mario adorf

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - BASTEREBBERO I DUE MERAVIGLIOSI RUOLI CHE EBBE IN “MILANO CALIBRO 9” E “LA MALA ORDINA” PER FARE DI MARIO ADORF, SCOMPARSO OGGI A 95 ANNI, UNA LEGGENDA – DALL’ALTO DEI SUOI 223 FILM DOMINA LA SCENA TEDESCA E ITALIANA DAGLI ANNI ’50 A OGGI, INSERENDOSI IN OGNI TIPO DI PRODUZIONE E RIESCE A COSTRUIRE I SUOI PERSONAGGI PROPRIO METTENDO INSIEME FISICITÀ, FINEZZA DI INTERPRETAZIONE E UMANITÀ - RICORDO CHE QUANDO LO INTERVISTAI PER STRACULT MI DISSE CHE AVREBBE POTUTO ESSERE UNO DEI COLONNELLI DEL CINEMA ITALIANO, AL PARI DI NINO MANFREDI VITTORIO GASSMAN ALBERTO SORDI. MA FURONO PROPRIO LORO A BLOCCARNE LA POPOLARITÀ... - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

mario adorf in milano calibro 9

 

"Tu quando vedi uno come Ugo Piazza, il cappello ti devi levare!" Per i fan del cinema di genere basterebbero i due meravigliosi ruoli che ebbe in “Milano calibro 9” come Rocco Musco e “La mala ordina” come il pappa Luca Canali di Fernando Di Leo per fare di Mario Adorf, scomparso oggi a 95 anni, una leggenda.

 

Ma era una leggenda già nella commedia all’italiana, grazie al personaggio di Tagliabue in “A Cavallo della tigre” di Luigi Comencini, a quello di Sciascillo in “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, al pugile Bietolone di “Io la conoscevo bene”, a Cucaracha ne “La visita” di Antonio Pietrangeli.

 

E lo era nel cinema western, dove è uno dei pochi attori in grado di passare dal western europeo, “La valle dei lunghi coltelli”, “Gli specialisti” di Sergio Corbucci, al western americano, addirittura quello di Sam Peckinpah in “Sierra Charriba”, dove è il sergente Gomez. Per non parlare del grande cinema d’autore.

femi benussi e mario adorf in la mala ordina

 

Adorf riesce a dividersi tra un Billy Wilder, “Fedora”, e la coppia Jean-Marie Straub & Danièle Huillet, “Rapporti di classe”, Edgar Reitz, “Il viaggio a Vienna”, e Volker Schlondorff, “Il tamburo di latta”, il cinema di Rainer Werner Fassbinder, “Lola” e quello di Alberto Lattuada, “Cuore di cane”.

 

Dall’alto dei suoi 223 film domina la scena tedesca e italiana dagli anni ’50 a oggi, inserendosi in ogni tipo di produzione, alternando avventurosi, crime, western, commedie, cinema d’autore. Nato a Zurigo nel 1930 da un padre chirurgo calabrese sposato e una madre infermiera svizzera, ha la fortuna di avere un fisico massiccio che gli permette di toccare qualsiasi ruolo forte.

mario adorf

Studia in Germania, è svizzero, ma ha un fisico così importante che diventa immediatamente il cattivo italiano, il cattivo meridionale, il messicano, il napoletano, il siciliano, il killer, il boss. Eccolo in una serie di film tedeschi popolari degli anni ’50, in “Ordine segreto del III Reich” di Robert Siodmak, “Il prigioniero di Stalingrado” di Géza von Radványi, “La ragazza Rosemarie” di Rolf Thiele, in “Il diavolo che uccide così?” e “Scacco alla follia” di Gerd Oswald, “Nella morsa della S.S.” di Robert Siodmak.

 

Ogni ruolo che interpreta, grande o piccolo che sia, è sempre riletto dalla sua grande umanità. Nel cinema italiano, che inizia a frequentare costantemente proprio con “A cavallo della tigre”, sfortunato film di evasione comico-drammatica di Luigi Comencini dove divide la scena con Nino Manfredi e Gian Maria Volonté, riesce a costruire i suoi personaggi proprio mettendo insieme fisicità, finezza di interpretazione e umanità. E riempie la scena.

mario adorf e horst bucholz in sos york

 

E’ perfetto assieme ai nostri attori, da Nino Manfredi a Stefania Sandrelli. E credo che per lui, cresciuto lontano dal padre, sia stato un momento importante lavorare in Italia, essere visto come italiano. Coi baffoni, le basette, il ciuffo nero. Se ne accorgono registi come Antonio Pietrangeli, Florestano Vancini, Valerio Zurlini, che lo vuole ne “Le soldatesse”, Dino Risi, Franco Rossi.

