serra nalesso

CROCE SENZA DELIZIA - “IN FRANCIA CONDURRE UN TELEGIORNALE CON UN CROCIFISSO AL COLLO SAREBBE INCONCEPIBILE, FORSE ANCHE UN REATO” – MICHELE SERRA “SU REPUBBLICA” ALL’ATTACCO DI MARINA NALESSO, LA CONDUTTRICE “CONFESSIONALE” DEL 'TG2' CHE HA AVUTO L'ARDIRE DI APPARIRE CON IL SIMBOLO CRISTIANO AL COLLO: "VA NASCOSTO" - I CONSIGLI IRONICI DI MARIO GIORDANO AL DIRETTORE DEL 'TG2' GENNARO SANGIULIANO

1 – L’AMACA. IL CROCEFISSO DELLE ORE 13

Michele Serra per "la Repubblica" (17 giugno 2019)

 

Magari è già accaduto, nella lunga storia della Rai, che qualcuno conducesse un telegiornale con un crocefisso a penzoloni sul petto. E dunque la figura della mezzobusta confessionale non è proprio inedita: però fa sempre una certa impressione.

MARINA NALESSO

 

Si tratta del Tg2 (quello delle 13), privatizzato dal governo sovranista, con l'implicito logo Dio Patria Famiglia che incombe su ogni inquadratura. Con una compattezza formale che perfino memorabili tigì non blended, come Telecraxi e Telekabul, nemmeno si sognavano. Ma almeno per ipocrisia, almeno per uno scrupolo formale, almeno per fare finta che, tra gli utenti pagatori di canone, ne esista qualcuno che preferirebbe evitare i simboli religiosi al collo di chi esercita una funzione pubblica, ovvero di tutti: non si potrebbe cortesemente evitare?

 

In Francia condurre un telegiornale con un crocefisso al collo, a meno che non si tratti di un'emittente religiosa privata con preti e suore nel palinsesto, sarebbe inconcepibile; forse anche un reato, perché è vietato ostentare simboli religiosi nei luoghi pubblici. Ma la Francia, si sa, è una nazione atea e corrotta, per questo destinata ben presto a cadere nelle fauci sovraniste.

 

michele serra (2)

E poi non è il caso di buttarla sul piano legale, con tutte le norme e contronorme che già avvelenano la vita di noi tutti, compresi i conduttori di tigì. Buttiamola dunque su quel tanto di civile convivenza che ci rimane, ammesso che qualche scampolo sia disponibile anche per l'opposizione: amici del Tg2, che ne direste di sospendere almeno per i pochi minuti della messa in onda la vostra fervente battaglia? Basta infilare il crocefisso sotto la camicetta, badando che non urti il microfono.

 

2 – ATTACCO ALLA GIORNALISTA RAI CHE OSA ANDARE IN ONDA CON IL CROCIFISSO

Mario Giordano per “la Verità”

 

marina nalesso

Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un' offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo.

 

Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L' altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d' amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo.

 

michele serra (1)

Nel frattempo che si provveda all' uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l' altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv.

In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po' hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest' ultimo (e solo quest' ultimo) infatti turba gli animi sensibili.

Non lo sapevate?

 

mario giordano

Per fortuna gli animi sensibili hanno trovato il loro paladino nel noto opinionista interista e di sinistra Michele Serra che ieri, steso sulla sua amaca di Repubblica, ha tralasciato per un giorno di attaccare Salvini che mostra il crocifisso in piazza per attaccare Marina Nalesso che mostra il crocifisso al Tg2. Dev' essere un' ossessione per il giornalista, già direttore di Cuore e poi autore preferito di Fabio Fazio.

 

«In Francia condurre un telegiornale con un crocifisso al collo sarebbe inconcepibile, forse anche un reato», ha scritto. E in nome degli «utenti pagatori di canone» ha invitato la «mezzobusta confessionale» (sic) a «infilare il crocifisso sotto la camicetta badando che non urti il microfono». Ovvio, non deve urtare il microfono. Altrimenti, se urtasse, non si potrebbe tenere nemmeno sotto la camicetta.

 

Bisognerebbe, come minimo, frantumarlo a martellate. O buttarlo nell' inceneritore.

marina nalesso

Stiamo aspettando da ieri reazioni sdegnate di garanti, authority, cdr, articoliventuno, senonoraquando, ordinideigiornalisti e affini per queste parole sprezzanti («mezzobusto confessionale»), allusive («se lo infili sotto la camicetta»), offensive e chiaramente censorie della libertà di culto e di pensiero.

 

Ma, purtroppo, non abbiamo sentito nulla. Forse ci siamo distratti. Ma osiamo immaginare che cosa sarebbe successo se qualcuno avesse chiesto a una giornalista islamica di togliersi il velo dal capo per poter parlare davanti alle telecamere della Rai tv.

Oso sospettare che il coro delle proteste non sarebbe passato inosservato, neppure ai più disattenti. Invece si tratta di un crocifisso. «Non si potrebbe cortesemente evitare?», domanda Serra. E bisogna pure ringraziarlo che lo domanda cortesemente. Almeno per ora.

gennaro sangiuliano (2)

 

Marina Nalesso, del resto, è pure recidiva. Già alcuni anni fa, era al Tg1, cadde nello stesso peccato mortale: non nascondere il crocifisso prima di andare in onda. Per lei, mestrina di nascita, trevigiana di adozione, avvicinatasi alla fede anche attraverso un percorso di sofferenza personale, a questo punto non ci sono che due soluzioni: o abiura, si cosparge il capo di cenere e si inginocchia cinque volte al giorno verso l' amaca di Serra, in segno di pentimento. O la prossima volta, su quella camicetta bianca, ci mette un gigantesco zero. Che oltre a essere un simbolo finalmente all' altezza del commentatore di Repubblica, è anche l' immagine di ciò che diventeremo, a forza di voler cancellare ciò che siamo.

 

mario giordano

Nel frattempo, per portarci avanti con il lavoro, senza più disturbare gli animi sensibili, gli «utenti pagatori di canone» e il loro portavoce Michele, ci premuriamo di consigliare a Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, di impartire un severo ordine di servizio: vietato indossare croci sopra le camicette, vietato indossare croci anche sotto le camicetta (caso mai urtassero il microfono), vietato indossare reggiseni a croce (potrebbero essere messaggi subliminali), vietato citare la Croce Rossa, la Croce Bianca e soprattutto la Croce Verde (evidentemente sovranista), proibire le espressioni tipo «croce e delizia»

 

oppure «sei la mia croce», non citare mai il filosofo Benedetto Croce, non mostrare mai le bandiera della Svizzera, della Grecia, della Svezia, della Norvegia e della Finlandia, dove compaiono croci, evitare le inquadrature in cui si vedano chiese, cattedrali e campanili, quasi sempre sormontati da croci, e se possibile oscurare dalle immagini dei tg pure le farmacie, incredibilmente simboleggiate anch' esse da una croce. Lo si chieda cortesemente, per ora. In attesa che, come è ovvio, tutto ciò diventi reato.

 

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