1. OLGHINA DI ROBILANT: “LA VERITÀ SULLA MIA FESTA AL RUGANTINO CON STRIP DI AICHE’ NANÀ” 2. “FU L’IMBUCATA (DA FELLINI) ANITA EKBERG AD INIZIARE UNA SPECIE DI SPOGLIARELLO, CAUSANDO L’IMPROVVISA INVASIONE DEI FOTOGRAFI. MA IMMEDIATAMENTE APPARVE LA BALLERINA TURCA AICHE’ NANA’ CHE LE FECE CONCORRENZA, SPOGLIANDOSI DAVVERO” 3. ‘’LO SCANDALO, DI DIMENSIONI INTERNAZIONALI, SCOPPIÒ QUANDO I QUOTIDIANI TITOLAVANO QUELLE FOTO “L’ORGIA DELL’ARISTOCRAZIA ROMANA” A CARATTERI CUBITALI’’ 4. “ANCHE LA 18ENNE MISS BOSFORO NON ERA STATA INVITATA, A GUADAGNARCI DAVVERO FU SOLO QUEL VOLPONE DI FEDERICO FELLINI CHE SI APPRESTAVA A FILMARE LA “DOLCE VITA”’’ 4. E’ IL 5 NOVEMBRE 1958, DOPO LO “SCANDALO” MONTESI IL PRIMO SENO NUDO NON SI SCORDA MAI: IL RACCONTO DEL GIORNALISTA VICTOR CIUFFA, TESTIMONE DI QUELL’EPOCA

1. OLGHINA DI ROBILANT: LA VERITÀ SU NANÀ E LA SERATA-SCANDALO AL RUGANTINO
Olga di Robilant per "http://olgopinions.blog.kataweb.it/2010/07/13/rugantino-la-verita/"

Pubblicato il 13 luglio 2010

E va bene, cedo alle insistenze e narro per l'ennesima volta quanto stampa e colleghi rifiutano di ammettere, reiterando un falso che è diventato storico o quantomeno ‘storia di Roma'. Cercherò di essere chiara e semplice:

1. NON vi fu scandalo di sorta la notte del Rugantino, ossia quel 5 novembre del 1958. Lo scandalo è stato e rimane un gigantesco pallone gonfiato e ideato dai mezzi di stampa.

2. La Polizia NON fece irruzione nel locale interrompendo uno spogliarello.

3. La magistratura NON diede via ad indagini e processo a seguito di quel preciso evento, bensì 10 giorni più tardi, a seguito del clamore della stampa per chiarire la verità su quanto veniva asserito dai giornalisti ed uscendone poi a mani praticamente vuote.

Ecco i fatti:
1.
Si trattò di una cena PRIVATA organizzata da Peter Howard Vanderbilt per il mio compleanno, il quale aveva requisito (pagandolo) l'intero locale insieme alla "Rome New Orleans jazz band" di Carletto Loffredo. Feci personalmente gli inviti insieme a Guidarino Guidi, assistente di Federico Fellini, il quale stava girando "La Dolce vita". Io e Peter Howard Vanderbilt davanti al Rugantino con i carabinieri, a nostra protezione e non per arrestarci...

2. Invitai personalmente il Commissario del Commissariato di Polizia di Trastevere (quartiere che ospitava molta malavita), chiedendogli come favore di porre alcuni poliziotti in borghese vicino al guardaroba, al fine di evitare furti di pellicce.

3. I fotografi NON erano invitati, bensì infiltrati al seguito di Anita Ekberg, probabilmente per pubblicizzare il film di Fellini (avevo invitato Fellini e la moglie, che non vennero e mandarono al posto loro la Ekberg, NON invitata da me...), e nascosero le macchine fotografiche nei loro cappotti.

4. La turca Aichè Nanà e il suo compagno, signor Pastore, NON erano invitati bensì IMBUCATI; molto probabilmente su istigazione di qualche non invitato o di qualche burlone, forse addirittura pagati per portare scompiglio e scandalo.

5. Fu la Ekberg ad iniziare una specie di spogliarello, causando l'improvvisa invasione dei fotografi, i quali avevano recuperato le loro macchine fotografiche. Ma immediatamente apparve la turca che le fece concorrenza, spogliandosi davvero.

