richard gere

A RICHARD MA CHE STAI A DI'? - IL “PRETTY MAN” RICHARD GERE FILOSOFEGGIA TRA BUDDISMO, INDIA, GUERRA E PACE UNIVERSALE: “DOBBIAMO CAPIRE CHE IL SÉ NON È SOLO ME, È TUTTI”, “TRUMP È COME BENITO MUSSOLINI, CI VUOLE MOLTO A CAPIRLO?” – A QUARANT'ANNI DA “UFFICIALE E GENTILUOMO” (“ERO AL MASSIMO DELLA FORMA, MAGRISSIMO, TUTTO MUSCOLI, PRATICAVO KARATE”) UNO DEGLI ULTIMI VERI DIVI DI HOLLYWOOD, IN ITALIA PER RITIRARE UN PREMIO, DICHIARA IL SUO AMORE ASSOLUTO PER IL NOSTRO PAESE (SALVO POI CONFONDERE LA CALABRIA CON LA PUGLIA…)

Silvia Bizio per “il Venerdì di Repubblica”

 

ufficiale e gentiluomo

Classe 1949, di Filadelfia, Richard Gere è uomo, attore, sex symbol e leggenda vivente dalle varie sfaccettature: la super celebrità, il dandy tombeur de femmes (celebre il suo matrimonio con l'allora top model Cindy Crawford dal 1990 al 1995 - per i tabloid "la coppia più bella del mondo"), ma anche l'uomo coinvolto nella causa tibetana e amico personale del Dalai Lama, praticante buddista da quaranta anni ma anche politicamente impegnato (di sinistra, o liberal per dirla all'americana), novello papà di due bambini di due e tre anni dall'attuale moglie, Alejandra Silva.

 

Lo abbiamo incontrato via Zoom dalla sua casa di New York, circondato da strumenti musicali: è in procinto di partire per l'Italia, per una vacanza con la famiglia e per ricevere, il 5 agosto, il Magna Graecia Film Festival Award a Catanzaro Lido, cui seguirà una masterclass e la proiezione di Ufficiale e gentiluomo, quaranta anni dopo l'uscita.

 

Mister Gere, partiamo dal Magna Graecia e dal suo rapporto con l'Italia: è mai stato in Calabria?

«L'Italia è un paese meraviglioso e colgo ogni occasione per ritornarci. Ho girato una volta a Matera, nel 1985, il film King David di Bruce Beresford, sono stato tante volte a Venezia, e a Roma. Conosco la Calabria, ci sono stato anche per lavoro, per una pubblicità che girammo lì.

 

american gigolo

O forse mi confondo con la Puglia. In ogni caso ricordo la bellezza del Mar Ionio, e spettacolari mangiate a base di pesce e verdure fresche e saporite come raramente mi è capitato, e a me piace mangiare sano.

 

La tavola italiana fa per me e la mia visione sana della vita. Mia moglie ed io - non dimentichiamoci che ci siamo conosciuti a Positano! - non vediamo l'ora di essere lì a Catanzaro Lido per il festival. E lasceremo i bambini per un giorno, sarà difficile andare a letto alle 21:30 come facciamo quando siamo qui a New York! (ride)».

 

Se lo scordi, la attendono grandi festeggiamenti, e al sud d'Italia, specialmente d'estate, non succede nulla prima delle 22!

richard gere

«Ok, vengo preparato. A parte gli scherzi, sono curioso di conoscere la storia millenaria di quella parte dell'Europa mediterranea e delle sue affascinanti sovrapposizioni di civiltà.

 

Mi piace esplorare le stratificazioni storiche visibili nell'archeologia, nell'architettura, nelle chiese, dovunque. Gli strati culturali diversi hanno avuto un impatto decisamente positivo sull'Italia, la sua terra e le sue comunità. Una lezione che io, da bravo americano, devo saper apprendere facendone tesoro».

 

Sono passati quarant' anni da Ufficiale e gentiluomo. Che cosa ricorda?

«La prima cosa che ricordo è che incontrai Taylor Hackford in un ristorante di New York che andava allora molto di moda, Elaine' s. Fino ad allora aveva girato solo dei documentari. Ufficiale e gentiluomo sarebbe stato il suo primo film di finzione.

 

Mi volle incontrare. Mi parlò del progetto. Lessi il copione e la mia prima sensazione fu che era troppo sentimentale. Non ero sicuro di volerlo fare. Era il periodo in cui tutti volevamo fare film più "hard edged", più intensi e provocatori. Questo pareva soft. Ci mettemmo a lavorare sulla sceneggiatura con l'autore, Doug Day Stewart. E il mese dopo avevamo rielaborato e riscritto il copione. Ora riuscivo a vedermi in quel personaggio, lo avevamo reso più duro. Il budget era modesto, era centrato tutto su di me e Debra Winger».

pretty woman

 

La marina americana non diede alcun supporto al film, vero?

