massimiliano parente vasco

CARO DAGO, MA CHI È TANIA SACHS? È L'UFFICIO STAMPA DI VASCO ROSSI, ODIATA DA TUTTI…'' - INIZIA COSÌ UNA LETTERA DI MASSIMILIANO PARENTE CHE HA DEDICATO UN ROMANZO A VASCO, E ORA SI TROVA QUESTA TANIA SACHS CHE LO ACCUSA DI LUCRARE SUL NOME DEL CANTANTE. ''GLI RENDO OMAGGIO E MI DEVO DIFENDERE DALLE MISERIE DI CHI GLI STA INTORNO'' - LA GENESI DEL LIBRO IN UN'INTERVISTA INTIMA

MASSIMILIANO PARENTE PARENTE DI VASCO

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Caro Dago, ma chi è Tania Sachs? È l’ufficio stampa di Vasco Rossi, della quale nessuno può parlare male (ma tutti ne parlano male in privato), salvo non si sa che cosa possa succedere, e questo nonostante Vasco.

 

A me ne aveva già parlato malissimo un tipo, Christian Tipaldi, il fotografo ufficiale di Vasco, neppure Tania Sachs fosse la CIA, e mica ci credevo. Però poi ho sentito giornalisti spaventati, perfino Barbara D’Urso, che con Vasco ha avuto una storia ormai di quarant’anni fa, spaventatissima da Tania Sachs. E mica solo lei.

 

Chiunque senti, nel mondo del giornalismo, ti risponde di avere avuto problemi con Tania Sachs. Perfino il mio amico Francesco Coniglio, direttore della rivista Classic Rock, che a Vasco ha dedicato un numero erigendogli un monumento, è stato chiamato da Tania Sachs per dirgli che non doveva, doveva prima chiederle il permesso, a Tania Sachs. Ti scrivo perché è un tan(i)a libera tutti: a chi ha rotto il cazzo lei adesso può dirlo, lo faccio io per tutti, come sempre.

UFFICIO STAMPA DI VASCO ROSSI TANIA SACHS FOTO ANDREA ARRIGA

 

Io cosa ho fatto di male a Tania Sachs? Ho scritto un romanzo, il mio quattordicesimo libro, in cui c’entra Vasco Rossi, un omaggio di uno scrittore a una grande rockstar, intitolato Parente di Vasco (in meno di una settimana già alla seconda edizione) e sono allibito non da Vasco, ma dalle miserie di chi gli stai intorno. Cioè coloro (come Tania Sachs) che pensano io sia uno sciacallo, ma leggete e studiate, ignoranti.

 

Al quattordicesimo libro, ormai esausto, mi metto a fare lo sciacallo di Vasco Rossi? Con opere di duemila pagine studiate nelle università devo rapportarmi a una Tania Sachs, per averle chiesto se Vasco poteva leggere il mio libro, e che mi tratta come un questuante perché le ho detto che non sto lucrando sul nome di Vasco, ma gli sto rendendo omaggio? Ma vaffanculo, Tania Sachs.

TANIA SACHS

 

Questa Tania Sachs (perché mi spiace per lei, ma nella Storia sarà una Tania Sachs qualunque), tronfia di non so quale potere mi ha detto: «Ma cosa vuoi da me?». Le ho risposto, umilmente, che non voglio niente, è come se negli anni Venti Marcel Proust l’avesse chiamata e lei avesse risposto «Ma chi cazzo sei?». Ma chi cazzo sei tu. Mi mandi affanculo Vasco, se è il caso. A lei ce la mando io.

 

Baci,

 

Massimiliano Parente

 

 

“SIAMO VIVI, SIAMO SOLI (E CELEBRARE LA VITA È TREMENDAMENTE STUPIDO)”: MASSIMILIANO PARENTE HA RAPITO VASCO. LO ABBIAMO INTERVISTATO

Alessandro Paglialunga per http://www.pangea.news/

 

 

UFFICIO STAMPA DEL BLASCO TANIA SACHS FOTO ANDREA ARRIGA

“Solo Parente poteva tirare fuori dal mazzo una storia come questa”, scanzonata quanto profonda. Il protagonista del romanzo, omonimo dell’autore, è uno scrittore che sente di avere un’affinità elettiva con Vasco Rossi – convinzione che peraltro hanno tutti i fan nei confronti dei loro idoli. Egli si persuade quindi che Vasco abbia bisogno di lui e viceversa, ma, invece di sognare di incontrarlo, o limitarsi ad assillarlo sui social come fanno tutti, decide di rapirlo.

