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AL BAGAGLINO PINGITORE DA UNA PITTURATA A PITTIBULLO CON "50 SFUMATURE DI RENZI" E SCATTA LA CENSURA: "IN TV MI HANNO CHIESTO DI EVITARE DISCORSI SU DI LUI" - “RENZI È UN DUCE CHE RISCHIA DI PASSARE DIRETTAMENTE DALLA MARCIA SU ROMA AL 25 LUGLIO, SENZA LASCIARE PASSARE UN VENTENNIO - BERLUSCONI? L'HO VISTO DIMESSO"

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Alessandro Ferrucci per il “Fatto Quotidiano”

 

Luglio del 1967, un gruppo di ragazzi noleggia un brigantino-goletta costruito nel 1907 "con due motori, di cui uno in avaria. Due alberi, venti cabine, 11 uomini di equipaggio. Cominciammo la tournée da Anzio, e via fino a Montecarlo. Ci fermavamo nei porti turistici, il pubblico si accomodava a prua, al massimo 150 persone, uno sopra l' altro". Tra i protagonisti: Gabriella Ferri, Oreste Lionello, Pino Caruso e altri.

 

"Ogni sera ripartivamo, era tutto illegale, la nostra fortuna è che non esistevano i telefonini, e nei porti la capitaneria non aveva i precedenti. L' ordine di bloccarci non ci raggiunse mai".

 

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Cinquanta giorni di crociera allora, quasi cinquant' anni di carriera oggi con Pier Francesco Pingitore, mister Bagaglino, la satira politica a teatro, uno dei protagonisti della prima repubblica, torte in faccia e barzellette, cosce di fuori e politici in prima fila, accuse di qualunquismo e audience.
 

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Qualche anno di flessione, poi l' altra sera di nuovo protagonista con l' ultimo vero rappresentante di quell' epoca, Silvio Berlusconi, "però non lo vedevo da molto tempo".

Come lo ha trovato?
Insomma, un po' giù, non direi depresso, forse consapevole del tempo che è passato. Vede, lui era molto fisico, la baldanza era la sua cifra, ora mi sembra dimesso, riflessivo.
Credo abbia compreso di non poter più giocare come mattatore, sta cercano di capire a chi intestare l' eredità politica.
 

Nei fatti non sembra.
Non è stupido, sa quali sono le sue condizioni.
 

Lei è a teatro con "Cinquanta fumature di Renzi". Un po' di satira governativa…

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C' è una forma di conformismo incredibile. Pochi giorni fa sono stato invitato a una trasmissione serale, e i responsabili si sono dilungati in raccomandazioni per non parlare di politica. E io: ma come, ho uno spettacolo tutto dedicato all' attualità, e voi mi fate tacere?
 

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Censura!
Mi dicevano: niente nomi, niente questo, non fare quell' altro. Mai accaduto. E non è stato l' unico episodio: quando ho chiesto ospitalità in qualche trasmissione per lanciare lo spettacolo, mi hanno sempre opposto le motivazioni più diverse, alcune plausibili, altre comiche.
 

La scusa plausibile salva le carriere.
Capirai, in Rai sono in fase di nomine. Tutti fermi. Tutti attenti. Preoccupati. Comunque dico sempre che Renzi è un Duce che rischia di passare direttamente dalla marcia su Roma al 25 luglio, senza lasciare passare un Ventennio.
 

Lei ha un debole per il Duce, ci ha scritto tre lavori.
Uno dei momenti centrali della mia vita è stato il 25 luglio a Roma, avevo appena nove anni, ma ricordo alla perfezione il calzolaio, la lattaia e altri che quel giorno spaccarono ritratti e busti di Mussolini, ci saltarono sopra, urla e sputi. Fino al giorno prima erano fascisti veri.
 

Italiani voltagabbana. Nel 2015 il parlamento italiano ha battuto il record di passaggi di partito: oltre 300.
Scommetto che nella prima repubblica non erano questi i numeri.
 

