LETTERMAN, COME HERE! NEGLI USA PIANGONO LA CHIUSURA, DOPO 32 ANNI, DEL “DAVID LETTERMAN SHOW”. E COSA DOVREMMO DIRE NOI ITALIANI CHE SIAMO COSTRETTI A SORBIRCI LE SUE BRUTTE COPIE PERBENISTE, COME FAZIO A BIGNARDI?

Maurizio Caverzan per “il Giornale”

 

howard stern david letterman 1995howard stern david letterman 1995

Mancano tre giorni all'addio televisivo di David Letterman e, per quanto conti, devo fare autocritica. Si sa, una persona diventa improvvisamente irrinunciabile quando se ne va. Lo stesso avviene per un programma tv, persino un talk show. Finché lo abbiamo qui, a disposizione, lo trascuriamo, senza degnarlo di uno sguardo. Poi... Mancano tre giorni al sipario calato sulla striscia più irriverente della storia della televisione.

 

farrah fawcett david letterman 1999farrah fawcett david letterman 1999

E solo adesso ci accorgiamo di quanto il David Letterman Show fosse divertimento puro, distillato d'intelligenza, condensato anticonvenzionale. Cioè, quanto fosse divertente proprio perché intelligente e anticonformista. Non che non l'avessi frequentato prima. Qualche volta sì, negli anni in cui Daniele Luttazzi, più esplicitamente e prima di altri, si richiamava a quello show trasmesso da RaiSat. Si andava a spiare l'originale...
In questi giorni abbiamo letto e riletto ritratti, interviste, celebrazioni.

 

demi moore david letterman 1995demi moore david letterman 1995

Tutti a dire e a dimostrare che Dave era uno di famiglia, noi che lo guardavamo tutte le sere... Ma va' là: tutte le sere eravamo presi dalle trame di Santoro, dalle cerimonie di Vespa, dalle ossessioni di Ricci. Dalle beghe di casa nostra. Letterman se ne stava Oltreoceano. Sulla Nbc nei primi dieci anni. Poi, dal 1992, quando Johnny Carson si ritirò e per il Tonight Show fu scelto a sorpresa il più tranquillo Jay Leno, sulla Cbs. Da noi era sul satellite (Rai e Sky) o, in anni più recenti, sulle reti tematiche (Rai5).

 

Una presenza defilata, mediata dai sottotitoli. A seguirlo in questi giorni di conto alla rovescia ci accorgiamo di cosa ci siamo persi. E capiamo perché per i nostri sussiegosi conduttori quel modello resterà fatalmente inarrivabile. Sono parecchi i punti di distanza tra i vari Fabio Fazio, Daria Bignardi, Fabio Volo, e questo comedian di Indianapolis che aveva cominciato inventando originali previsioni del tempo in una tv locale dove, per dire, si complimentava con un temporale quando veniva elevato al rango di ciclone.

david letterman stupid pet tricksdavid letterman stupid pet tricks

 

Fu Johnny Carson ad accorgersi di quella verve goliardica e a scritturarlo come ospite fisso nel Tonight show, il più popolare dei magazine leggeri della tv americana. Aveva sfondato. E la carica sulfurea del comedian, figura a noi ignota, si impose fino a fargli conquistare lo show onomastico.


Trentadue anni di televisione non si archiviano facilmente (ne sa qualcosa Maurizio Costanzo). Un velo di malinconia si sparge sugli ultimi fuochi per i quali coinvolge anche i cameramen di studio che non ne vogliono sapere di salvare la data del 20 maggio. L'altra sera Adam Sandler ha improvvisato una sorta di serenata al «re della comicità e mio miglior amico della tv... Quando te ne andrai, con la spider piena di roba rubata all'azienda, spero che la polizia ti fermi e ti riporti qui e ti costringa per altri trent'anni...».

david letterman stupid human tricksdavid letterman stupid human tricks


«Sì, sono inondato dalla malinconia», ha confidato lui in una recente intervista. «Le cose sono due: o lo accetterò da persona adulta e ragionevole. O mi darò al crimine». L'autoironia, dunque. Anche negli infortuni personali nei quali può risultare una manovra spericolata. Come quando, sotto ricatto pubblico, confessò candidamente le relazioni con alcune sue collaboratrici: «Non sapevo che altro fare. Non sono riuscito a inventarmi una bella bugia», ha ammesso.

david letterman richard simmons 2006david letterman richard simmons 2006


Sono diversi i punti di distanza dai nostri. Alcuni osservatori ribadiscono che la differenza sta nel fatto che in Italia non esiste uno star system sufficientemente ricco e variegato. Con tutto il rispetto, Isabella Ferrari non è Sharon Stone. E non a caso il solito Fazio ha preso ad allargare gli inviti a divi internazionali (U2, Madonna, McEnroe, Jane Fonda...).

 

C'è del vero. Però... Prendiamo le interviste alle attrici hollywoodiane pubblicate a ripetizione dai nostri settimanali più glamour, le stesse che corrono a sedersi sulla poltroncina del Letterman show. Non è che le leggiamo avidamente. La differenza sta altrove. Nell'intelligenza e nell'ironia, nella sagacia e nell'imprevedibilità con cui Dave le mette sulla graticola. Anche troppo, se si dà retta a Cher, a Madonna, a Oprah Winfrey.

 

Storie complicate, di suscettibilità da mostri sacri, o di rivalità professionali durate decenni. Uno così non sta lì per lisciare il pelo dei big. Il comedian è comico, cabarettista, monologhista leggero (vedi la top ten), intervistatore che non risparmia domande scomode. Il tutto concentrato in cinquanta smaglianti minuti che comprendono le gag con il socio Paul Shaffer e il coinvolgimento del pubblico.

david letterman madonna 1994david letterman madonna 1994


Dicendola in altra maniera: ve lo immaginate Fazio con gli scorrettissimi calzini bianchi indossati da Letterman in tutte le sue apparizioni? O Daria Bignardi con un paio di scarpe da tennis al posto del tacco 12? Letterman ha fatto del prendersi in giro il proprio marchio di fabbrica. È la leggerezza senza sussiego. È lo scarto della classe che rende facili le cose difficili. È l'infrazione dei codici. Fazio e la Bignardi sono la pensosità da copione.

david letterman justin bieber 2011david letterman justin bieber 2011

 

La riverenza agli amici. Il consolidamento dei codici: il bon ton, il correttismo, i «ceti medi riflessivi», come diceva Berselli. Pensate a Mattarella ospite di uno dei nostri cerimonieri? Quando qualche giorno fa Obama è tornato da Letterman per omaggiarne l'addio alle scene, tutti hanno riportato la gag sul prossimo ritiro di entrambi e la pensione animata da adrenaliche sfide a domino.

 

Se si rivede quell'intervista, però, si trovano anche le domande un tantino ispide sulla polizia che spara ai neri a Baltimora, sulla permanenza di sacche di povertà in America, sulla crisi economica che ancora non è risolta. Ognuno fa, alla grande, il proprio mestiere. E Obama va da Letterman per un confronto di intelligenza (e di ironia, che ne è la sorella gemella). Ma se non ce l'hai, difficilmente te la puoi dare.

david letterman julia roberts 2000david letterman julia roberts 2000david letterman jay leno 1992david letterman jay leno 1992david letterman cher 1987david letterman cher 1987david letterman bill murray 1982david letterman bill murray 1982david letterman barack obama 2012david letterman barack obama 2012david letterman john mccain 2008david letterman john mccain 2008

 

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?