifiutavano di funzionare. I 55 giorni preventivati diventarono 159 e, nello slang del set, Jaws diventò flaws (“difetti”).

 

Il film uscì il 20 giugno 1975, ed ebbe il successo più clamoroso mai registrato fino ad allora: nessuna pellicola aveva mai superato i 100 milioni di dollari d’incasso nordamericano, e alla fine Jaws - Lo squalo nel titolo italiano - arrivò in tutto il mondo a 430. Ha generato tre seguiti ufficiali (nessuno con la collaborazione di Spielberg), diversi ufficiosi (fra cui L’ultimo squalo di Castellari, ritirato dopo una condanna per plagio), e una pletora di varianti brulicanti di orche assassine, piovre giganti e piraña carnivori.

 

Ora, in occasione del cinquantenario, si annuncia per il 9 maggio una proiezione con accompagnamento orchestrale dal vivo alla Simphony Hall di Boston, una nuova uscita nelle sale Usa a fine agosto, e soprattutto una mostra al museo dell’Academy (Jaws: The Exhibition, dal 14 settembre al 26 luglio 2026), piena di memorabilia, dietro le quinte e momenti interattivi.

 

Lo squalo

Da mezzo secolo s’indagano i motivi di tanto successo. Aggiornamento del capolavoro letterario di Melville? Allegoria freudiana, sessuale, religiosa, sociale? Metafora del Leviatano che ci inghiottirà tutti? Spielberg, senza tirarsela troppo, disse che aveva cercato di fare un film che raggiungesse il pubblico a due livelli: «Il primo era un colpo al plesso solare e il secondo era un montante, appena sotto il naso, una combinazione “uno-due-al tappeto”».

 

[...]

 

La parte più agghiacciante e meno datata di Jaws è proprio la prima, quella dove gli albergatori e i commercianti dell’ipocrita cittadina di Amity pur di lucrare sulla stagione balneare espongono i bagnanti a una fine orrenda. E allora quel titolo bizzarro appare chiaro: le fauci del titolo originale sono quelle del grande squalo bianco ma pure quelle degli speculatori senza scrupoli, meno spettacolari ma altrettanto voraci.

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