paolo virzi grillo casaleggio

PAOLO VIRZÌ ARMA IL CANNONE E SPARA ALZOZERO CONTRO GRILLO E MOVIMENTO 5 STELLE: “È UNA NON DEMOCRAZIA, È UN’AZIENDA CON DUE PROPRIETARI. UN COMICO DAL PROFILO ETICO DISCUTIBILE, VISTA LA SUA PESANTE STORIA GIUDIZIARIA DELLA QUALE STRANAMENTE NON SI PARLA MAI, E UN TIZIO CHE HA EREDITATO DAL PADRE UN’AGENZIA CHE LAVORA NEL WEB”

Malcom Pagani per “il Messaggero”

 

valeria bruni tedeschi  paolo virzi  micaela ramazzottivaleria bruni tedeschi paolo virzi micaela ramazzotti

Gruppo di famiglia in un interno: «Amore, vai a dormire?», «Vado a leggere». È quasi notte, Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti non sono più vestiti da gran sera e lo scambio tra moglie e marito dura lo spazio di un mattino. Tra i David di Donatello conquistati per La pazza gioia di nuovo nelle sale dopo aver sbancato persino in Israele e il doppiaggio del film americano in cui il ragazzo di Livorno che girava pubblicità per le tv locali dirige Helen Mirren e Donald Sutherland, normalità e fatica trovano il giusto compromesso: «Sono stanco, felice e ansioso di avere una pausa. Siamo creature fragili e le carezze sono il nostro nutrimento, ma al di là dei premi e della gara che come tutte le competizioni ha momenti di bellezza, crudeltà e malinconia, mi è rimasta addosso soprattutto l’ultima sensazione. Vedere andare via un maestro come Bellocchio senza neanche una pacca sulla spalla mi è dispiaciuto».

stefania sandrelli con paolo virzistefania sandrelli con paolo virzi

 

Ai David lei ha evocato Arbasino.

«Lui sosteneva che la carriera dello scrittore italiano avesse sempre tre fasi: giovane promessa, solito stronzo e venerato maestro. lo sono oggettivamente il solito stronzo. Giovane promessa non posso più essere e venerato maestro non voglio diventare. È una grazia divina che tocca a pochi privilegiati che invecchiano bene o che hanno smesso».

 

Quindi nessun orgoglio per aver trasformato la follia in poesia?

paolo virzi e pietrangelo buttafuocopaolo virzi e pietrangelo buttafuoco

«Non c’è nulla di peggio dei cineasti che si danno delle arie e offrono ricette per migliorare il mondo. Siamo solo cantastorie a cui piace andare a ficcare il naso nei guai della vita. Però è vero: chi fa ‘sto mestiere ha sempre l’illusione un po’ stupida che il cinema possa riparare i torti. Zavattini diceva che il poetico viene da se, ma l’utile bisogna volerlo. Ho voluto fare un film, anche se al principio un soggetto così poteva suscitare riluttanza, ma non l’ho voluto fare con spirito di denuncia. Per quello c’è il giornalismo di inchiesta».

 

Bruni Tedeschi era emozionata davvero su palco o recitava?

«La seconda. Da grande commediante aveva diritto a recitare anche il suo speech».

 

È vero che si è augurato vincessero le ragazze di Indivisibili?

«Forse. Magari per simpatia nei confronti di un film più piccolo. De Angelis, il regista, al Centro Sperimentale l’avevo selezionato io. Proprio come Giovannesi».

francesco piccolo e paolo virzifrancesco piccolo e paolo virzi

 

Le sue prime esperienze?

«Facevo l’assistente a mio cugino, fotografo di matrimoni. Giravo spot ingenui e inguardabili e insieme a Francesco Bruni davo vita a spettacoli pretenziosi. Per sembrare vecchio, nei teatrini livornesi, mi gettavo il borotalco sui capelli. Allora, giuro, li avevo tutti al loro posto».

 

«Livorno -disse- non perdona le velleità artistiche». 

paolo virzi premiatopaolo virzi premiato

«Il tratto antropologico della mia città è l’irriverenza. Chiunque si cimenti in un’impresa deve attendersi scherno, canzonatura e dileggio. Meritati, nel mio caso. Il mio film, Paso Doble, era tremendo. Uscì un solo giorno in una sala strapiena di amici e parenti, ai Quattro Mori. Io scappai per la vergogna non appena si spensero le luci. Le reazioni me le feci raccontare».

 

Trama? 

«Una cosa che non stava in piedi. Quattro amici si incontrano a molti anni di distanza e fanno un bilancio della loro vita. In onore di quello “grande”, girato da Kasdan, lo ribattezzammo ironicamente Il piccolo freddo».

 

paolo virzi intervistatopaolo virzi intervistato

Perché la trama non stava in piedi? 