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Negli anni '80 i cambi si limitavano a quindici.
C' erano i partiti e i protagonisti, gli ideali e i loro rappresentanti. Oggi non è così, oggi è anche difficile portare sul palco dei personaggi da imitare, sono tutti di passaggio, non segnano il tempo. Ma lo sa che il mio Craxi, interpretato dal povero Zerbinati, veniva salutato dai corazzieri? Lo invitarono al Congresso socialista di Bari. Un successone.
 

Anche D' Alema, un cult.
Era un pilota d' automobile, aveva i capelli rossi e gli occhi azzurri, ma aveva qualcosa del lìder Maximo. Due cambiamenti, e via.
 

Mettiamo un po' di populismo: i politici di oggi sono delle macchiette rispetto a quelli di ieri.
Ma è vero! In un monologo dico esattamente questo: il cabaret è morto a causa dell' auto-cabaret. Ma chi può far ridere più di Razzi, Scilipoti o Alfano? Sì, la satira è più complicata. Ma nessuno prende in giro Renzi, e torniamo al 25 luglio, siamo un popolo di riciclati, di gente disinvolta.

Un riciclato di oggi che l' ha maggiormente colpita?
Forse Casini, un uomo tradito dalla propria vanità. Un po' come Fini.
 

In un suo spettacolo i politici si tiravano le torte in faccia.
Una volta sono venuti anche Di Pietro e Schifani, credevo mi avrebbero mandato a quel paese, e invece…

 

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Anche loro si sono prestati.
È come con le donne, uno pensa: guarda quanto è bella quella sicuro non ci sta. Poi uno ci prova, e…

 

Va bene, ma perché si abbassavano a tanto?
Semplice: pur di starci erano e sono pronti a tutto.
 

Lei ha sempre alzato l' asticella del "possibile", ha mostrato il volto grottesco della politica.
Sì, l' apparire a ogni costo. Ma non pensi che ora sia differente: se ci fosse una campagna elettorale imminente, scatterebbero i medesimi meccanismi.

Qualcuno si è mai rifiutato?
Non me lo ricordo, ma con alcuni neanche tentavamo.
 

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Andreotti partecipava.
C' era Oreste Lionello che lo imitava divinamente e Andreotti gli consigliò di indossare dei tacchi più alti per colmare il gap dei centimetri 'così la posso mandare in giro al mio posto'.
Per lei i politici hanno raccontato barzellette, altro che Berlusconi.
Alcuni dei disastri. Una volta venne uno e gli suggerimmo… Ci dica il nome… No, poveretto, è anche morto. Comunque io e Pippo Franco gli passammo la barzelletta, ma sul palco si dimenticò la battuta finale.

Con Pippo Franco siete ancora amici?
No, da un po' di tempo no. Cambiamo discorso.
 

Bombolo.
Un comico vero, bastava guardarlo in viso per ridere. L' ho conosciuto negli anni Settanta in un' osteria romana, allora era un venditore ambulante, e tutti i giorni staccava all' una e andava a pranzo da Picchiottino.

 

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Ci restava fino a sera, fino a quando la moglie arrivava e si avvelenava con lui. Beveva e mangiava, beveva e recitava barzellette e scenette con gli amici. Uno show stupendo.
 

Insomma, lì ha scoperto un artista.
Sì, e gli diedi una parte in Remo e Romolo. Come mai i nomi invertiti?
Perché Enrico Montesano era Remo, Pippo Franco Romolo: siccome Enrico era più importante, pretese il cambio.
 

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Montesano si sente perennemente in credito per un presunto mancato riconoscimento artistico.
Si è sempre lamentato di tutto. Lui è bravo, molto, ma ha un nemico in se stesso per questa sua incapacità a restare tranquillo, a non prendersela. Comunque tutti gli attori pensano di essere i migliori del mondo.

Tutti?
Tutti meno Oreste Lionello.
Ironico, intelligente, solido, un uomo di cultura. Albertazzi lo considerava il miglior attore teatrale italiano, con lui ho perso un fratello.

Ha conosciuto vari livelli di primedonne: politici, attori e soubrette. Chi vince?
I politici, e per distacco.

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