CONTRO I “SOLITI IDIOTI”/1 - OGGI SUCCEDE CON “I SOLITI IDIOTI”, CHE IN TRE GIORNI HA INCASSATO 4 MILIONI E MEZZO DI EURO. UN TEMPO SUCCEDEVA, CON ‘’ARRAPAHO”. NEL 1984 INCASSÒ 5 MILIARDI DI LIRE. MA CHI RICORDA GLI SQUALLOR? - BISOGNEREBBE ASTENERSI DAL PRENDERE SUL SERIO IL FILM, NON È NÉ LA BANDIERA DI UN’EDUCAZIONE SENTIMENTALE POLITICAMENTE SCORRETTA, NÉ LO SPECCHIO DI UN VUOTO GENERAZIONALE, DI UN DEGRADO ESTETICO. MA SOLO MARKETING…

Michele Anselmi per "il Riformista"

Ma di che stiamo parlando? Oggi succede con "I soliti idioti", che in tre giorni ha incassato 4 milioni e mezzo di euro, forte di un'impressionante media a copia di 9.458 euro. Un tempo succedeva, per dire, con "Pierino contro tutti", "Eccezzziunale... veramente", "Yuppies" o "Arrapaho". Pensate: quest'ultimo, definito dal dizionario "Morandini" «il più brutto film della storia del cinema italiano», nel 1984 incassò 5 miliardi di lire, essendo costato poco meno di 200 milioni. Ma chi ricorda gli Squallor?

Diciamo la verità: ogni anno c'è una cine-rivelazione comica che mobilita sociologi e commentatori, un fenomeno giovanile da box-office che straripa sulle prime pagine dei quotidiani e obbliga tutti a parlarne, in genere secondo schemi consueti: da un lato c'è chi grida alla volgarità imperante, al declino morale, al rincoglionimento generazionale; dall'altro chi loda il gusto trasgressivo, il racconto volutamente esagerato di vizi e manie del Paese, l'esperimento fresco e vitale che azzera il cinema pretenzioso.

Una terza via esiste? Forse è quella scelta Claudio Gregori, il 50 per cento di Lillo & Greg. Come mostrato da Dagospia, che pure ha fatto sfrenata campagna in favore del film prodotto da Pietro Valsecchi e Medusa trasformandolo in una sorta di "must" imperdibile, giovedì scorso Greg si è sottratto elegantemente al marchettone durante una puntata del radiofonico "Sei uno zero".

«Approfitto, vado a prendere un caffè» ha sussurrato prima di alzarsi dal tavolo dove s'erano appesa seduti, per lo sketch concordato a base di "bip", Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, ovvero i due "idioti" baciati da improvvisa popolarità grazie all'effetto moltiplicatore offerto da YouTube alle loro gag nate per l'omonimo programma su Mtv.

Può anche darsi che "I soliti idioti", inteso come film, sia «una rivoluzione, imposta da minorenni che irridono il dibattito pseudosociologico, gli anatemi intellettuali e si chiamano a raccolta su Facebook» come spiega Malcom Pagani sul "Fatto Quotidiano", parlando di esperimento «tra il cinepanettone e la transgenetica». Di sicuro i ventenni, con piglio goliardico e senso della tribù, fanno la fila nei multiplex, ed è possibile che gli incassi nei prossimi giorni crescano a dismisura, dando avvio a un nuovo effetto-Zalone o a qualcosa di simile.

D'altro canto, il turpiloquio ha sempre funzionato nel cinema italiano, specie negli ultimi anni: prima era il «famme ‘na pompa» di "S.P.Q.R." a far sganasciare in sala i ragazzi, nell'esecrazione di qualche anima bella, con puntuale dibattito sui giornali sotto Natale; adesso è l'esagerata romanità esibita da Mandelli truccato da vecchio con blazer blu, magari con l'occhio ai "Mostri", tra Alberto Sordi e Enzo Salvi, a provocare boati in sala, roba del tipo «Vestiti, dai cazzo! Che me ce devo sposà' io con quella busta de piscio della ragazza tua? Dai cazzo!».

Naturalmente, tanto più se colorita, truce o dozzinale, una battuta scritta su un giornale non restituisce la grinta comicarola del film, sicché non staremo qui a insistere con le citazioni letterali, da «smutandissima» a «fiodena», da «accrocchio de cromosomi a forma de rincojonito» a «sorcicova», per dirne la povertà lessicale. Una certa volgarità fa parte del gioco, va benissimo se la sai usare. Vedere per credere, quando uscirà, "Scialla!" di Francesco Bruni, dove lo slang giovanile romano detta legge.

Il fatto è che bisognerebbe astenersi dal prendere sul serio "I soliti idioti", perché il film, che la stessa Medusa definisce con involontaria ironia «commedia di nuova impostazione», non è - ripetiamo - né la bandiera di un'educazione sentimentale politicamente scorretta, né lo specchio di un vuoto generazionale, di un degrado estetico, di una sconfitta pedagogica. Ma solo marketing.

«In un'Italia sommersa dalla pioggia e dalla merda di un governo in agonia che non se ne vuole andare, i pischelli italiani sono tutti al cinema a vedere "I soliti idioti"» sostiene su Dagospia Marco Giusti, arguto cantore dello stracult e massimo esegeta della coppia Mandelli-Biggio. Lo farebbero, i pischelli, «alla faccia di Berlusconi, di Santoro e Della Valle, di Renzi e Giorgio Gori, di una tv (Rai+Mediaset) completamente svuotata, di Concita (De Gregorio, ndr) che non ci ha capito ‘na mazza, di Natalia Aspesi che ha scoperto Cattelan, di Pupi Avati che ancora si domanda perché non lo amiamo».

Suona bene l'invettiva: come un affondo irriverente, una pernacchia ai potenti, una scoreggia oltraggiosa. Io penso, invece, che "I soliti idioti" non lascerà alcuna traccia, la moda iconoclasta passerà presto. La battuta più citata, in quanto ritenuta profetica da molti osservatori di costume, recita: «Ma che Paese è questo, dimmi Gianluca, che Paese è?». Già. Magari vale anche per il film in questione.

 

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