MAMMA, MI HANNO STRAPPATO IL CARAVAGGIO - I RISCHI DEL “CIRCO BARNUM” DELLE MOSTRE ACCHIAPPASOLDI

Tomaso Montanari per "Il Fatto Quotidiano"

Il Canova immolato a una mostra che in un Paese normale non si sarebbe mai nemmeno immaginata è solo la punta (certo clamorosa) di un iceberg: ma un iceberg difficile da documentare. Nel più importante saggio dedicato al fenomeno delle mostre block-buster, lo storico dell'arte inglese Francis Haskell notava (nel 2000) che, in privato, i conservatori di museo si diffondono in racconti terrificanti sui danni inflitti alle opere dalle continue movimentazioni: ma il peso degli interessi commerciali e politici che ormai muovono il circo delle mostre è tale che nessuno è disposto a parlarne in pubblico.

Ma non tutto si può nascondere. Nel 2006 la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio (visibile gratuitamente a tutti sull'altare della chiesa romana di Sant'Agostino, per il quale fu dipinta) fu bucata da un visitatore armato di penna, e proprio su uno dei piedi sporchi dei pellegrini (un brano celeberrimo fin dal Seicento) mentre era esposta a Milano in una mostra non memorabile curata da Vittorio Sgarbi.

Il super-movimentato Caravaggio patì un altro danno, sempre a Milano, due anni dopo: quando la Conversione di Saulo della famiglia Odescalchi (delicatissima tavola di cipresso) cadde, perdendo del colore. In una mostra al Colosseo (Il rito segreto, 2005) una tromba d'aria ha fatto cadere la preziosissima statua della Fanciulla d'Anzio (originale ellenistico trovato nella villa sul mare di Nerone) del Museo Nazionale Romano.

Nella stessa circostanza sono stati danneggiati un rilievo dal Museo Nazionale Archeologico di Napoli e un rilievo proveniente da Ostia con una scena di pesca. Sempre in una mostra al Colosseo (appropriatamente intitolata Rovine e rinascite dell'arte in Italia, 2008) si è danneggiata durante le fasi di disallestimento la statua della Hestia Giustiniani, opera della Collezione Torlonia straordinariamente concessa in prestito: una questione finita in tribunale, con perizie e controperizie. Più recentemente, nella mostra di Costantino a Palazzo Reale di Milano, si è rovinato un cratere (cioè un grande vaso) in marmo bigio.

Ma, come sempre quando si parla della tutela di un patrimonio costituito da insostituibili pezzi unici, il vero rischio non sono gli eventi traumatici clamorosi (tanto più probabili quanto più vorticoso è l'inutile movimento di questi delicatissimi oggetti), ma l'usura inflitta dai continui imballaggi e disimballaggi, dai viaggi, dagli sbalzi di temperatura.

Per l'attuazione della grottesca Circuitazione di opere icona (un punto del Piano di comunicazione 2010 della direzione generale per la Valorizzazione del ministero per i Beni culturali) la Velata di Raffaello di Palazzo Pitti percorse su un camion l'America profonda, spostandosi per mesi tra Portland (Oregon), Reno (Nevada) e Milwaukee (Wisconsin).

E non mancano i rischi legali. Nel 2011 un meraviglioso quadro del Romanino è stato incluso tra i cinquanta che la Pinacoteca di Brera ha spedito alla mostra Baroque Painting in Lombardy, in Florida. Peccato che Romanino c'entri col Barocco come Giancarlo Galan con la Fondazione Canova: la Ragion di Stato imponeva che Brera pagasse un tributo alle celebrazioni di "ITALY@150".

Non appena il quadro è sbarcato negli Stati Uniti alcuni agenti federali sono entrati nella mostra, hanno staccato il quadro dal muro e lo hanno consegnato alla famiglia che ne richiedeva la restituzione in base ad un complicato contenzioso, peraltro noto alle autorità italiane. E la famiglia lo ha prontamente messo all'asta: con tanti saluti a Brera.

Non dobbiamo più spostare nemmeno una cartolina? Certo che no, ma oggi il 90 per cento delle mostre d'arte figurativa non è un'impresa intellettuale, ma commerciale: il prodotto di una fabbrica degli eventi che non ha lo scopo di educare, ma di far soldi.

Questo carrozzone è foraggiato da amministratori locali ("il sonno delle Regioni genera mostre"), da politici nazionali, da soprintendenti infedeli, da aziende in cerca di visibilità, nonché dalla necessità di alimentare a ciclo continuo un complesso circuito economico-clientelare incentrato sulla pletora di cooperative, sedicenti associazioni culturali, e concessionarie di servizi che lucra reddito privato mettendo a rischio e sfruttando selvaggiamente un bene comune.

È tutto questo che bisogna archiviare, ricominciando a fare solo le mostre necessarie: quelle capaci di mettere in contatto ricerca e grande pubblico e di ridare agli italiani le chiavi estetiche, etiche e civili del loro patrimonio.

 

"Madonna dei Pellegrini" di Caravaggiotre grazie canova jpegCaravaggio Conversione di San PaoloPINACOTECA DI BRERAPITTI

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...