 

In sordina, dietro una storia irriverente e apparentemente disimpegnata, Parente di Vasco (La Nave di Teseo, 2018) restituisce una riflessione distante da qualunque retorica sul senso dell’esistenza, per arrivare infine alla conclusione, come dice lo stesso cantautore, che “questa vita un senso non ce l’ha”.

 

Parente, al contrario di ciò che gli intellettuali continuano a ripetere nei libri che nessuno compra, ma tutti scrivono, mette nero su bianco la realtà. Filosofi e letterati per centinaia di anni hanno cercato il senso della vita, prevalentemente impelagandosi in assurde discussioni di carattere morale, quando “la vita non è altro che un processo biologico cieco e senza finalità”.

 

massimiliano parente

Dalle tue dichiarazioni sembrava avessi smesso di scrivere romanzi – avendo ormai detto tutto. Poi ti sei ritrovato con questa storia fra le mani, che hai messo giù in un mese. Ma, dunque, sentivi di avere ancora qualcosa da comunicare? Qual è il senso – ammesso che i romanzi abbiano un senso – del tuo ultimo lavoro?

 

È avvenuto tutto alla fine di quest’estate. Ero molto depresso, in particolare per una questione personale che racconto nel libro, e passavo le giornate giocando con la Playstation e ascoltando Vasco. Un giorno ho avuto l’idea di questo romanzo, per raccontare la situazione e perché la storia era divertente. Così l’ho proposta a Elisabetta Sgarbi, che è stata subito entusiasta e mi ha concesso un buon anticipo, spingendo affinché l’opera uscisse a novembre. Senza di lei non ce l’avrei mai fatta. È un editore d’altri tempi, capace di cose che nel panorama editoriale italiano attuale sono sorprendenti, come quando l’anno scorso diede alle stampe la Trilogia dell’inumano.

 

massimiliano parente

Ne è venuto fuori un romanzo romantico, tragicomico, spassoso, scritto tutto in un mese. Consegnato ai primi di ottobre, è uscito giovedì scorso ed è già alla seconda edizione. Mi sono anche divertito molto a scriverlo. La maggior parte delle cose che racconto sono vere, inclusi gli incontri che ho fatto, esilaranti, per documentarmi su come rapire Vasco, resi possibili grazie alla collaborazione di Emilio Pappagallo, il mio migliore amico, al quale è dedicato il libro e che è anche un personaggio fondamentale del romanzo.

 

Si tratta del tuo libro con il maggior numero di riferimenti autobiografici, per quanto non sia la prima volta che ti avvali di un protagonista omonimo. Che differenza c’è, sotto questo punto di vista, tra Contronatura Parente di Vasco?

 

Sono testi completamente diversi. Contronatura è parte di un’opera di millesettecento pagine che ho impiegato tredici anni a scrivere e su cui ho investito gran parte della mia vita. Viene studiata nelle università, perché diversi studenti hanno capito che è unica nella letteratura occidentale. Per scriverla mi sono distrutto, fisicamente e psicologicamente, pur avendo scritto successivamente altri due romanzi nei quali è venuta fuori la mia vena più comica. Parente di Vasco è un romanzo non pianificato, come un figlio che non hai programmato ma decidi di non abortire.

MASSIMILIANO PARENTE

 

Buttato giù di getto, in un mese, è uscito così come l’ho scritto, con pochissime correzioni. Ripeto, gran parte del merito è della determinazione di Elisabetta Sgarbi. È vero, ho usato molte volte Massimiliano Parente come nome di autofiction, ma qui l’autofiction è minima. Ho messo più il vero me stesso qui che in tutti gli altri romanzi (sebbene un altro personaggio che mi rispecchia molto è Max Fontana, il protagonista de Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler), è una piccola autobiografia che racconta un’avventura tragicomica. È la prima volta, per esempio, che scrivo della morte di mio padre, su cui non ho mai pubblicato neppure un post su Facebook. Quelle pagine hanno colpito molti lettori, tra cui Giampiero Mughini, che ne ha scritto subito, ma anche me stesso quando le ho messe su carta.

