maleficient angelina jolie

IL CINEMA DEI GIUSTI - “TI ODIO! BESTIOLINA!” COME ADORIAMO LE CATTIVE, ANCORA MEGLIO SE CON LE CORNA E IL VOLTO DI ANGELINA JOLIE - “MALEFICIENT” INCASSA 70 MLN $ IN AMERICA E 5 MLN € IN ITALIA

Marco Giusti per Dagospia

Maleficent di Robert Stromberg

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“Ti odio! Bestiolina!”. Come adoriamo le cattive, specialmente le cattive eleganti e vestite di nero. Ancora meglio se con le corna, a metà tra Lady Gaga e Orlane, un corvo diavolesco a loro fianco e un sano disprezzo verso la razza maschile.

In questa nuova versione che è appena esplosa in tutto il mondo con un incasso bomba di 170 milioni di dollari in cinque giorni, tutta dedicata a lei, “Maleficent”, diretto da Robert Stromberg, mago degli effetti speciali e della scenografia 3D di “Avatar” alla sua prima regia, scritto dalla esperta Linda Woolvertoon, già sceneggiatrice di “La Bella e la Bestia” e del fortunato “Alice” di Tim Burton, e soprattutto interpretato da una Angelina Jolie di incredibile bellezza cartoonistica, Malefica ha pure delle bellissime ali che la fanno volare per il suo regno di elfi e mostri assortiti e non è propriamente cattiva.

Cerca vendetta, sia verso la razza umana che ha sempre cercato di occupare il suo regno, la brughiera, sia verso il falso amico dell’infanzia Stefano che, dopo avergli rubato le ali, è riuscito a sposare la principessa e diventare re. Per questo rovina la festa della nascita della principessa Aurora e le manda la bella maledizione che tutti conosciamo, cioè che al suo sedicesimo anno d’età verrà punta su un dito da un arcolaio e cadrà in un sonno profondo come morta e solo un bacio di vero amore potrà risvegliarla.

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Ma dove trovarlo il vero amore? Questa nuova versione Disney della favola di Perrault (già mischiata con temi dei Grimm) e del loro capolavoro del 1959, “La Bella Addormentata”, fortemente voluta dai produttori Joe Roth e Don Hahn, qui al suo primo film non animato, nasce da diverse esigenze.

La più importante è la rilettura in chiave femminile/femminista della cattiva Maleficent, che è la molla che ha spinto un pubblico di mamme, figlie, zie e donne di ogni età a vedere il film, già un successo planetario, dal momento che tutte hanno visto e amato la cattiva con le corna animata da Marc Davis e doppiata da Eleanor Audley della versione originale. Ma c’è anche l’idea di farne un fantasy in 3D alla “Avatar” o alla “Alice”, e per questo c’è Robert Stromberg alla regia e si era pensato in un primo momento addirittura a Tim Burton.

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E infine c’è anche l’idea di fare di Maleficent un personaggio di culto da rockstar di oggi e di giocare davvero tutto su di lei, al punto che è stata chiamata la trasgressiva Lana Del Rey a cantare la nuova versione di “Once Upon a Dream” e la parata di abiti e di trucchi facciali di Angelina Jolie, affidati al grande Rick Baker, sono più da Madonna o Lady Gaga che da cattiva disneyana.

Al di là della riuscita evidente del film, e alla riuscita del personaggio principale e di molti dei personaggi di contorno, dalla Aurora di Elle Fanning alle tre fatine interpretate da una strepitosa Imelda Staunton oltre che da Juno Temple e Lesley Mainville, ci sono però buchi, lentezze e un po’ di confusione di sceneggiatura che dimostrano che non tutto deve essere andato liscio durante la lavorazione.

Il copione della Wolvertoon, infatti, vedeva intanto il personaggio di Stefano, l’amico-nemico umano di Maleficent, come il figlio bastardo, mezzo umano e mezzo fatato, di Re Henry, cioè Kenneth Cranham. Questo spiegherebbe meglio sia il suo tradimento sia il suo ruolo a corte. Così non si capisce come faccia a diventare re. La Wolvertoon aveva pensato anche a due ulteriori personaggi, Queen Ulla e King Kinloch, interpretati da Miranda Richardson e Peter Capaldi, i veri re della brughiera.

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Non si sa perché i produttori abbiano deciso di togliere di netto i 15 minuti riguardanti i personaggi, lasciando così una ferita aperta nella prima parte del film, perché non è assolutamente chiaro cosa sia questo regno fatato. C’è stata una revisione di copione da parte di Paul Dini, esperto di serie animate.

E sono state girate nuove scene da John Lee Hancock, il regista di “Saving Mr. Banks”, per otto giorni di lavorazione con l’idea di accomodare questa prima parte zoppicante. Alla fine il film funziona lo stesso perché funziona Maleficent e l’idea di farne una cattiva un po’ buona e molto elegante, con gli incredibili costumi della polacca Anna Biedrzycka, funziona, come nel film animato il corvo diavolesco, qui si chiama Diaval e lì Diablo, funzionano Aurora e le fatine e tutte le riletture del vecchio film, dragone compreso, anche se non è il corvo a trasformarsi ma la stessa Maleficent.

E funziona il richiamo femminile, che già aveva decretato il successo della “Alice” di Tim Burton. In 5 giorni incassa 70 milioni di dollari in America e 5 milioni di euro da noi. Basterà?

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