ANNANMO BENE - HOU HANRU, IL CINESE SCELTO DALLA MELANDRI PER DIRIGERE IL MAXXI, SI PRESENTA SPARLANDO DELLE "ESASPERAZIONI DEL CAPITALISMO". PROGETTI E NOMI? NESSUNO

Andrea Dusio per Il Giornale

«Attenti a quello che dite in sua presenza, perché capisce l'italiano e lo parla anche». È Giovanna Melandri a presentare così alla stampa Hou Hanru, il critico e curatore cinese classe 1963 che è stato scelto come nuovo direttore artistico del Maxxi.

Sarà, ma nel corso di due ore di conversazione coi giornalisti Hou di parole italiane ne avrà sciorinate tre o quattro, affidandosi per il resto a un inglese non particolarmente fluently e però torrentizio, con risposte chilometriche.

Gran parte della curiosità che circonda Hanru è legata al perché della sua scelta. Qualcuno sosteneva che costasse poco. Beh, 4mila euro netti al mese per tutto il mandato quadriennale (andrà in scadenza insieme al Cda) non sono poi male, anche rapportati agli emolumenti dei dirigenti degli altri musei italiani.

Leggendo il suo curriculum emergono i sei anni come direttore delle mostre al San Francisco Art Institute, gli incarichi presso le Biennali di Shangai, Tirana, Istanbul, le curatele per padiglioni francese e cinese a Venezia. Si tratta insomma di un professionista molto ben inserito nel sistema dell'arte contemporanea (scrive su Flash Art International) ma non propriamente di un numero uno.

Se però Hou non è stato individuato in ragione della sua economicità, né del suo prestigio, perché un cinese che non conosce l'italiano alla guida di un'istituzione museale nazionale? «Avevamo bisogno del direttore giusto», ha tagliato corto Giovanna Melandri, insistendo su tre punti fondamentali su cui Hanru è chiamato a lavorare: l'impostazione unitaria del Maxxi (che riunisce in realtà due strutture museali, una dedicata all'arte e l'altra all'architettura), la valorizzazione «pubblica cognitiva» (espressione demodé da programma ministeriale) e la missione legata alla ricerca. Per il resto, capire qualcosa di più degli orientamenti del nuovo direttore non è facile.

Cita Kant, Gramsci, il filosofo Giorgio Agamben, usa a ripetizione parole evocative come vulcano, esplosione, gemma, fiore, richiama la metafora dell'autostrada che è alla base del design dell'edificio di Zaha Hadid, si lancia in perigliose escursioni sui pericoli del mercato e sulle «esasperazioni del capitalismo neoliberale», ma di arte non parla mai.

A chi si aspetta l'annuncio di qualche big internazionale che vorrebbe portare al Maxxi, artista o archistar, risponde che oggi il 60% della popolazione mondiale vive negli slum, citando Mike Davis, e che in quel contesto si possono trovare esempi di architettura spontanea molto interessanti. Forse ipotizza una mostra sulle favelas, intanto però è chiamato a risollevare numeri che, a fronte dei toni di soddisfazione di Giovanna Melandri, restano bassissimi.

L'ex ministro dei Beni Culturali rimarca infatti come da gennaio a oggi il numero dei visitatori del Maxxi sia cresciuto del 28% e in agosto l'incremento sia del 24%. Dimentica però di comunicare che i biglietti staccati sono stati 153mila dall'inizio dell'anno e 8.600 nel mese corrente. Come dire che nelle ultime settimane gli ingressi giornalieri sono stati meno di trecento e che la media mensile è sotto le 20mila presenze.

A fronte di questi valori da cinema monosala parrocchiale, il mero costo di gestione della struttura è di 5 milioni e 700mila euro l'anno, mentre il budget destinato alla programmazione è di 4 milioni e 2mila euro. A spanne, vuol dire che il Maxxi incassa un decimo di quello che spende. Tra i risultati ottenuti il presidente ricorda che il contributo pubblico è sceso quest'anno dal 70 al 60%, grazie alla crescita dei fondi privati dal 30% al 40%.

«L'obbiettivo è arrivare al fifty fifty», spiega la Melandri, vantando inoltre come la spending review interna sia riuscita a ridurre dal 72% al 57% il peso della voce «spese di gestione» e annunciando iniziative di crowfunding. Ma se venissero a mancare per qualche motivo i 6 milioni di finanziamento pubblico, il Maxxi non sarebbe in alcun modo sostenibile. Ma certamente tra le divagazioni macroeconomiche che a Hou Hanru piacciono tanto c'è una soluzione anche per questo.

 

 

HOU HANRU E MELANDRIGiovanna Melandri GIOVANNA MELANDRI Museo MAXXI Auditorium del MAXXI MAXXI

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