 

Nel romanzo, il protagonista sostiene che la maggior parte della musica, come della letteratura italiana, è caratterizzata da una retorica della vita, diciamo un’esaltazione smodata di questa. Sostiene anche che tale tendenza appartiene solo all’essere umano, infatti, “anche un usignolo canta tutto il giorno, ma non certo per cantare la bellezza della vita”. Se l’arte non deve quindi celebrare la bellezza di essere vivi, qual è la sua funzione dal tuo punto di vista?

Trovo che sia tremendamente stupido celebrare la vita per un essere vivente destinato tra l’altro a morire e a perdere tutto ciò che ama. Che magari si inventa dei paradossi che, tra gli altri grandi primati, fanno di Homo Sapiens una scimmia veramente idiota, come ad esempio la vita dopo la morte. Una minoranza della nostra specie è arrivata a comprendere aspetti incredibili di noi stessi, a mettere piede sulla Luna, a far atterrare robot su Marte, a comprendere la materia fino alle particelle elementari, a rilevare onde gravitazionali scaturite dalla fusione di due buchi neri un miliardo di anni fa, a vedere l’universo fino a una distanza di tredici miliardi di anni luce – incredibile.

massimiliano parente 4

 

Ma la maggior parte dell’umanità è ancora capace di parlare a un essere immaginario che vive nel cielo – ridicolo. A me interessa la verità. Siamo l’unica specie vivente che ha impiegato duecentomila anni per arrivare, solo nell’ultimo secolo e mezzo, a conoscere la nostra origine e quella di ogni altra specie vivente. La biologia e la fisica ci hanno svelato molto di ciò che siamo, ma non solo la gente comune, anche la maggior parte dei letterati non se n’è accorta, non studia. Per me un romanzo o ha una funzione epistemologica o è puro intrattenimento, non vale più di una serie tv – tenendo conto che oggi ci sono serie tv più interessanti, anche epistemologicamente, di molti romanzi, sarà che gli sceneggiatori studiano di più. Ritengo che un romanzo debba essere romanzesco, cioè avere una trama solida, ma anche avere un pensiero moderno. 

 

Per tal motivo ho elogiato Origin di Dan Brown. Sarà di genere, ma dice cose interessanti, moderne. L’autore ha studiato e sa costruire un romanzo. È anche per questo che ho scelto Vasco Rossi come amico ideale nel testo, e decido di rapirlo, perché nella semplicità dei suoi testi, del suo pensiero, non c’è mai niente di consolatorio, di metafisico, di ruffiano rispetto alla vita di cui parlano i vitalisti. Addirittura, nel romanzo vorrei diventare amico di Vasco per dargli ancora più strumenti per comprendere la realtà, che lui ha comunque intuito. Nel romanzo sostengo che è lui ad aver bisogno di me ancor più che io di lui. In ogni caso di Vasco direi anche che è l’unico poeta che amo, se non pensassi di fargli un torto perché detesto i poeti ancora più dei letterati.

vasco rossi vanity fair

 

In Contronatura il protagonista sostiene di scrivere per la letteratura, quindi non per il pubblico, e contro la letteratura. In Parente di Vasco, il protagonista dichiara di scrivere la realtà e contro la realtà. Potresti spiegare ai lettori cosa intendi esattamente con questi due concetti?

 

È lo stesso concetto che mi ha mosso sempre come scrittore cioè dire quello che tutti gli scienziati pensano ma non possono esprimere artisticamente, usando la letteratura. Protestare contro la vita producendo opere contro la vita, ma senza trovare scappatoie metafisiche. Dire quello che molti scrittori hanno detto, per esempio gli esistenzialisti, o giganti come Proust o Beckett, ma in maniera più precisa, usando la scienza. E, ovviamente, senza mai trascurare l’aspetto romanzesco. Sto ricevendo centinaia di messaggi di lettori commossi e divertiti per Parente di Vasco – molti dei quali non erano neppure miei lettori prima –, perché avvertono che questo senso del comico, come anche del tragico, nasce da un approccio profondo con la realtà. Perché siamo vivi, e siamo soli.

 

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