C’EST FINI (MASSIMO): “IL MULLAH OMAR? UN MODERNO CATILINA. SE PENSO CHE ALLA TV DI KABUL C’È UN FORMAT SIMILE A 'X FACTOR' VIENE VOGLIA A ME DI IMBRACCIARE IL KALASHNIKOV. OBAMA DI FRONTE A UN TALEBANO SE LA FAREBBE NELLE BRAGHE. GRILLO? UN PASTICCIONE”

MASSIMO FINI UNA VITAMASSIMO FINI UNA VITA

Miska Ruggeri per “Libero Quotidiano”

 

Massimo Fini è provocatorio: «Quando penso che oggi a Tolo Tv, la televisione di Kabul, c’è un format molto simile a X Factor, con giovani afgani ingiacchettati e incravattati, viene voglia a me di imbracciare il kalashnikov (ci penserà Omar, quando verrà il momento, a rimettere le cose a posto)».

 

Massimo Fini è sarcastico: «Ve lo immaginate Barack Obama di fronte a un talebano in carne e ossa? Se la farebbe nelle braghe e dovrebbe chiamare Michelle a pulire il culo al Capo supremo del glorioso esercito americano». Massimo Fini è tenero: «Non ho mai avuto una vera famiglia e mi sono sempre fatto adottare». Massimo Fini è spiazzante: «Non ho mai avuto un’amante. Trovo già faticosa una donna, figuriamoci due».

 

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Massimo Fini non fa sconti nemmeno a se stesso: «Mi sarebbe piaciuto essere Catilina. Ma non lo sono stato. Ho vissuto un’esistenza mediocre in una società mediocre». Se gli chiedi che senso abbia avuto la sua vita, risponde: «Nessuno». Epperò, nonostante lo spleen e un pessimismo che da personale si fa quasi cosmico, ha appena scritto una scoppiettante (pure troppo: qualcuno non gradirà) autobiografia - Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno (Marsilio, pp. 250, euro 17) - capace di raccontare, da una posizione particolare (quella del giornalista contro, figlio di tre culture - italiana, russa e francese), un’intera generazione e i mutamenti (quasi tutti in negativo) dell’Italia, piena di passioni, incontri (da Berlusconi a Bossi, da Montanelli a Bocca), illusioni e confessioni (il whisky, le depressioni, il glaucoma, i festini ambigui...).

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Allora Massimo, il bello è davvero tutto dietro le spalle?

«Beh, il problema è che il brutto è davanti, con la vecchiaia incombente. Forse è una mia nevrosi, già a 20 anni avevo nostalgia dei 16 anni, ho orrore del futuro, non ci investo su. È un mio modo di essere, doloroso. Spero non sia di tutti...».

 

Senza nonni già alla nascita, con un papà molto rigido morto quando eri 17enne, una mamma anaffettiva. Anche l’inizio è stato duro. Ma forse in qualche modo ti ha fatto bene.

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«Sono stato un bimbo solitario, giocavo sempre da solo. Certo, la morte di mio padre mi ha aiutato, costringendomi a passare da un ribellismo generico a una presa di coscienza della situazione, è stata una spinta. E quando ho iniziato a fare il giornalista nessuno più nell’ambiente si ricordava di mio padre (direttore del Corriere Lombardo, ndr), non avevo il peso del “figlio di”. Poi però liberarsi psicologicamente di un padre morto è più difficile. Ed ecco spiegata la mia prima depressione».

 

Per la tua vita è stato più importante il pallone o Nietzsche?

«Nonostante il mio grande amore per il calcio, un mondo magico in cui mi rifugiavo, devo dire Nietzsche: ha plasmato la mia esistenza».

 

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A tuo figlio Matteo, come aspirante calciatore, per sfondare è mancata la cattiveria agonistica. Tu, invece, quella giornalistica ce l’hai...

«Ahhh, è vero (ride, ndr). Però, come tutti i polemisti, sono aggressivo sulla pagina e timido nella realtà. Scrivendo, sfogo anche delle pulsioni represse. Per capirci: se sono ospite da qualcuno e mi capita un letto con uno spuntone, non dico nulla, soffro in silenzio, anche perché ho buone qualità da fachiro... Ma poi mi devo sfogare».

 

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Non è strano che un grande polemista come te preferisca la compostezza del Gazzettino ai titoli urlati e gonfiati?

