CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! - TITOLONE DEDICATO A VLADIMIR PUTIN SULLA PRIMA PAGINA DEL “MANIFESTO”: “’CHIACCHERE’ DA ZAR”. E POI L’EX COMUNISTA STEFANO BONACCINI DICE CHE GLI ELETTORI DI DESTRA SONO IGNORANTI. SARÀ, MA “IL MANIFESTO” NELLA TESTATA RECA SCRITTO “QUOTIDIANO COMUNISTA” - VERONICA GENTILI SI DIMOSTRA DEGNA ALLIEVA DI MAURIZIO BELPIETRO, IN FATTO DI CONFLITTO PERMANENTE CON LE VIRGOLE: “NON SI È FATTA ATTENDERE LA RISPOSTA DEL SENATORE BORGHI, NOTO CASTIGATORE SOCIAL, AL QUALE LE USCITE DEL ‘GENERALE,’ FANNO L’EFFETTO DEL DRAPPO ROSSO AL TORO”. IL SEGNO DI PUNTEGGIATURA DOPO “GENERALE” SEPARA IL SOGGETTO (“LE USCITE”) DAL VERBO (“FANNO”)
Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da "Il Foglio" – Estratto
(Integrale: https://www.ilfoglio.it/rubriche/pulci-di-notte/2026/09/11/news/il-manifesto-e-solo-chiacchere-e-distintivo--407238)
il manifesto chiacchiere diventano chiacchere
• Ignoranti. Titolone dedicato a Vladimir Putin sulla prima pagina del Manifesto: «Chiacchere da zar». E poi l’ex comunista Stefano Bonaccini dice che gli elettori di destra sono ignoranti. Sarà, ma Il Manifesto nella testata reca scritto «Quotidiano comunista». [4 settembre 2026]
• Aritmetica. Dalla rubrica Ma mi faccia il piacere, firmata dal direttore Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto Quotidiano: «Cappellate. “Il sondaggio. Il ballottaggio una trappola per il campo largo: centrosinistra 49,8%, centrodestra 51,1%” (Repubblica, 3.9). Totale: 101,9%. Ecco perché Lavitola, per il suo sondaggio, chiese aiuto a Cappellini».
È un fatto che né Stefano Cappellini, direttore ad interim della Repubblica, né Travaglio sanno fare i conti: 49,8 più 51,1 fa 100,9 non «101,9», come peraltro avevamo già rilevato nell’ultima puntata della presente rubrica. [7 settembre 2026]
• Faccia. «“La Verità” ha a cuore la lingua italiana» titola il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, nella pagina della posta. Il lettore Giovanni Serafini rimprovera Mario Giordano: «Nel numero del 18 agosto della Verità perfino lei scrive “senza guardare in faccia a nessuno”, dopo che l’altro giorno pure Belpietro era inciampato. Il verbo guardare, come lei sa, è transitivo e postula il complemento oggetto; quindi “si guarda qualcuno” e non “a qualcuno”».
Dimostrando di non padroneggiare troppo la materia, Giordano replica: «Starò più attento». Avrebbe invece dovuto far presente all’incauto lettore che nelle fonti lessicografiche ambedue i costrutti sono attestati. Lo Zingarelli 2026 riporta espressamente la possibilità di variazione – «non guardare in faccia (a) nessuno» – con la a posta fra parentesi. Anche il Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro cita entrambe le forme. Pure il dizionario Treccani, al lemma faccia, riporta la locuzione «non guardare in faccia a nessuno».
il fatto quotidiano travaglio corregge ma sbaglia
Il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia attribuisce ad Antonio Fogazzaro la seconda forma (tratta dal romanzo Piccolo mondo moderno): «L’uomo acido e l’uomo amaro... cominciarono a borbottare insopportabilmente. L’acido masticava, con la sua mutria sepolcrale, giaculatorie corrosive, senza guardare in faccia a nessuno».
Ma il Gdli avrebbe potuto citare anche I malcontenti di Carlo Goldoni («Quando ho bevuto un poco, sono deliziosissimo; non guardo in faccia a nessuno»); Arabella di Emilio De Marchi («Mettendosi a sedere in una poltroncina lucida di pelle senza guardare in faccia a nessuno»), il quale nel medesimo romanzo usa l’espressione altre due volte; Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello («Sissignora, e sono obbligato a non guardare in faccia a nessuno»).