«Perché anche se a quell’unica proiezione non c’ero, credo suscitasse risate involontarie. In Paso Doble, il bilancio esistenziale era interpretato da attori ventenni».

 

Suo padre era un carabiniere siciliano.

«Maresciallo siciliano, pudico e taciturno. Lavoratore instancabile. Tra noi c’era la dialettica che ci può essere tra un uomo in divisa e il figliolo che milita nella federazione anarchica».

 

Lei lasciò Livorno presto.

PAOLO VIRZIPAOLO VIRZI

«A vent’anni avevo già la valigia in mano. La prima volta che vidi Roma fu nel 1984, per i funerali di Berlinguer».

 

Ricordi dei suoi vent’anni?

«La pensione di Via Marsala divisa con le meretrici nigeriane che fumavano Marijuana mentre io buttato su una branda strimpellavo No Woman, no cry, l’appartamentino del nuovo Salario diviso con Francesca Neri, la tremenda 127 giallo ocra con la quale attraversavo la città, l’incendio della casa Via Miani che carbonizzò ogni cosa e Sandro Veronesi che venne a soccorrermi e a offrirmi riparo in piena notte con una coperta in mano. Tante cose mi ricordo. Mi ricordo la follia e la meraviglia di quegli anni senza una lira in tasca. Non provare nostalgia è impossibile, se ci ripenso vorrei ricominciare da capo. Da zero».

 

Come ha fatto a non montarsi la testa? 

E chi l’ha detto che non me la sono montata? Attraverso Arturo Bandini, figlio di immigrati italiani che scappa dal Colorado per andare a imporsi come scrittore a Los Angeles, John Fante descrive come nessun altro la psicologia dell’artista da giovane. Passi dal percepirti il più bravo del mondo al sentirti l’ultimo della terra, dal delirio di onnipotenza allo scoramento e all'autoflagellazione».

 

Lei ha vinto decine di premi. 

glboro42 paolo virziglboro42 paolo virzi

«Medicine per curare un’insicurezza che penso mi accompagnerà per sempre e che con lo scorrere degli anni invece di diminuire, mi pare aumenti».

 

Un maestro importante?

«Furio Scarpelli, lo sceneggiatore de La Grande Guerra, de I soliti ignoti e di C’eravamo tanto amati. Le lezioni fondamentali della vita me le ha date quasi tutte lui. Gli ho voluto bene, mi ha spiegato chi ero e soprattutto a non aver paura di essere com’ero».

 

E chi era, Paolo Virzì? 

«Uno che scriveva e disegnava compulsivamente  tante bischerate e che aveva la fortuna di discendere da una plebe selvaggia, proletaria, caustica e gagliarda. Furio mi insegnò a indossare la mia maschera  e io fui finalmente libero di poter prendere in giro chi mi intimidiva».

PAOLO VIRZIPAOLO VIRZI

 

Che rapporto avevate?

«Dolcissimo e bellicosissimo, A Furio la dialettica piaceva. Litigavamo in maniera apparentemente sanguinosa in Via della Croce, ai tavoli di Otello. I clienti pensavano fossimo sul punto di ucciderci, ma in realtà nell’aria c’era soltanto passione ed adrenalina. Sa cos’è?»

 

Cos’è?

«Eravamo tutti meno permalosi, noi registi. Ci sfottevamo tra noi guardandoci negli occhi mentre oggi- pur continuando- lo facciamo alle spalle dell’altro. Mi manca il litigio che si fonde con l’abbraccio. Sarebbe bello potersi ‘sfanculare per passione e dopo volersi bene come se facesse parte di un gioco naturale ed amoroso».

 

PAOLO VIRZIPAOLO VIRZI

Lei è permaloso?

«Non penso. Non credo. Da ragazzo forse ero insopportabile, antipatico e come le ho detto, litigioso. Mi piaceva la mischia, ma è da molto che non mi ci butto».

 

Come mai?

«Forse sono i tempi. Si urla troppo. C’è violenza, rabbia, qualunquismo. È un vento che mi fa paura. A 16 anni, quando guardavo ai modelli delle comunità agricole e sognavo la rivoluzione, non avevo ancora visto l’odio politico e le pozze di sangue per terra. Forse sono diventato moderato: altro che rivoluzione, qui al massimo si possono limitare i danni».

 

Avverte un’aria strana?

PAOLO VIRZIPAOLO VIRZI

«Sento intolleranza e fanatismo e vedo che all’avversario denigrato viene negata la dignità di essere umano. Automaticamente l’avversario diventa nemico da abbattere e io mi ricordo subito del Raphael e di Craxi. Il giorno delle monetine passai per caso davanti all’albergo e vidi la scena con i miei occhi. C’era l’odore del sangue e della caccia all’uomo. Niente mi legava a Craxi e al sostegno per una stagione politica che pensavo dovesse terminare al più presto, ma il giorno del Raphael non fu un giorno qualsiasi. Da allora delegittimazione e desiderio di processare o mandare in galera chiunque la fanno da padroni».