«Esatto. Non voleva avere niente a che fare con questo film, e ciò mi sorprese. Forse era per via del fatto che il personaggio di mio padre nel film era un alcolista, aveva problemi. Pensavano che il film avrebbe infangato l'immagine dell'esercito americano! Ma tutti sappiamo che i militari sono gente complicata! (ride) Infine, facemmo una storia romantica che era anche realistica».

 

Era in gran forma a quel tempo...

«Praticavo karate, poi giravo dodici ore al giorno, e di nuovo karate. Ero al massimo della forma, magrissimo, tutto muscoli. Mi piace quando sono magro. Quando sei magro ti muovi benissimo. E ogni costume ti sta alla perfezione!».

 

Il film ebbe un grande successo. Se lo aspettava?

«No, ha lanciato la mia carriera. Lo rividi per la prima volta in occasione del trentesimo anniversario, restaurato, a New York. Era ancora attuale. Ha retto alla prova del tempo. Credo tuttora».

 

richard gere ufficiale e gentiluomo

Prova la stessa nostalgia per Pretty Woman o American Gigolò?

«Ogni nostalgia è differente. American Gigolò fu plasmato da Paul Schrader come un Bertolucci, con quel tipo di estetica. Molte scene erano chiaramente "rubate" da lui».

 

Visto che cita Bertolucci: con quali registi o attori italiani vorrebbe lavorare o avrebbe voluto lavorare?

«Oggi non saprei, sono fuori dal giro italiano. Ma con Bernardo eravamo molto amici, volevamo fare qualcosa insieme ma purtroppo non ci siamo riusciti. È capitato che mi offrisse qualche ruolo, ma non era giusto per me, o che io gli proponessi qualcosa che non andava bene a lui. Un vero peccato».

 

La passione per il cinema è sempre la stessa?

richard gere american gigolo?

«No, la passione rimane. Ma certamente il cinema non è un'ossessione per me. Durante il Covid non volevo lavorare per non mettere a rischio la mia famiglia. E poi è già abbastanza difficile fare un film, e fare un buon lavoro con tutti gli ostacoli dei protocolli è particolarmente difficile. Così negli ultimi due anni e mezzo ho fatto ben poco, ma ho tanti altri interessi. Ho girato un film che uscirà presto con attori meravigliosi, Diane Keaton, Susan Sarandon».

 

È noto per aver rifiutato molti film e a volte è stato scartato perché "troppo bello". Ci dica la sua.

richard gere e diane keaton

«Ho fatto anche film in cui avevo detto ai produttori o al regista "guardate che non sono l'attore giusto", come American Gigolò, Pretty Woman o Affari sporchi, poi andati benissimo. Se li avessi prodotti io avrei scritturato questo o quello, non me. Spesso mi hanno convinto, "no, vogliamo te, punto e basta".

 

Va bene, è una sfida, ogni tanto è giusto rischiare. Un esempio è L'incredibile vita di Norman, del 2016, del regista israeliano Joseph Cedar, bravissimo, su un faccendiere di New York che lavora per un giovane politico. Dicevo "no, non mi ci vedo in questo ruolo".  Lui disse, "una delle ragioni per cui voglio te è proprio perché non voglio un cliché. Non voglio l'ovvio, e sono curioso di vedere cosa tiri fuori tu da questo personaggio ambiguo". Alla fine abbiamo fatto, credo e spero, un buon film».

 

richard gere

Si è espresso con molta chiarezza contro Trump: rappresenta tuttora una minaccia?

«Trump è come Benito Mussolini, ci vuole molto a capirlo? E com' è possibile che la gente ancora lo sostenga, che così tanti abbiano votato di nuovo per lui nel 2020? Possiamo cercare delle ragioni. Una è la disillusione della gente.

 

Trump è un demagogo, e un clown, e alla gente piace la chiarezza. Lui è uno che dice: "Sistemo io questo problema, non importa come. Lo riparo io". Allora trova "cattivi" dappertutto e dice alla nazione che lui se ne sbarazzerà e libererà gli Usa da piaghe inventate per il consenso. Il classico manuale del populista fascista. Ci sbarazzeremo di ebrei, neri, immigrati, e così via. E tutti: sì! sì! sì! Una strada pericolosissima».

 

Sappiamo che tornerà presto in India, la sua "seconda patria".

«Sì, vado in India, dove è difficile prendere in giro se stessi! Ti costringe ad essere onesto e autentico. I più grandi pensatori della storia umana, a mio avviso, vengono dall'Himalaya, quelli più liberi a sfidare lo status quo, i primi che migliaia d'anni fa riuscirono a elaborare una sorta di visione dell'universo: misero in dubbio l'idea di noi stessi distinti dal mondo.

richard gere foto di bacco (1)

 

L'idea che non esiste un sé. Siamo tutti profondamente interconnessi, e di conseguenza molti problemi scompaiono, perché non c'è nulla da proteggere, non c'è nulla in cui sperare, non c'è nulla di cui aver paura, viviamo in questa sorta di mondo mobile, vorticoso, girevole fatto di energia e speranze e sogni. E il sogno stesso è forse più vicino alla nostra realtà di ciò che crediamo sia la realtà da svegli».

