max pezzali

PEZZALI AL MAX - "E' STATO REPETTO A SPRONARMI, COL SUO GRANDE MOTTO DI BATTAGLIA, CHE ERA 'DIGNITÀ ZERO'. IO GLI DICEVO CHE FACEVAMO SCHIFO, LUI RISPONDEVA TRANQUILLO, 'DIGNITÀ ZERO'. MI HA FATTO SUPERARE TUTTE LE PAURE, ANCHE SE MI REPUTO ANCORA NON ADATTO ALLA DIMENSIONE PUBBLICA"."ESSERE FAMOSI CON LE DONNE E' UN FATTORE DI FACILITAZIONE, MA DOPO 72 ORE LA VERITA' VIENE FUORI. CERTO NEGLI ANNI '90 SONO USCITO CON RAGAZZE A CUI NON AVREI MAI POTUTO AMBIRE - "IL MOMENTO PIU' DURO DELLA MIA CARRIERA? UNA SERA, A SANREMO, PENSAI AL RITIRO" - "UN PIANO B SE NON AVESSI SFONDATO? GUIDARE FURGONI…”- "L'UOMO RAGNO" E WALTER ZENGA - VIDEO

 

Da I Lunatici Radio2 https://www.raiplayradio.it/programmi/ilunatici/

 

Max Pezzali è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalla mezzanotte alle sei del mattino. 

 

max pezzali

Il popolare cantautore ha parlato un po' di se: "Il mio rapporto con la notte? Come per tutti la notte quando ero giovane era il territorio preferito, alla fine era il momento in cui si usciva con gli amici, si usciva tentando di broccolare le ragazze, ci si divertiva, dal pub sotto casa fino a magari la discoteca in cui si andava sperando di cuccare ma spesso tornando senza risultati.

 

Ho fatto della collezione del due di picche un'arte, l'ho fatta arrivare a livello di arte moderna. Poi chiaramente passa il tempo, cambiano le abitudini, quando diventi padre la notte diventa un luogo diverso, in cui a parte la contingenza di questo momento, la notte è diventata il momento più tranquillo, si guarda la tv, si sta a casa, si dorme, è il segno dell'età che avanza"

 

Max Pezzali resta sulla breccia nonostante i ventotto anni di carriera: "Se dovessi tornare a quando tutto è cominciato? Ho questa immagine in testa. Trent'anni fa. Un anno prima di iniziare a fare questo lavoro. Io e Mauro Repetto a giugno del 90 a vedere la partita Argentina-Camerun. Inaugurazione del terzo anello.

max pezzali mauro repetto

 

Eravamo allo stadio. Ricordo l'entusiasmo, vinsero i camerunensi uno a zero contro ogni pronostico, ricordo tutto lo stadio trasformato nella Capitale del Camerun. Tutti improvvisamente eravamo tifosi del Camerun.

 

Quello è il ricordo che mi lega alla mia giovinezza spensierata e cazzara, in cui ancora mi divertivo e pensavo alle piccole cose. Il motivo per cui sono esistiti gli 883 ed esisto io ancora oggi è perché c'era Mauro Repetto.

 

Lui si esponeva, io ero quello schivo. Ho sempre avuto il terrore dell'esposizione e delle luci accesi su di me. Avevo occhiali da miope tipo Filini in Fantozzi. Volevo sempre stare defilato. Quando abbiamo iniziato a fare canzoni, si trattava poi di cantarle. Io non l'avrei mai fatto in prima persona. Mi sarebbe piaciuto farle cantare ad altri. Ma nessuno voleva cantarcele, ci siamo dovuti esporre. E' stato Repetto a spronarmi, col suo grande motto di battaglia, che era 'dignità zero'. Io gli dicevo che facevamo schifo, lui rispondeva tranquillo, 'dignità zero'. Mi ha fatto superare tutte le paure, anche se mi reputo ancora non adatto alla dimensione pubblica". 

max pezzali

 

Nessun piano B: "Prima di diventare famosi ci piaceva l'idea di scrivere canzoni, da appassionati di musica. Mi piaceva l'epoca in cui stava diffondendosi il rap, un genere fatto non per forza da musicisti. Quindi l'idea di fare canzoni mi affascinava tantissimo, ma non mi venivano le canzoni che sarebbero piaciute agli altri, non riuscivo a livello di linguaggio a raccontare un mondo diverso dal mio.