6. Il Commissario di Polizia che era in piedi accanto a me disse subito che, essendo fotografi e spogliarellista elementi esterni, NON previsti o facenti parte della organizzazione, rendevano la serata pubblica, per cui andavano mandati via e lo show interrotto. Risposi che ci pensasse lui e che ritirasse subito i rullini dei fotografi. Lui eseguì.

Spedì un cameriere a coprire le nudità della Nanà, pregandola al contempo di andarsene e si mise all'ingresso per ritirare i rullini, dopodichè tornò accanto a me con sorriso soddisfatto: "Ho sequestrato tutte le foto. L'incidente è chiuso, mi dispiace per lo scompiglio, restiamo nel privato". La serata così continuò con danze e amenità assolutamente decenti fino alle ore 7:00 del mattino. Vi sono foto eseguite per strada a quell'ora all'uscita dal locale che possono testimoniare tale dettaglio.

7. Il Commissario non si era accorto che alcuni fotografi gli avevano consegnato dei rullini nuovi nascondendo quelli adoperati. Tra questi astuti signori figurava Tazio Secchiaroli che ne ha poi fatto il suo ‘cavallo di battaglia'.

8. Lo scandalo, di dimensioni internazionali, scoppiò poche ore dopo le 7:00 del mattino, quando i quotidiani titolavano quelle foto "L'orgia dell'aristocrazia romana" a caratteri cubitali, con articoli inesatti e dettagli inventati. Inutile smentire, inutile qualsiasi azione per frenare tale esplosione che nel giro di 48 ore dilagò dagli USA al Giappone e dall'Australia al Canada; inutili anche le mie precisazioni, perché i tanti che cercavano pubblicità vi intinsero le loro penne dandosi lustro al negativo - ma sempre lustro era - con interviste e balle gonfiate oltremisura.

9. La decisione della magistratura di aprire un'inchiesta sull'avvenimento 10 giorni più tardi NON fu una conseguenza diretta della serata, ma un riscontro/verifica riguardante foto e articoli.

10. Il giudice incaricato ebbe molte difficoltà, perché si evidenziava il fatto che stava operando fuori dai binari, fuori dai tempi, fuori dalla realtà. Concluse con un foglio di via per la Nanà, multando i signori che si erano tolti le giacche per offrirle un tappeto, invitando Peter Howard a lasciare la città e rifiutandosi categoricamente di ascoltare la sottoscritta, in quanto avrei dichiarato che il Commissario di Polizia era accanto a me quale invitato durante un ricevimento privato (e il Commissario poteva solo confermare quanto dicevo...). Preciso che mi recai tre volte al Palazzo di Giustizia per parlare col giudice e deporre. Non mi volle ricevere. In seguito quel giudice fu tolto di mezzo e spedito in una provincia in Sardegna (allora trattatavasi di una specie di punizione).

11. Qualora si fosse fatta luce sui fatti reali, l'intera faccenda avrebbe avuto risvolti ben diversi, se non addirittura al contrario. Si sarebbero dovuti imputare i fotografi che avevano invaso una privacy (se un fotografo entra in casa mia e mi fotografa mentre mi sto facendo il bagno, è lui che va perseguito, non io...). Si sarebbe dovuto condannare il Pastore e la Nanà per la stessa ragione. E si sarebbe dovuto condannare i giornali per calunnia e falso; la stessa parola "orgia" costituiva calunnia. Io però non avevo il denaro sufficiente per aprire un contenzioso, il che è stato molto utile ai colleghi e direttori di testate varie.

A questo punto tengo anche a dire che ho spesso dichiarato e gridato su settimanali, quotidiani e radio (Bisiach) quanto sopra senza ottenere il minimo rilievo (ovviamente a protezione delle stesse testate che erano incorse in errore), meno una sola volta alcuni anni fa, allorchè precisai quanto sopra con l'Espresso, uno dei primi settimanali che aveva dato credito allo scandalo come era stato evidenziato all'epoca (grazie anche al fatto che Secchiaroli lavorava per il gruppo Espresso Repubblica), e l'Espresso ha dato giusto rilievo alla mia lettera pubblicandola sotto forma di articolo.