Lo scrittore siciliano ricorre alla stessa locuzione anche nel romanzo L’esclusa e nella novella In silenzio. Conclusione: La Verità avrà anche a cuore la lingua italiana, ma le sue firme dimostrano di conoscerla poco. [20 agosto 2026]
• Viceversa. Incipit dall’editoriale di prima pagina del direttore di Libero, Alessandro Sallusti: «Quando la sinistra deve attaccare il centrodestra tira sempre in ballo presunte derive anti europee e nostalgie sovraniste confondendo le fondate critiche politiche alla gestione dell’Unione intesa come istituzione (sbilanciata a sinistra) con la viceversa convinzione che si debba tutti lavorare per una Europa unita».
Viceversa è un avverbio che significa «al contrario», «in modo inverso», «e invece»; non può fungere da aggettivo riferito a convinzione. Sallusti avrebbe dovuto scrivere: «Con la convinzione che, viceversa, si debba tutti lavorare per un’Europa unita».
Più avanti, il direttore di Libero infila quest’altra espressione, riferita a Vladimir Putin: «Al netto che quella che combatte in Ucraina già di fatto è una guerra all’Europa intera». Costrutto idiomatico più adatto a un contabile che a un giornalista. Molto meglio «al netto del fatto che» oppure «fermo restando che». [12 luglio 2026]
charles manson con svastica tatuata
• Svastica. Anna Lombardi sul sito della Repubblica, parla «del famigerato leader della Manson Family, morto in carcere nel 2017 con una svastica incisa sulla fronte a 83 anni». Sembra che Charles Manson, autore con i suoi adepti di due eccidi (in uno furono trucidati l’attrice Sharon Tate e quattro suoi amici, nell’altro il dirigente d’azienda Leno LaBianca con la moglie), si fosse inciso una svastica sulla fronte a 83 anni, mentre l’orrendo tatuaggio se l’era fatto quasi mezzo secolo prima. Quindi, Lombardi avrebbe dovuto scrivere: «Morto in carcere nel 2017, a 83 anni, con una svastica incisa sulla fronte». [1° agosto 2026]
• Spesso. Matteo Sacchi sul Giornale: «Tra gli alberi fitti, dove a stento, filtra la luce all’improvviso compaiono enormi rovine in cemento armato, giganteschi bunker sventrati dall’interno». La virgola è mal posta: avrebbe dovuto essere messa dopo «luce», non dopo «stento».
Proseguiamo: «In nessun luogo il Führer ha trascorso più tempo durante il conflitto: protetto da un campo minato spesso 200 metri». Un campo minato «spesso 200 metri» come sarebbe fatto? Era forse a 200 metri sul livello del mare? Le mine erano interrate a 200 metri dalla superficie? Semmai: «ampio 200 metri» oppure «lungo 200 metri».
E tralasciamo «è stato condotta e pensata la colossale, e fallimentare, manovra d’attacco», perché l’errore nella concordanza è frutto di uno di quei refusi che di solito condoniamo. Invece non tralasciamo «È» che nell’articolo di Sacchi chissà mai perché diventa «É». [19 luglio 2026]
• Cantonata. Titolo dal sito del Tempo: «Macron, cantonata dalla Corte: “Divieto social ai minori? Viola la libertà”». In senso figurato, prendere una cantonata significa «prendere un abbaglio». Bastava rifarsi al testo della notizia (cosa che i titolisti fanno di rado): «Una stoccata per Emmanuel Macron».
Viceversa, se Macron sostiene che la cantonata l’ha presa la Corte, era d’uopo scegliere una diversa preposizione articolata («della Corte», non «dalla Corte»), posto che, in ogni caso, la sintesi virgolettata rappresenta il pronunciamento della Corte medesima. In estrema sintesi: cantonata del Tempo. [14 agosto 2026]
• Drappo. Veronica Gentili, nella rubrica Facce di casta sul Fatto Quotidiano, si dimostra degna allieva di Maurizio Belpietro, direttore della Verità, in fatto di conflitto permanente con le virgole: «Di fronte alla provocazione marina non si è fatta attendere la risposta del senatore Borghi, noto castigatore social, al quale le uscite del generale, fanno l’effetto del drappo rosso al toro». Il segno di punteggiatura dopo «generale» separa il soggetto («le uscite») dal verbo («fanno»). [3 agosto 2026]