 

E' una mia deviazione mentale, non riesco ad essere troppo astratto, troppo lontano. Raccontavo sempre quello che avevo intorno. Ma le nostre idee non piacevano a nessuno, io stavo finendo il servizio civile in croce rossa, era il 1991, mi ero preso un anno sabbatico, pensavo che mi sarei ributtato sull'università, per cercare di trovare una quadra nella vita.

 

max pezzali

Ma non era un piano b, navigavo a vista, mia madre mi diceva magari con il diploma con qualche raccomandazione qualcosa in banca avremmo trovato. La sua ultima barriera contro l'idea di un figlio clochard era un posto in banca. Che per altro col senno di poi non è che fosse così più sicuro di tanti altri posti. Io cercavo una mia dimensione, ma non sapevo ancora quale fosse il mio posto nel mondo. Avevo sbagliato facoltà all'università, ero in una situazione in cui mi adattavo a fare cose, ma non avevo trovato una strada.

 

Mi piaceva stare sulle ambulanze come volontario, quella poteva essere una cosa che avrei potuto fare. Mi piaceva stare su un furgone, su una macchina, non stare in un ufficio. Avrei potuto fare il corriere, su un furgone. O il trasportatore. Un lavoro sfiancante, ma quando vado in giro e li vedo penso che almeno non stanno chiusi in quattro mura, girano l'Italia. Io volevo andare on the road, non restare chiuso nelle quattro mura borghesi". 

 

max pezzali mauro repetto

Cecchetto come ultima possibilità: "Quando abbiamo portato la cassetta a Cecchetto era la nostra ultima possibilità. Ci eravamo detti che se anche lui ci avesse detto che facevamo schifo basta, avremmo smesso. La prima canzone che sentì fu 'Non me la menare' e gli piacque. Pensò che se avevamo avuto il coraggio di proporre una cosa del genere, forse avevamo qualcosa da dire.

 

Ci chiese di portare tutto il materiale che avevamo pronto, avevamo già scritto un po' di canzoni, tra cui 'Come mai' e 'Hanno ucciso l'uomo ragno'. Avevamo già quasi tutto il primo album e un pezzo del secondo. Quando ci è stata data una opportunità abbiamo trovato canzoni dove neanche immaginavamo di averle".

 

Su 'Hanno ucciso l'uomo ragno': "Se era davvero dedicata a Walter Zenga? Non riuscivo a chiudere questa canzone in nessun contesto sensato. La canzone era già uscita quando Zenga venne escluso dal giro della Nazionale di Sacchi. E allora parlando con i giornalisti canticchiò 'hanno ucciso l'uomo ragno'. Non dichiarò nulla, semplicemente canticchiando quel ritornello suggerì che c'era rimasto male e siccome era sempre stato chiamato l'uomo ragno ci fu l'associazione dei due mondi".

max pezzali

 

Sull'arrivo del successo: "A quei tempi, specialmente se eri un provinciale di mentalità, se ti trovavi al centro del successo avevi subito tutti pronti a dirti di non montarti la testa, perché tutto sarebbe potuto precipitare da un momento all'altro. Cercavi anche di startene più riparato di prima. E soprattutto la cosa divertente è che con il primo album eravamo un fenomeno prevalentemente radiofonico. Eravamo primi in classifica, ma nessuno ci aveva mai visto in faccia. Andavamo in giro normalmente. Hanno iniziato a riconoscerci nel 1993, ci siamo fatti tutto il 92 da primi in classifica ma come sconosciuti. Solo chi ci conosceva bene sapeva che eravamo noi".

 

max pezzali zerocalcare

 

 

La popolarità, le donne e gli amici: "Specialmente con gli amici c'era un cerchio ristretto che è quello che mi porto avanti anche oggi e che in qualche modo è felice del mio successo. Sono pochissimi gli amici però che riescono a non soffrire del successo altrui.

 

Molti sviluppavano dei comportamenti strani, volevano godere della tua popolarità, ma ti parlavano alle spalle, dicevano che eri stato solo fortunato, cose così. Ma anche quello ti è utile, anche il dissenso e l'invidia sono utili, possono farti riflettere. Le donne? Io credo che l'essere famosi, almeno nel mio caso, è stato un elemento di facilitazione.