Non solo, ma nella mia lettera dicevo che tra i miei ospiti al Rugantino figuravano parenti stretti dell'editore Carlo Caracciolo (editore de l'Espresso) come Meralda Caracciolo e Nicola Caracciolo - fratello di Carlo - i quali potevano, volendo, confermare quanto sostenevo. Il settimanale non ha cancellato il dettaglio. Ringrazio ancora l'Espresso per la correttezza.

Tuttavia il pallone continua, annualmente, a volare via media con tutte le bugie a sostegno; soprattutto dando alla faccenda del Rugantino un posto storico. Cito anche il signor Bruno Vespa, che ha dato spazio alla Nanà nel suo Porta a Porta, la quale ha tratto linfa vitale da quelle menzogne a suo tempo e continua a farlo; Vespa oltretutto ha anche pesato in modo offensivo con la sottoscritta, consentendo ad un'impiegata della RAI di telefonarmi chiedendomi se potevo fornire il numero telefonico della Nanà, ossia di una tizia che mi ha rovinato la vita per un lungo periodo e che non ho mai conosciuto né ho idea di chi sia.

L'unico che ha tratto vantaggio da quello tsunami pubblicitario è stato Federico Fellini,
Con questo spero di aver chiarito la "Storia del Rugantino" una volta per tutte.


2. LO SPOGLIARELLO AL RUGANTINO
di Victor Ciuffa da "La dolce vita minuto per minuro" (Ciuffa Editore, 2010)

Eletto il nuovo Papa, l'attenzione dei lettori dei giornali, in quell'avanzante autunno di 51 anni fa, era di nuovo attratta da argomenti e personaggi certamente più futili ma abbastanza divertenti: agli albori del boom economico degli anni Sessanta la massa non aveva ancora dimenticato le tristezze del dopoguerra per cui le imprese di dive, principesse, miliardarie, scatenavano l'entusiasmo dei fan.

Esile, minuta ma graziosa, una specie di Venere tascabile, Novella Parigini monopolizzava con la propria vaghezza la curiosità; s'era creata una notorietà oltre il casalingo confine di Via Margutta e di Via del Babuino, epicentro dell'ancora freschissimo scandalo Montesi; nel 1954 era andata addirittura a perlustrare gli Stati Uniti in una stravagante ricerca del nudo maschile perfetto. Le serviva un modello da ritrarre, sosteneva, ma la gente l'immaginava intenta a misurare, girare e rigirare atletici fisici nudi.

L'incontrai in Piazza di Spagna la sera del 5 novembre 1958, verso le nove. Faceva già fresco, si cominciava a gradire il caldo.
"Andiamo alla festa di Olghina - mi disse - stasera ci sono tutti».

Di aristocratica famiglia, Olghina di Robilant stava allargando rapidamente la cerchia delle proprie amicizie: non più e non soltanto blasonati rampolli nostrani ma anche i nuovi, rampanti protagonisti dell'emergente cafè society romana e internazionale; quindi anche giovani inglesi, francesi, americani, spesso per niente nobili ma certamente più danarosi. Era il caso di Peter Howard, dorato pargolo erede della favolosa fortuna dei Vanderbilt.

Una simpatia, un amore fra i due? Certo è che quel 5 novembre, giorno del 25simo compleanno della contessina romana, Peter volle offrirle una favolosa festa in Trastevere; locale prescelto un anonimo ristorante a pian terreno, il Rugantino, contrassegnato dai numeri civici 38, 39 e 40 di Piazza Sidney Sonnino, con pretese storico-folcloristico-turistiche ad uso esclusivo di stranieri; un secondo ambiente, nel piano interrato, ospitava occasionalmente il ballo.

La festa fu un successo.
Tutta la Roma notturna, cinematografica, aristocratica, mondana era invitata. Convennero i più celebrati nomi del momento. Nata a Malmoe in Svezia il 29 settembre 1931, la Ekberg, il cui nome completo era Kerstin Anita Marianne, a vent'anni era stata eletta Miss Svezia ed era venuta in Italia la prima volta nel 1956 per sostituire Arlene Dahl nel film Guerra e pace di King Vidor.

