1- QUANTI MACIGNI SI TOGLIERÀ DALLE SCARPE CON LE SUE MEMORIE CESARONE DI GERONZI? 2- L’ARZILLO VECCHIETTO CACCIATO A PEDATE DALLE GENERALI POTREBBE DIVERTIRSI A RACCONTARE LA SUA VERSIONE SU ARPE, NAGEL, PERISSINOTTO, DELLA VALLE, TREMONTI E COMPAGNIA COMPLOTTANTE. DI MATERIA CE NE È TANTA E TANTA È L’UMILIAZIONE DI ESSERE FINITO IN UNA STANZETTA DEL PALAZZO DELLE GENERALI A PIAZZA VENEZIA A FIRMARE INCARICHI E CONTRATTI FINO A UN IMPORTO MASSIMO DI 9.999 EURO 2- SACCOMANNI A BANKITALIA E L’IRA DI BINI SMAGHI SI GONFIA È NEI CONFRONTI SOPRATTUTTO DEL GOVERNO BERLUSCONI E IN PARTICOLARE DI GIULIETTO TREMONTI CHE IN QUESTI MESI È PREOCCUPATO DI SALVARE IL FUTURO DEL PALLIDO VITTORIO GRILLI E NON HA OFFERTO ALCUN TIPO DI PARCHEGGIO AL “MAGNIFICO” E PICCOLO FIORENTINO 3 – LA CONFINDUSTRIA STUDIA: LA GRECIA FINIRÀ INEVITABILMENTE IN BANCAROTTA 4- LA NOTTE DELL’EX-TIPOGRAFO CHE SOGNA DI DIVENTARE MINISTRO DI MONTEZEMOLO

1 - BINI SMAGHI SENZA POLTRONA
C'è un banchiere fiorentino di 55 anni che si aggira per l'Italia con l'aria terribilmente incazzata.
Se non fosse per l'educazione ricevuta nella sua famiglia che risale ai tempi dei Medici e per le buone maniere imparate frequentando le università di Lovanio, Bologna e Chicago, si lascerebbe andare alle imprecazioni in dialetto toscano che nelle trattorie si cantano con la chitarra.

Lorenzo Bini Smaghi non ha ancora metabolizzato l'idea di lasciare la poltrona della BCE di Francoforte dove è arrivato nel 2005 e che deve abbandonare per lasciare il posto a Mario Draghi. La prospettiva di restare a spasso e di occupare lo strapuntino della Fondazione Palazzo Strozzi è molto al di sotto delle sue palesi ambizioni. Di questo si sono resi conto anche il Cavaliere e il suo Ciambellano Gianni Letta quando alla metà di giugno lo hanno convocato a Palazzo Chigi per chiedergli di cedere il passo al Governatore di via Nazionale.

Poche ore dopo quell'incontro Bini Smaghi si recò in Vaticano per un convegno di alto livello dove davanti a un consesso di prelati e di economisti citò in maniera per nulla casuale il martirio di Tommaso Moro. Adesso il buon Lorenzo si aggira livido per i palazzi e non perde occasione di esprimere il suo malessere. Così ha fatto ieri durante un convegno in cui ha sparato a zero sugli eurobond, la ricetta inventata ad Jacques Delors che Giulietto Tremonti considera l'ultima carta per recuperare credibilità a livello europeo.

"Se queste nuove misure saranno adottate senza vincoli stringenti - ha detto l'economista "florentin" - rischiano di favorire politiche di bilancio più espansive e un debito più alto a scapito dei Paesi più disciplinati", e dopo aver difeso la politica della BCE ha messo in guardia contro altri interventi di Francoforte che potrebbero provocare "rischi di azzardo morale e inflazione".

La polemica a spada tratta del Bini Smaghi senza poltrona è perfettamente allineata agli ambienti tedeschi che hanno applaudito per le dimissioni di Stark, l'altro consigliere della BCE che è andato a casa, e alle tesi di quegli economisti (come Daniel Gross, lo stazzonato presidente del Centre for European Policy Studies di Bruxelles) che considerano gli eurobond interessanti ma impossibili in un'Europa che non ha un sistema credibile di governance.

È chiaro che l'atteggiamento polemico di Bini Smaghi è nei confronti soprattutto dell'attuale governo e in particolare di Giulietto Tremonti che in questi mesi è preoccupato di salvare il futuro del pallido Vittorio Grilli e non ha offerto alcun tipo di parcheggio al "magnifico" e piccolo fiorentino.

2 - I SASSOLINI DI GERONZI
Nel palazzo delle Generali di Trieste raccontano che questa mattina quando Giovanni Perissinotto (per gli amici Perissirotto) ha aperto il "Corriere della Sera" si è sbrodolato il caffè che solitamente allunga con due dita di grappa.

La sorpresa gli è arrivata dal "Corriere della Sera" dove a pagina 45 si legge che Cesarone Geronzi avrebbe intenzione di scrivere un libro con il materiale raccolto in 50 anni in piccole agende. Perissinotto e gli altri congiurati del blitz che il 6 aprile ha estromesso l'ex-banchiere di Marino, sapevano delle piccole agende sulle quali Cesarone ha raccolto un'infinità di aneddoti e di ricordi, ma nessuno pensava che 50 anni di storia personale potessero finire un domani sugli scaffali.

Per farlo stare tranquillo i complottisti di Generali hanno lasciato a Geronzi una bella stanza con segretaria al terzo piano del palazzo delle Generali a piazza Venezia consentendogli di firmare come presidente della "Fondazione Generali" incarichi e contratti fino a un importo massimo di 9.999 euro.