 

Difficile sognare in questo periodo.

«Ci troviamo in un momento oscuro per il pianeta. Trump non è l'unico antagonista, ma anche lo specchio in cui possiamo vedere noi stessi. E so che ci sono dei politici così anche in Italia. Non solo essi portano oscurità, ma sono anche uno specchio di noi stessi, e non esisterebbero senza di noi. Ma lo vediamo in tutta Europa, anche in Ungheria e in altri posti. E poi c'è Putin, che se ne frega totalmente dalla sofferenza altrui. Ho amici ucraini, stanno vivendo una tragedia, un incubo. Non esiste ragione, è pura follia».

 

Che cosa dovrebbe fare l'Occidente per l'Ucraina? Mandare altre armi? È il grande dibattito attuale.

richard gere foto di bacco (2)

«È quello che stavo dicendo prima, l'interazione tra relativo e assoluto. Nell'assoluto diciamo no alle armi, no alla violenza, niente. Un compito difficile per chi non è Gesù Cristo o Budda. Nel mondo relativo diciamo "aiutamoci a vicenda".

 

E gli ucraini sono nostri fratelli e sorelle che sono stati aggrediti e stuprati da un vicino che si supponeva fosse loro amico. Hanno chiesto aiuto, ed è nostro dovere aiutarli. Non solo con armi, ma con l'aiuto umanitario, con strategie lungimiranti che guardino al futuro, anche distante, che siano di aiuto per l'Ucraina e per l'Europa intera. Ma abbiamo a che fare con uno stato canaglia, comandato da una canaglia, Putin, e non possiamo permettere che faccia razzie per il mondo. Non è accettabile».

 

India e Cina però continuano ad essere amiche della Russia. Com'è possibile per lei?

Richard Gere Open Arms

«È una faccenda più complicata di come la mette lei. India e Cina non saranno mai amiche tra di loro, e dubito fortemente che Russia e Cina saranno nazioni amiche, perché la Cina reclama anche gran parte della Siberia, che storicamente è stata della Cina. Ed entrambe combattono per il controllo della Mongolia e delle sue risorse naturali.

 

Insomma, non sono amicizie semplici basate su qualcosa di reale, queste sono amicizie basate sulla convenienza, che è evanescente per natura».

Richard Gere Open Arms 2

 

Il buddismo è ancora una sua pratica quotidiana. Può aiutare a risolvere problemi pratici, anche quelli intorno e fuori di noi?

«Certo. Voglio dire, la pratica del buddismo non ti rende mica anestetizzato a quello che succede nel mondo. Ti rende più sensibile al mondo e più attento. Siamo tutti ossessionati da noi stessi, è così che ci siamo evoluti, col nostro benessere proteggiamo noi stessi.

 

E io proteggo me stesso e la mia famiglia e il mio Paese, e tutto ciò è basato sull'idea di me stesso e quelli vicino a me. Dobbiamo invece capire che il sé non è solo me, è tutti. C'è un grande mediatore, uno yogi, Milarepa si chiamava, del Tibet nel dodicesimo secolo. Ebbe una vita molto difficile ed era una persona difficile, una vita piena di tradimenti, pazzie e violenza.

Richard Gere Open Arms 3

 

Ma seppe perforare la propria oscurità e diventare un Budda. E una volta disse che non riusciva più a vedere la differenza tra se stesso e l'altro. Ora, se arrivi a quel punto di illuminazione, se riusciamo a non vedere più la differenza tra noi stessi e gli altri esseri viventi, vedremo allora come il mondo subito cambierebbe. Sarebbe un giardino in cui poter convivere pacificamente perché alla fine siamo insieme, siamo lo stesso».

 

Com' è avere figli piccoli alla sua età?

«I piccoli hanno tre anni e mezzo e due e mezzo. Quindi adesso corrono dappertutto e parlano e fanno un sacco di domande. Stanno già iniziando a esprimere le loro personalità, e sono molto diversi uno dall'altra.

richard gere american gigolo

 

Poi abbiamo un figlio di nove anni e Homer, il mio primogenito, di 22. Oggi siamo stati insieme a cercare pecore: sì, vogliamo un ovile. È bellissimo poter avere interazioni così differenti con figli di diverse età. I bambini cambiano così rapidamente, e devi fare attenzione se non vuoi perderti qualcosa lungo il tragitto. Gran parte della mia vita oggi è concentrare la mia attenzione sui figli».

 

Ultima domanda: mentre ci parla su Zoom da casa sua vediamo tanti strumenti musicali dietro di lei. Suona ancora?

«Ho sempre suonato, e i miei figli suonano, più o meno seriamente. Sono un collezionista tra l'appassionato e il maniacale. Ora ne ho circa quaranta. Ne ho venduti 120 negli ultimi anni. Non sapevo più dove metterli».

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