Nel maggio di quello stesso anno si era sposata, nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio a Firenze, con l'attore Anthony Steel, impegnato in quei giorni nel film Posto di controllo girato in parte in Italia, sul Lago di Como e a Firenze. Li unì in matrimonio l'assessore Menotti Riccioli il quale, a causa dell'affluenza dei fotografi, mise a disposizione una sala più grande di quella solitamente riservata ai matrimoni. L'assessore regalò un mazzo di fiori alla sposa e una copia rilegata dei «Doveri dell'uomo» allo sposo.

Nato a Londra, Steel aveva 36 anni ed era divorziato; la Ekberg, che aveva 24 anni, indossava un abito bianco ispirato ai modelli dell'antica Grecia, che lasciava una spalla completamente nuda e che per questo suscitò varie polemiche. La cerimonia era stata rinviata varie volte per il ritardato arrivo di alcuni documenti. Dopo le nozze, si svolse un rinfresco in un albergo sul Lungarno, quindi gli sposi partirono per Londra.

Affascinato dalla bellezza dell'attrice, Gaetano Afeltra la definì, in uno dei suoi lapidari titoli sul Corriere d'Informazione: «La sposa di maggio».
In quello stesso periodo, precisamente il 21 aprile, si era sposata negli Stati Uniti, con il giornalista del "New York Times" Clifton Daniel jr, Margaret Truman, figlia dell'ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman, cantante e attrice.
Giunta in viaggio di nozze a Roma, la coppia era stata invitata a un pranzo dagli agenti cinematografici Kaufman e Lerner. Appreso che vi avrebbe partecipato anche Anita Ekberg, Margaret Truman disse: «Non mi va a genio l'idea di cenare con Miss Ekberg. Sono stati fatti troppi racconti scandalosi su di lei».

Lerner allora le aveva garantito che l'attrice era molto simpatica e che c'era in lei «un aspetto semplice e pudico» che la gente non conosceva. Margaret aveva accettato.
Anita, raccontarono poi i due agenti, «bellissima, vestita sobriamente tutta di nero, sedeva con una compostezza da educanda».

All'epoca della festa al "Rugantino" la Ekberg aveva già attirato l'attenzione di Federico Fellini, intento a studiare costumi e usi romani per un grande film che non aveva ancora bene in mente. Era stata protagonista anche di altro episodio al quale pure si vuole far risalire la nascita ufficiale della dolce vita intesa come «sagra della paparazzata».

Reduce da una notte trascorsa in locali notturni, all'alba di un giorno della primavera del 1958, dinanzi ai fotografi, era stata schiaffeggiata lungo tutto il percorso da Via Veneto alla Scalinata di Trinità dei Monti dal gelosissimo marito Anthony Steel.

Quella sera del 5 novembre 1958 Anita piombò al "Rugantino" con nordica foga, travolgendo il pur non copioso ritegno delle calde dive nostrane: ad un certo punto si tolse le scarpe e si mise a ballare a piedi nudi. Fu la miccia che incendiò gli animi.

Costituzionalmente più elegante e compassata, Linda Christian, vedova già di Tyrone Power, invano cercò di imitarla; Elsa Martinelli era ancora tenuta a freno dal marito conte Franco Mancinelli Scotti; la Parigini era arrivata al "Rugantino" in compagnia del principe Andrea Hercolani con il quale abbondantemente animava il baccanale.

Partecipavano alla festa i principi Giovanni Aldobrandini, Mario Ruspoli, Pierfrancesco Borghese, Nicola Caracciolo, Nicolò e Luciana Pignatelli, il direttore del cinegiornale "La Settimana Incom" Sandro Pallavicini con la moglie Gea, le attrici Eleonora Rossi Drago e Carla del Poggio, la cantante Laura Betti, l'attore Gérard Herter, il regista Eriprando Visconti.

Sergio Pastore, giornalista di un piccolo giornale di Napoli, si era recato alla festa insieme ad una sconosciuta ballerina turca di 18 anni, Aiché Nanà, aspirante attrice.
Scatenata dalle celebrità presenti, anche Aiché Nanà si mise a danzare a piedi nudi ma presto ritenne di poter superare le prodezze della Ekberg.

Avviò uno strip professionale che fece subito largo; sola al centro della pista, Aiché continuava a spogliarsi, incitata dai nobili romani che le avevano fatto circolo intorno e predisposto in terra un tappeto di giacche da sera. Erano rimasti tutti in maniche di camicia.

