MOSTRI DA TALK - I PROFESSIONISTI DELL’OSPITATA TRA “TORMENTONI UMANI” (BECCHI O MISTER GROM), “AGITATORI” (SGARBI, FRECCERO) E PREZZEMOLINE SOTTO VUOTO SPINTO (PICIERNO, MORETTI) - CACCIARI PEGGIO DELLA NITROGLICERINA: PARTE PIANO, SCALPITA, S’AVVELENA, SBROCCA E SE NE VA

Daniela Ranieri per il “Fatto quotidiano

 

MASSIMO CACCIARI OSPITE DI SERVIZIO PUBBLICO MASSIMO CACCIARI OSPITE DI SERVIZIO PUBBLICO

Chi possiamo invitare per un dibattito sereno e pacato sull’Islam? Mah, direi la Santanchè. Questo è lo schema-base, la matrice su cui l’Autore di talk show costruisce le sue puntate. Perché se per ogni tema c’è qualcuno che non dovrebbe mai parlare per mancanza di titoli e di sensibilità, ecco, quello è il primo a cui telefonare.

 

Edmondo Berselli illuminò il momento aurorale in cui in un giornale si devono affrontare temi alti, tipo “la mamma, la famiglia o il mondo frocio”, e si decide di interpellare un’autorità morale, di solito Claudio Magris. Se Magris non risponde, si può dedicare una pagina alla scomparsa delle autorità morali.

 

CACCIARI SMORFIE CACCIARI SMORFIE

Oggi che i temi sono tutti bassi, specie gli alti, l’autorità morale è da ricercare tra i professionisti dell’ospitata. La crisi dei talk fa mordere il freno e produce schiuma. È lì che bisogna lavorare. Tirare fuori da ogni bacile di pseudo-argomenti un personaggio mercuriale, un so-tutto-io, un bru-bru che ci spiega come va il mondo e le cui tesi siano incondivisibili secondo i più normali parametri della ragionevolezza, talmente assurde da fare del loro sostenitore un guru e un iniziatore di genere. In realtà una vittima da offrire al ludibrio catodico.

 

Così il catalogo degli ospiti prêt-à-porter si è col tempo raffinato nella direzione di una specializzazione à la carte. Il menu feriale prevede i Tormentoni Umani, da battere finché caldi: ieri erano Becchi, il teologo non autorizzato del grillismo, e Farinetti, impresario dell’ottimismo eataliano e ministro della Furbizia in pectore; oggi è l’imprenditore Martinetti, marchiato Grom, preferito da Matteo come gelatoforo a Palazzo Chigi per la sit-com anti Economist, giovane, bello e ricco abbastanza da proporre da Floris la ricetta per il rilancio: un tesserino sanitario oro, argento e platino come l’American Express.

della valle servizio pubblicodella valle servizio pubblico

 

Per quell’ora della sera in cui lo spettatore masochista è stanco per lo zapping e tocca dopare lo share moscetto, si chiama l’Agitatore di specialità shakerate: i comizi da autogestione di Luca Casarini, la furia da Teatro della crudeltà di Sgarbi, le raffinatezze da Dams di Freccero, dietro la cui poltrona, come in un film di Woody Allen, fa capolino McLuhan.

 

Fa caso a parte il collegato perenne professor Cacciari. Cacciari è l’Ospite Totale, wagneriano, da chiamare per discorsi su Venezia, la crisi del Pd, la vittoria del Pd, la fine del Pd, la guerra. Nitroglicerina a mezzobusto, parte flemmatico, va in rodaggio, scalpita sulla sedia, s’avvelena, sbrocca, si stacca i fili e se ne va.

 

PAOLO BECCHI PAOLO BECCHI

L’Autore sadico gli contrappone l’Ospite Factotum, vuoterello, idealista per cinismo e calcolo. Da caparsi tra gli epifenomeni renziani, accessori di cose più grandi di loro: la pedagogica Moretti, la catechesimale Serracchiani, la sconcertante Picierno, impegnata a rafforzare il tulle evanescente del renzismo con stecche di atroce luogocomunismo: “C’è bisogno di simboli”, “pensare alle donne incinte”, “dare risposte concrete”. La proporzionata Boschi va invitata da sola, perché possa mostrare la sua competenza: il sorriso. Tutte utili a produrre rumore di fondo mentre si lavano i piatti, oltre che a far incazzare Cacciari.

 

concorso 26 motivi per fare arte   vittorio sgarbi  5concorso 26 motivi per fare arte vittorio sgarbi 5

Nella sagra dell’Arieccolo, le stelle quasi fisse Bonafé, Richetti, Taddei, fanno da contraltare del cambio verso a Ravetto, Comi, Lupi: presenze nevrotizzanti per veicolare i messaggi del padrone. Per lavacri collettivi di reputazione, imbottigliare insieme Polverini, Formigoni, De Girolamo, Fitto.

 

Per la vox populi, chiamare il picchiatello che “sapeva” ma nessuno gli ha dato retta; l’imprenditore-forcone incazzato, il co.co.co, il tartassato. Per la categoria “vuoto qualificato”, Luigi Abete. Per opacità d’antan, Giuliano Amato. Per cose di sinistra dette con grinta di destra, Giorgia Meloni. Per la giustizia Sallusti, per il lavoro Toti, per i diritti civili Gasparri, per l’immigrazione Salvini. Per Kafka Storace.

 

FRECCERO A PIAZZAPULITA FRECCERO A PIAZZAPULITA

Solo 3 o 4 persone in Italia possono fregiarsi del titolo di Ospite Autoinvitantesi. Uno è Della Valle: sciarpone annodato ad ascot, particolare emotivo tipo l’orologio dell’Avvocato, è l’arma di fine-mondo, quello che rimette le chiacchiere a zero. Un altro è Renzi, ospite naturale e nativo televisivo, talmente esclusivo che spesso è in contemporanea su più canali.

 

Gli altri, ospiti normali da impiattare, si sentono onnipotenti; in realtà, l’apparire in tv o meno (che è come dire esistere o no) è in mano all’Autore. Il quale prima crea mostri e poi, per la legge delle profezie che si autoverificano, ne resta affascinato: se gli altri chiamano sempre Tizio, vuol dire che Tizio è da chiamare.

 

PINA PICIERNOPINA PICIERNO

Tanto, l’ospite à la carte trascende la sua identità, e per uno che è in onda ce n’è sempre un altro che ne sa di meno e che già aspetta, dietro le quinte. Fino a quando Floris inviterà Floris e Giannini Giannini, e il talk dell’ospitata delirante imploderà, risucchiato in un buco nero.

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