«È una preferenza dovuta all’invecchiamento. Oggi, in un giornalismo in cui tutti urlano, non ti dà retta nessuno. Io ho sempre fatto polemiche, tuttavia adesso mi viene voglia di gridare di meno. Così, per non fare come fanno tutti».

 

Fino ai 16 anni, racconti, non hai aperto un libro, preferendo dedicarti allo sport. Poi c’è stato un decisivo “cambio di passo”. Così confermi la teoria del «trotto d’asino poco dura»...

«Poco tempo fa è venuto a casa mia un ragazzo, un mio fan. Ha visto la libreria e conosceva tutti gli autori, anche quelli di nicchia. Ma si capiva che era estraneo al mondo d’oggi: non combinerà nulla. I primi della classe, di solito, non combinano nulla. Certo, non vale con Mozart, ma per la letteratura e il giornalismo sì».

 

Sei più bravo come giocatore di poker o come giornalista?

WALTER TOBAGI MILANO WALTER TOBAGI MILANO

«Come pokerista, senza dubbio. Anche se ormai è un passato che guardo da molto lontano. A poker, e a calcio balilla, sono stato il numero uno. Nel giornalismo italiano no».

 

Nel libro ti definisci, via via, un esistenzialista, un libertino, un vinto della vita, un solitario, un casinista, un reazionario, un impressionista, un inseguitore di sogni... Ma qual è la definizione più calzante?

«La migliore non è la mia, ma di un collega che ha detto che sono “un mistico senza fede”. Del resto, sono per metà russo, ho una forte tendenza alla spiritualità e ho sempre cercato Dio. Invano, dato che, come diceva Baudelaire, “se c’è, si è nascosto molto bene”».

 

«Passato è bello», ti canzonava Walter Tobagi. Ma tra il calcio (non un business), i gay (non vistosi), i cumenda (soppiantati dai manager), Milano (a misura d’uomo), la mala (alla Vallanzasca), la medicina (non tecnologica), il giornalismo (gli inviati sul campo)... cosa rimpiangi di più da laudator temporis acti?

«La Milano di una volta».

arrivano i giovani grillo e casaleggio e zucconi si arrendearrivano i giovani grillo e casaleggio e zucconi si arrende

 

Il libro è pieno di aneddoti e giudizi che faranno discutere. Vediamo alcuni tra quelli con cui non sono d’accordo. «La fica fa schifo». «Vale solo per contrasto. Non è esteticamente bella, ha la laidezza degli organi sessuali. Qui bisogna citare Bataille: l’essenza dell’erotismo è nella profanazione». «

 

Busi è uno dei pochi scrittori italiani del dopoguerra».

«Rispetto alla banalità degli altri, ha una marcia in più, è ipertrofico e non minimalista. Certo, su un’isola deserta non mi porterei nessuno scrittore italiano del dopoguerra. Anzi, forse solo la Morante».

 

«Don Giussani è un corruttore».

«Troppo facile, per un uomo di tale levatura, che è stato mio insegnante di religione al liceo, plagiare i ragazzini. Solo io e Giorello abbiamo resistito. Ma ricordo anche un professore di filosofia, super comunista, per il quale la rivoluzione ungherese del 1956 era portata avanti da nazifascisti. Non si insegna così!».

 

«Casaleggio è una testa fine».

don giussani e andreottidon giussani e andreotti

Tra il Web, i blog, Gaia ecc. per te dovrebbe essere il male assoluto. «L’ho incontrato giusto ieri e mi ha proposto di fare un libro insieme... Non è banale come viene spesso dipinto, è un uomo pratico, non ci sono solo utopie campate in aria. Il mio amico Grillo è un pasticcione, se il Movimento 5 Stelle (di cui non sono certo l’ideologo: un giornalista deve mantenere la giusta distanza critica) ha avuto successo è merito di Casaleggio».

 

MULLAH OMARMULLAH OMAR

Il mullah Omar, a te tanto caro, non apprezzerebbe il tuo rapporto con l’alcool. Scrivi pure che «siano stramaledetti i Paesi musulmani»... Ti taglierebbe la testa!

«Non vivrei mai sotto Omar. Io difendo solo il diritto di chiunque a resistere a un’occupazione straniera. Il mullah è una sorta di moderno Catilina, coraggioso e coerente con se stesso».

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