Quando cadde il reggiseno e Novella Parigini cercò di strappare alla ballerina anche lo slip, il gestore del locale telefonò alla polizia e il 25esimo compleanno di 0lghina di Robilant divenne una data importante nel costume romano, anzi italiano: erano ancora i tempi in cui la polizia fermava le turiste in short in Piazza di Spagna, invitandole a coprirsi; nei night le esibizioni più audaci erano quelle di ballerine in due pezzi; il Concordato del 1929 tra lo Stato e la Santa Sede aveva attribuito a Roma, infatti, il carattere di città sacra per la presenza del Vaticano e le autorità italiane lo facevano rispettare.

Il primo seno nudo romano non fu, quindi, esente dai rigori della legge. Dal Commissariato di Polizia di Trastevere partì una camionetta. Appena comparvero gli agenti, gli aristocratici spettatori scapparono in maniche di camicia. Erano le tre. Aiché Nanà fu sommariamente ricoperta con le giacche di focosi ammiratori. Ma la festa non era finita: la maggior parte dei partecipanti si ritrovarono subito dopo in Via Veneto, al "Cafè de Paris", ancora aperto. E commentando l'animata notte si passò dal whisky al cappuccino e alla brioche. Poi alle 6,30 del mattino andarono tutti a dormire.

Ma alle 6,45 io ero già nella redazione del Corriere d'Informazione, per il solito lavoro. Mi telefonò Sergio Spinelli, titolare dell'agenzia fotografica Roma Press Photo, situata in Via Gregoriana, offrendomi una foto della festa scattata da uno dei suoi fotografi, Tazio Secchiaroli. Telefonai al Commissariato per conoscere le decisioni della Polizia; mi rispose il piantone: «Non è successo niente - mi disse -. Se voi della stampa non ne parlate, non è successo niente».

Io invece scrissi un ampio e dettagliato resoconto della calda notte, corredandolo con la fotografia che acquistai e trasmisi per telefoto.
Il "Corriere d'Informazione" giunse in edicola, a Milano, a mezzogiorno, quando i protagonisti della movimentata nottata erano ancora tutti a dormire; fu difficile, per i giornalisti dei giornali concorrenti, trovare subito una conferma, e questo accrebbe l'interesse per l'avvenimento.

In una delle foto Aiché Nanà appariva mentre, ballando in topless, lanciava una calza che si era appena sfilata alla platea dei maschi seduti in terra, dinanzi a lei; in primo piano, in camicia bianca, era il suo accompagnatore Sergio Pastore; in un'altra foto, vestita solo di uno slippino, appariva sdraiata sulle giacche dei nobili stese sul pavimento, intenta in realistiche contorsioni.

Nei giorni seguenti quelle foto furono pubblicate dal settimanale "L'Espresso" il cui direttore fu incriminato, processato e condannato. Peter Howard fu dichiarato indesiderabile, accompagnato dalla Polizia fino al treno, alla Stazione Termini, e rispedito all'estero.

Ma chi era l'oscura eroina che aveva detronizzato per un'intera notte le conclamate dive del momento? Non era la prima volta che destava clamore: ad Istanbul dove viveva ed era una promettente nuotatrice, a 13 anni aveva vinto il concorso per l'elezione di Miss Bosforo; una sua foto in bikini era stata pubblicata da un settimanale sportivo e aveva suscitato uno scandalo; era il primo bikini, infatti, pubblicato nel suo Paese.

L'esibizione al "Rugantino" le fruttò la popolarità in Italia, l'ostracismo della tv dell'epoca e il 21 luglio 1961 una condanna a mesi di reclusione.
In seguito si sposò a San Marino con Pastore, passato dal giornalismo alla regia cinematografica, dal quale ebbe una figlia, Sara, destinata a diventare cantante soprano.

Più tardi, separatasi da Pastore, Aiché Nanà tornò allo spettacolo interpretando film e producendoli. Uno di Edipeon, il cui soggetto era stato scritto addirittura dal commediografo cattolico Diego Fabbri, era interpretato, oltre da lei, da Magali Noél e da Massimo Serato. Inoltre recita, stavolta con striptease integrali consentiti dai nuovi tempi, nel Piccolo di Roma, un teatrino situato nel cuore di Trastevere da lei stessa gestito.

 

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