Per l'arzillo vecchietto questa è stata un'autentica umiliazione ed è probabile che presto lascerà l'incarico che gli serve soltanto per mantenere la sua piccola foresteria. Lo farà probabilmente quando avrà finito di raccogliere dalle sue agende gli spunti per scrivere un'opera che potrebbe diventare un best seller. Per quanto se ne sa Cesarone si è concesso una lunga vacanza tra la Sardegna, Capri e la villa di Marino dove insieme alla moglie Giuliana ha riflettuto sul suo passato di banchiere (è entrato in Banca d'Italia nel 1961) e su quello più recente di assicuratore.

A spingerlo nella nuova impresa letteraria deve essere stato il bellissimo libro di Sandro Gerbi "Mattioli e Cuccia" dove emergono episodi inediti e l'abitudine del primo (Mattioli) a scrivere bigliettini colti, e del secondo (Cuccia) a raccogliere dentro piccole agende le sue memorie ormai chiuse nella tomba. Sarà curioso vedere come l'ex-presidente di Generali ripercorrerà una lunga carriera che lo ha portato a vivere la Prima e Seconda Repubblica con strategie e amicizie trasversali.

Di fronte a sé Geronzi ha due strade: la prima è quella di fare un librettino pieno di curiosità e di retroscena poco scandalosi. È la via seguita da personaggi come Ettore Bernabei e Giulio Andreotti che hanno scritto libri zeppi di sarcasmo e di bugie. La seconda alternativa è di volare alto ricordando episodi e personaggi nobili come Guido Carli con cui ha lavorato per 15 anni, Carlo Azeglio Ciampi ed Enrico Cuccia che lo definirono "abilissimo" e "molto capace".

È probabile che Cesarone seguirà questo percorso senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In questo senso la materia non manca perché nella vita di quest'uomo, figlio di un giardiniere dei colli romani, gli incontri e gli scontri possono riempire un'intera collana. Per arrivare a tempi recenti basta pensare alla polemica del 2007 con i parenti di Vincenzo Maranghi sulla presunta investitura che sul letto di morte l'erede di Cuccia avrebbe fatto di Geronzi per il vertice di Mediobanca.

E scendendo nel tempo, l'ex-banchiere potrebbe raccontare la sua versione sul giovane rottweiler Matteuccio Arpe che adottò come un figlio mettendogli tra le mani Capitalia ricevendo in cambio manovre ciniche e disinvolte. Un capitolo finale meriterebbe poi la breve esperienza a Mediobanca e alle Generali dove il conflitto generazionale e manageriale lo ha portato a uscire di scena.

Insomma, di materia ce ne è tanta e ce n'è per tutti (Nagel, Pagliaro, Perissinotto, Tremonti), i dossier non mancano, la memoria è ancora viva e guarda caso l'annuncio sul libro esce proprio nel momento in cui il figlio adottivo Matteuccio Arpe sta per rimettere fuori la testa.

3 - LA CONFINDUSTRIA STUDIA E AVVERTE CHE LA GRECIA FINIRÀ INEVITABILMENTE IN BANCAROTTA
Quando ieri mattina Luca Paolazzi, il direttore del Centro Studi di Confindustria, è entrato insieme alla Marcegaglia nella Sala Pininfarina di Confindustria è rimasto piuttosto deluso.
Alla presentazione del Rapporto del Centro Studi che l'economista dirige con passione c'era poca gente e soprattutto mancavano, ad eccezione di Vincenzo Boccia presidente della Piccola Impresa, tutti i big del Direttivo che di solito partecipano a questo evento.

Il buon Paolazzi si è accorto del vuoto in sala e con una battuta spiritosa ha attribuito le defezioni dei big all'assenza della crisi.

Poi ha cominciato a snocciolare 68 slides che hanno tracciato un quadro pessimistico sulle stime del Pil che nel 2012, secondo il Centro Studi, sarà vicino alla crescita zero. Qualcuno giura di aver visto Beniamino Quintieri mentre si toccava gli attributi di fronte all'allarme di Paolazzi, mentre altri apprezzavano la franchezza di una Confindustria che dopo avere creduto alle virtù taumaturgiche del Cavaliere e dei suoi ministri, ha imboccato la strada degli ultimatum a un governo ingessato e pasticcione.

Alle prospettive tragiche descritte dal Centro Studi si è aggiunta la convinzione che la Grecia finirà inevitabilmente in bancarotta e per dare più forza a questa tesi il buon Paolazzi ha avuto l'idea di proiettare sullo schermo una sequenza del famoso film "Master and Commander". Nella pellicola del 2003 con protagonista Russell Crowe si racconta di una nave della marina britannica che deve intercettare una nave corsara francese per affondarla o catturarla come bottino. Durante una tempesta su una delle due navi si rompe un albero che finisce in mare con un uomo, e per evitare che il resto dell'imbarcazione affondi i marinai superstiti decidono di tagliare le funi lasciando nell'oceano l'uomo e l'albero.

La geniale metafora di Paolazzi serviva solo a far capire che questa sarà la fine della Grecia quando gli altri Paesi tra breve taglieranno le funi per non affondare.

4 - LA NOTTE DI ABETE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che ieri sera Luigino Abete era terribilmente sudato.
L'ex-tipografo e banchiere romano che sogna di diventare ministro in un governo Montezemolo, ha partecipato con la sua compagna alla "Notte della moda" dove migliaia di romani si sono riversati nelle boutique per raccattare gadget e tramezzini.

Uno dei pochi che invece ha schiaffeggiato la povertà comprando un paio di scarpe è stato Luigino, e lo ha fatto nel negozio Tod's di via Fontanella Borghese dove si vendono le scarpe del compagno di merenda, Dieguito Della Valle.

Dopo aver provato tre paia di calzature sotto gli occhi ammirati di due signore, Abete ha telefonato al ristorante per annunciare che sarebbe arrivato con un lieve ritardo".

 

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