 

A lei Grillo non piace.

PAOLO VIRZIPAOLO VIRZI

Ci sono tante cose che sarei pronto a sottoscrivere domani e ne esistono tante altre opache. Il M5S è una non democrazia, è un’azienda con due proprietari. Un comico dal profilo etico quanto meno discutibile, vista la sua pesante storia giudiziaria della quale stranamente non si parla mai,  e un tizio che ha ereditato dal padre un’agenzia che lavora nel web. Forse sul tema sono sensibile perché ci sono passato. Sono stato l’unico regista inserito in quello sputificio del suo sito, con tanto di foto e commenti che mi auguravano la morte.

beppe grillo davide casaleggiobeppe grillo davide casaleggio

 

Al posto del giornalista del giorno, Grillo mise me, anche se a quanto pare non si sa chi lo gestisca, ’sto sito. Qualche tempo fa vado in un mercatino della Garbatella  e vengo avvicinato da alcuni militanti. Hanno iniziato a inveirmi contro e a dirmi con molta rabbia e senza alcuna ironia cose così irragionevoli e violente da farmi venire paura. Un po’ codardo, è vero, sono, ma lì qualcosa da temere c’era davvero».

 

Cosa le dicevano?

casaleggio grillo e davidecasaleggio grillo e davide

«Che i film me li finanziano il Pd e Renzi. Certo, uno potrebbe ridere di fronte a queste fesserie, ma a me fa paura chi elimina la complessità delle cose, chi agita polveroni per aizzare l’ira e la frustrazione delle persone alimentando la disperazione. Non mi fido dei processi sui giornali, che a loro volta hanno molte responsabilità. Mafia Capitale, ad esempio. Ho letto e ho cercato di capire, ma mi è parsa una storia più vicina a I soliti ignoti e alla saga del Monnezza piuttosto che a Il Padrino».

 

Nogarin si è detto felice per lei.

Ah sì? Strano, so che si era vantato di non aver mai visto un mio film. Dove nel dopoguerra sedevano eccellenze come Furio Diaz e Nicola Badaloni, oggi c’è un tipo di Castiglioncello che si definisce ingegnere aerospaziale, ma mi risulta riparasse computer e avesse talento soprattutto nell’organizzare "aperitivi rinforzati".

beppe grillo  alice salvatorebeppe grillo alice salvatore

 

La verità è che avevamo la classe dirigente più vecchia d’Europa e un cambio, anche brutale, era necessario. Ma invece di iniziare dalla testa, ovvero da Scuola e Università, per provare a  formare una nuova classe dirigente all’altezza di tempi difficili, si è partiti dalla coda:  inevitabilmente, sono arrivati i barbari: i senza arte né parte,  gli opportunisti, gli analfabeti, che come unica qualità e virtù offrono la disponibilità a tagliarsi lo stipendio.

 

È vero che un film sull’Italia dei 5 Stelle lo girerebbe?

Cassimatis grilloCassimatis grillo

«Grillo, un comico che passa da ‘arrendetevi tutti’ a ‘stavo solo scherzando’, un ciclotimico, ciclotimico come quasi tutti gli artisti, mi interessa molto come soggetto romanzesco. Questi meet up dove con 15 voti ci si candida a Sindaco o a Primo Ministro possono far molto ridere. 

 

Ho una cartellina di appunti fittissimi, ma forse rimarranno lì. Per fare un film con una matta, un cialtrone o un disgraziato devo provare empatia. Non si fa un film contro qualcuno, non si deve fare mai. E comunque il grillismo in Italia ha già vinto, sono già al potere e dettano la loro agenda demagogica a tutti i media che obbediscono e a tutti i partiti, che inseguono».

Descrizione: https://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/images/cleardot.gif

filippo nogarinfilippo nogarin

 

Il suo prossimo film, The Leisure Seeker, è quasi finito.

«Racconta la fuga in camper di una coppia di anziani che è stata insieme per tutta la vita.  Lui è fisicamente forte, ma svanito. Lei è acciaccatissima, ma brillante. Alla vigilia di un ricovero forzato per entrambi, nascondendolo ai figli, partono insieme per un ultimo viaggio nei luoghi amati».

 

Difficile guidare due attori così?

«All’inizio ero intimidito e un po’ frenato. A Sutherland che con Mash e Animal House mi aveva segnato l’adolescenza o alla sublime Helen Mirren non potevo certo dare le battute. Mi sono limitato a catturare il massimo della verità possibile».

 

Mirren è arrabbiata per la Brexit

grillo su netflixgrillo su netflix

«“Bloody insulars” diceva, giurando che non avrebbe più rimesso piede in Inghilterra. È una donna di parola. Credo che che finora abbia mantenuto la promessa».

 

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO