RISANAMENTO SPACCA INTESA – IL GRANDE CAPO MESSINA, DOPO L’INIZIALE TITUBANZA E DOPO UNA MISSIVA DI ALCUNI TOP MANAGER, SI DECIDE A VOTARE CON UNICREDIT E CONTRO IL DIRETTORE GENERALE MICCICHE’ (CHE AVREBBE SOSTENUTO LA CORDATA BARRACK-ZUNINO) SULLA CESSIONE DEGLI IMMOBILI DI PARIGI

DAGOREPORT

Se, da una parte, la cessione degli immobili parigini al fondo inglese Chelsfield permette a Risanamento di dirigersi, appunto, verso il risanamento dei propri disastrati conti, dall'altra, l'operazione ha guastato i rapporti tra alcuni manager di Intesa Sanpaolo. Dietro al consiglio di amministrazione della società immobiliare che nei giorni scorsi a maggioranza si è espresso a favore dell'offerta da 1,23 miliardi avanzata dal fondo inglese si nasconde una lettera che ha creato qualche mal di pancia al consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina.

Si tratta, secondo quanto Dagospia ha potuto ricostruire, di una missiva in cui alcuni top manager della banca, tra cui Eugenio Rossetti e Claudio Battistella, rispettivamente responsabili delle divisioni crediti e crediti problematici di Ca' de Sass, chiedevano a Messina di intervenire nella vicenda Risanamento per evitare che prevalesse l'orientamento del direttore generale e numero uno di Imi Gaetano Miccichè.

Quest'ultimo sembrava, infatti, propenso a sostenere l'offerta, concorrente rispetto a quella del fondo inglese Chelsfield, arrivata dal miliardario texano Tom Barrack e spalleggiata sia dal Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti sia dall'ex patron di Risanamento Luigi Zunino, che da tempo punta a riprendersi il boccone degli immobili parigini. Proprio quest'ultima fazione ha ottenuto, per oggi, la convocazione di un consiglio di amministrazione che puntava a rivedere la decisione sulla cessione degli asset di Oltralpe. Il cda si sarebbe già riunito e avrebbe stabilito di chiedere un ulteriore parere (ce ne sono già due) che attesti che la transazione con il fondo inglese non contrasta con le regole sulla ristrutturazione del debito fissate dal 182 bis.

Che le due offerte sul patrimonio francese avessero spaccato le banche, che nel 2009 sono diventate azioniste dopo la conversione dei loro crediti, effettivamente, è cosa nota. A favore della proposta del fondo inglese, fin da subito, si era schierata la Unicredit di Federico Ghizzoni, mentre il Banco Popolare sosteneva Barrack e Zunino. Meno netta, almeno inizialmente, invece, la posizione di Intesa. Che tuttavia, in extremis, probabilmente complice anche la lettera inviata a Messina dai top manager, si sarebbe decisa a favore della proposta del fondo inglese.

L'iniziale titubanza di Messina si spiega con il fatto che il consigliere delegato di Intesa avrebbe preferito votare a favore di una offerta più corposa per gli immobili francesi del gruppo immobiliare. Ma né quella di Chelsfield né quella di Barrack superano gli 1,2 miliardi. A quel punto, deve essere stato il ragionamento di Messina, offerta per offerta, tanto vale tenere Zunino, che già ha condotto il gruppo a un passo dal crac nel 2009, lontano dai giochi. Da qui il voto di Intesa a favore di Chelsfield.

E mentre Risanamento tenta di chiudere la partita sugli immobili parigini (che nonostante la richiesta ulteriore di un parere decisa oggi dal cda dovrebbero andare a Chelsfield), il dossier Santa Giulia langue. Ad aggiudicarsi l'area milanese, grande progetto elaborato da Zunino nei tempi d'oro della finanza e del real estate e mai realizzato, dovrebbe essere l'Idea Fimit controllata per la quota di maggioranza dal gruppo De Agostini guidato da Lorenzo Pellicioli.

Peccato soltanto che il fondo del gruppo di Novara non sia ancora riuscito a trovare gli 80 milioni di equity che avrebbe dovuto apportare per rilevare l'area. A nulla, al momento, è valsa nemmeno l'operazione di cambio merce che Idea Fimit avrebbe messo in piedi con una impresa di costruzioni che avrebbe dovuto rilevare delle quote del fondo. In ogni caso, su questa partita, una decisione definitiva dovrebbe giungere entro il 30 marzo.

 

CARLO MESSINA E FRANCESCO MICHELI ALLA PRIMA DELLA SCALA 2013GAETANO MICCICHE DG INTESA S PAOLO RISANAMENTOpellicioli02

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)