 

Nel 1993 sono uscito con ragazze alle quali oggettivamente non avrei mai potuto accedere. Io ero un tamarro, ero uno che poteva andar bene solo in determinate aree del mondo. Provincia milanese, parte della Lombardia, già a Milano città ero considerato un tamarro. Sicuramente la fama è un facilitatore, è più facile avvicinare qualcuno perché non sei giudicato solo in base a doti reali, ma anche a doti apparenti. Però dopo le prime 72 ore di conoscenza la verità veniva fuori. E a quel punto si capiva che ero un provinciale, che vivevo in un certo modo. E le donne se ne andavano. La popolarità ti aiuta sul momento ma non ti dà garanzie sul lungo tempo". 

max pezzali

 

Sul momento più duro della sua carriera: "Quando sono andato al Festival di Sanremo nel 2011. Non avevo il pezzo giusto, andando via prima della sera della finale, escluso un po' a cavolo di cane, avevo pensato che forse quello che dovevo dire l'avevo detto, che forse era arrivato il momento di iniziare a fare un altro lavoro, un lavoro serio, il famoso piano b.

 

Ero andato a Sanremo in gara e ho capito di avere sbagliato. Mi era venuto un po' di scoramento, questo è un mestiere che fai se credi che ci sia qualcuno che è interessato alle tue canzoni e le fa entrare nella sua vita. Se capisci che questa cosa non capita più è giusto togliersi dalle scatole.

 

Ci ho pensato in quel momento, poi ho deciso che è comunque figo fare canzoni in se, più di quanto non sia negativo il fatto che possano non avere successo. E' bello fare canzoni al di là della fine che poi faranno se non avranno riscontro. Per questo preferisco continuare a farle".

 

max pezzali

Sul rapporto con i fan: "La cosa che più mi piace fare è chiacchierare a ruota libera con la gente. Il fatto di avere così tanti amici momentaneamente conosciuti mi mette nella condizione che quando li incontro in un posto e scatta la chiacchiera io sto lì anche quattro ore. Torno all'atmosfera del bar in cui sono cresciuto.

 

Ognuno recita il proprio ruolo, a me piace moltissimo stare su quel palcoscenico, ogni volta che qualcuno attacca bottone con me in giro poi dicono che il bottone l'ho attaccato io, quando trovo la persona che si presta mi piace parlare, ricreare l'atmosfera da palcoscenico del bar".

max pezzali

 

Su quanto valga davvero 'La regola dell'amico': "L'amico come goccia cinese alla fine può arrivare a dama. La canzone deve dare una regola generale ma non sempre valida. Ci sono tanti sotto casi. L'amico che riesce a lavorare per sfinimento alla fine ce la può fare.

 

Deve avere un animo orientale, essere zen, sapere che quella è la sua missione, alla quale non puoi mai smettere di pensare. Se lo fai puoi arrivare al momento in cui arrivi al risultato per sfinimento, perché l'altra persona per non sentirti più decide di darti una possibilità. L'importante è provarci, è meglio la bellezza del percorso della destinazione stessa.

 

Puoi anche non arrivare all'obiettivo, ma se hai fatto un'opera d'arte di conversazione e strategie passerai comunque alla storia. La differenza la fa il percorso. Io mi sono spostato con una mia amica, lei mi raccontava le sue pene d'amore. Anche lì, la chiave di tutto è non sfruttare le debolezze della donna. Se lei ti racconta le sue pene d'amore devi essere equidistante. Non entrare in una dinamica da crumiri in cui dai sempre ragione a lei e torto al suo uomo. Non devi giustificarlo, ma neanche sembrare un avvoltoio, uno che sfrutta i racconti di lei sulle deficienze di lui per i tuoi scopi personali. E' difficilissimo, ma se ci riesci puoi andare a meta. Magari dopo anni ma con buona probabilità di successo".

 

NEK RENGA MAX PEZZALI

Sullo stato di salute della musica italiana: "Chiaramente è legata a doppio filo alle vicende della pandemia. La musica di ogni tipo per definizione si basa sull'aggregazione. Finché non si riesce a sconfiggere il covid non vedo tante possibilità.

 

Ma quando succederà, il mondo della musica dal vivo, l'aggregarsi, il cantare tutti assieme, ci sarà talmente mancato che assisteremo ad una delle più belle stagioni di rinascita della storia. Della musica, del cinema, di tutto. Ci sarà un rinascimento".

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