mauro pagani

“DE ANDRE’? AVEVA ANCHE UN LATO AUTODISTRUTTIVO. BERE NON GLI PIACEVA, MA LO AIUTAVA A SCIOGLIERSI” - MAURO PAGANI FA 80 ANNI CON UN DOCUFILM A LUI DEDICATO – L’EROINA (“VEDEVI GLI AMICI SPARIRE. PER FORTUNA HO SEMPRE E SOLO FUMATO CANNE”) LA DEPRESSIONE, L’ADDIO ALLA PFM (“C’ERA UN ECCESSO DI NOTE, ERAVAMO ARRIVATI A SUONARCI ADDOSSO”), "CREUZA DE MA" IN DIALETTO GENOVESE ("CON DE ANDRE' PENSAVAMO DI NON VENDERNE NEANCHE UNA COPIA OLTRE NERVI E INVECE...") ,VANONI (“SENTIVA CHE SE NE SAREBBE ANDATA”) E LA RINASCITA DOPO LA MALATTIA – VIDEO

 

mauro pagani 9

Matteo Cruccu per il “Corriere della Sera”  - Estratti

 

La forza dell’incoscienza. Oltre a essere stato un grande musicista, Mauro Pagani è uno a cui è sempre piaciuto scommettere su sé stesso, lasciando strade avviatissime per avventurarsi nell’ignoto. 

Vedi la Pfm, De André, i suoi studi di registrazione. Un’avventura che ora è un film di Cristiana Mainardi: «Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco» (nelle sale, il 16, 17 e 18 febbraio). Proprio alla soglia dei suoi 80 anni: li festeggia il 5. 

 

Una dichiarazione d’intenti, Mauro, il titolo. 

«Ho sempre fatto scelte con una buona dose di incoscienza. Ma non ho mai avuto paura che le cose andassero male...». 

 

Che traguardo sono gli 80 anni? 

«Mi sento fortunato perché sono ancora vivo. Quando sono stato male, cinque anni fa, in ospedale ho visto gente che non parlava più e non ricordava il nome della moglie». 

mauro pagani

 

A lei com’è andata Mauro? 

«Ero a casa, ho cominciato a guardare come dei pezzi di un quadro che si spostavano in aria. Sono andato in ospedale.  Lì mi hanno salvato. Oggi ho recuperato molte delle mie funzionalità e mi sento tra quelli che hanno avuto una seconda opportunità. E devo molto alla mia compagna…».

 

Già, Silvia Posa, quanto è centrale nella sua vita? 

«Mi basta dire che quando sono stato male, per un mese e mezzo è rimasta giorno e notte, in ospedale, al mio fianco». 

 

 

 

Dall’isolamento, passò a vivere in una comune, nella Milano tumultuosa anni 70. 

fabrizio de andre mauro pagani

«Era una comune di traduttori, colti, coscienza politica spiccata. Viverci mi è servito a crescere come uomo». 

Sono gli anni della Pfm. Nel film si commuove mentre ascolta Impressioni di Settembre, la loro canzone-inno. 

«È un brano compiuto musicalmente e nel testo. Evoca le campagne, dove sono cresciuto, nel Bresciano. E dove non c’era la corrente elettrica, come ne L’albero degli zoccoli ». 

 

A un certo punto ha raccontato di aver sofferto di depressione, nonostante il successo. 

«Una mattina del 1972 mi sono reso conto che il mondo migliore che avevo sognato non ci sarebbe mai stato. Andai in crisi, leggere mi aiutò a ritrovare un equilibrio». 

 

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E ha lasciato la band al massimo. Ecco l’incoscienza…

«Nel prog e nella Pfm c’era un eccesso di note, eravamo arrivati a suonarci addosso. Nel frattempo mi ero appassionato alla musica del mondo, dagli yodel all’Africa. Sentivo il bisogno dell’essenziale. Ho detto basta». 

 

E nel film racconta la sua amicizia con Demetrio Stratos: stavate per mettere insieme una band…

«Un ex Pfm e un ex Area, che cosa sarebbe stata… Ma Demetrio se ne è andato a 34 anni, prima che potessimo provarci. Ed è stato un grande dolore, il primo amico scomparso della mia età adulta». 

 

Stratos se ne è andato per una brutta malattia. In quegli anni però tanti altri giovani sono stati spazzati via dall’eroina. 

fabrizio de andre mauro pagani

«Per fortuna ho sempre e solo fumato canne… Ricordo le code davanti alle farmacie, i tappeti di siringhe per strada. Vedevi gli amici sparire, letteralmente, senza sapere se fossero vivi o morti». 

 

E poi c’è De André…

«La prima volta lo incontrai nel 1970, mentre stava registrando La buona novella , ci siamo subito intesi. Poi più nulla, finché ci ritrovammo nello studio del Castello di Carimate. Diventammo amici». 

 

E nacque Creuza de Ma: sembrava incredibile far cantare in dialetto il maestro della lingua italiana…

«All’inizio volevamo usare un grammelot, una lingua inventata. Fu lui a dirmi di passare al genovese. Pensavamo di non venderne neanche una copia oltre Nervi e invece…Fabrizio rischiò, pronto a cambiare. E io con lui». 

 

mauro pagani fabrizio de andrè

Com’era lavorare con lui? 

«Arrivava alle due del pomeriggio, beveva un cappuccino e poi iniziava col whisky. La verità è che non gli piaceva, lo aiutava a sciogliersi, ma aveva anche un lato autodistruttivo. E, come tutti gli intelligenti, era pieno di dubbi, aveva bisogno di essere sempre rassicurato. È stato un onore essere suo compagno di viaggio». 

 

Perché finì? 

«A un certo punto volle fare un disco con Fossati: fu una separazione consensuale». 

 

L’ultima volta che lo ha sentito? 

«Al telefono, voleva che tornassi a lavorare con lui. Ma non abbiamo fatto in tempo, ho saputo che era morto tornando da un viaggio a Cuba. Un altro grande dolore». 

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Nel film c’è anche Ornella Vanoni. 

«Lei l’ho sentita una settimana prima che se ne andasse. Mi disse, con la sua acuta ironia, che non sarebbe arrivata a Natale. Invecchiando era diventata molto saggia». 

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(…)

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