 

In “E per tetto un cielo di stelle” di Giulio Petroni in coppia con Giuliano Gemma costruisce già una coppia alla Bud e Terence, comica, ma anche più sottile, grazie alla sceneggiatura di Bernardino Zapponi.

 

mario adorf in milano calibro 9

 Nei crime e nei thriller del tempo, “Il caso Venere Privata” girato in Italia da Yves Boisset e “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento dove è Berto Consalvi, porta peso attoriale e umanità a ogni scena. Ma il suo capolavoro sono i due polizieschi di Di Leo, dove da subito notammo la sua presenza massiccia sulla scena. Lui e Moschin sfondano lo schermo.

mario adorf e barbara sukowa in lola

E non sottovaluterei nemmeno il ruolo di Nane in “Un’anguilla da 300 milioni” di Salvatore Samperi, che gli aprì un filone veneto di tutto rispetto. Ricordo che quando lo intervistai per Stracult mi disse che avrebbe potuto essere uno dei colonnelli del cinema italiano, al pari di Nino Manfredi Vittorio Gassman Alberto Sordi. Ma furono proprio loro a bloccarne la popolarità. Così gli fecero fare sempre il caratterista.

 

Un po’ aveva ragione. E spesso è sprecato in ruoli minori quando potrebbe tranquillamente avere ruoli alla Buzzanca o alla Tognazzi. Ma credo che il problema della lingua, era sempre doppiato, e quello di un fisico così forte da calabrese influissero non poco sul suo successo, che fu comunque grande, anche se sempre un po’ di spalla rispetto a Gassman Tognazzi Manfredi. Vero è che grazie a lui molti generi si rivitalizzarono.

 

Penso a “La polizia ringrazia” di Steno, che esce nello stesso anno, il 1972, di “La mala ordina”, poco prima del suo incredibile Mussolini in “Il delitto Matteotti” di Vancini. Ma compare in avventurosi come “L’arciere di fuoco” di Giorgio Ferroni come frate Tuck accanto al Robin Hood di Giuliano Gemma. Spesso però si butta un po’ via. Alterna film come “Anima mia” di Mauro Ivaldi, a “Viaggio a Vienna” di Edgar Reitz, “La polizia chiede aiuto” a “La smagliatura” di Peter Fleischmann.

ursula andress e mario adorf in le dolci signore

Passa dal grande cinema italiano degli anni ’60 e ’70 al giovane cinema tedesco con grande normalità. Lavora con Fassbinder, Schlöndorff, Straub, lo vuole Werner Herzog a fianco di Jason Robards e Mick Jagger in “Fitzcarraldo”. Ne gireranno solo metà, per poi rigirarlo tutto con Klaus Kinski. Rifiuta di tornare a lavorare con Sam Peckinpah nel ruolo del capo messicano Mapache in “Il mucchio selvaggio” perché il film è troppo violento. Peccato.

 

Se in Germania è accolto in questi ultimi venti trent’anni come una presenza leggendaria, in Italia lavora ancora moltissimo al tempo delle prime gradi serie televisive. “La piovra” di Damiano Damiani, “Mino” di Gianfranco Albano, finalmente non doppiato, “Fantaghirò” di Lamberto Bava. Ma lo troviamo anche in opera maggiori come “I ragazzi di Via Panisperna” di Gianni Amelio, dove è Orso Maria Corbino. Ma stasera, per ricordarlo, sarebbe da rivedere in prima serata tv “La mala ordina”.    

mario adorf in avamposto saharamario adorf in milano calibro 9 mario adorf e sophia loren in questi fantasmimario adorf karin baal strasse der verheisungmario adorf e ian bannen in avamposto saharamario adorf e margaret lee in questi fantasmimario adorf e margaret lee in questi fantasmi mario adorf in le dolci signoremario adorf in la lunga strada della vendettamario adorf in krokodilmario adorf mario adorf in la polizia chiede aiutomario adorf la mala ordinamario adorf in la mala ordinamario adorf in il caso katharina blumursula andress e mario adorf in le dolci signore

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…