LA ROMA DEI GIUSTI - "EL SER QUERIDO" DI RODRIGO SOROGOYEN PROMETTEVA DAVVERO MOLTO. ANCHE PERCHÉ, DOPO TANTI FILM DA FESTIVAL CON PROTAGONISTE FORTI E INNAMORATE TRA DI LORO E MASCHI MOSCISSIMI, RATTUSI O PEDOFILI, BENE CHE TI VADA GAY, FA PIACERE RITROVARE SULLO SCHERMO UN SUPER MACHO COME JAVIER BARDEM. IL PROBLEMA È CHE IL FILM NON MANTIENE QUELLO CHE PROMETTEVA - ALLA FINE DIVENTA SOLO UN ALTRO FILM SUL PATRIARCATO, SUL MASCHIO TOSSICO, CON UN PADRE, PADRONE E PURE REGISTA CHE UN TEMPO MENAVA ATTORI E...
Marco Giusti per Dagospia
La prima scena, 18 minuti precisi con un lungo dialogo al ristorante fra Javier Bardem come Esteban Martines, celebre regista spagnolo che da anni lavora a Hollywood e la almodovariana Victoria Luengo come la giovane attrice Emilia Vera, alla quale propone un ruolo importante, e solo alla fine capiremo che è in realtà sua figlia, prometteva davvero molto.
Anche perché dopo tanti film da festival con protagoniste forti e innamorate tra di loro e maschi moscissimi, rattusi o pedofili, bene che ti vada gay, fa piacere ritrovare sullo schermo un super macho come Javier Bardem. Il più bono di tutti. Il punto è che questo “El ser querido”, diretto dal bravissimo Rodrigo Sorogoyen di “As bestas”, presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, con tanto di premio alla carriera a Javier Bardem, non mantiene tutto quello che prometteva.
victoria luengo javier bardem . el ser querido
Forse perché non capiamo la situazione del film nel film, con rilettura dei compromessi del cinema franchista, forse perché non ci interessa tanto la situazione di machismo del regista sul set. Ma alla fine diventa solo un altro film sul patriarcato, sul maschio tossico, con un padre, padrone e pure regista che un tempo menava attori e macchinisti sul set, beveva per scordare quanto odiasse il padre, e ora ci proverebbe a fare il duro, ma trova una figlia che non gli perdona molto e lo rimette in discussione provocando la sua virilità.
Certo, è un film sul perdono, su un padre che ha sbagliato e forse seguita a sbagliare cerca di essere perdonato. Negli anni questo Esteban Martinez, non si è comportato bene con la figlia. L’ha riconosciuta e frequentata da quando lei aveva 9 anni ma l’ha poi abbandonata per anni. Forse le vuole dare una mano facendole interpretare il film del suo ritorno in Spagna. Ma il set diventa un inferno, proprio per i suoi comportamenti da vecchio regista padrone.
Se vai a vedere gente come John Ford, William Wellman, Henry Hathaway erano dei veri e proprio dittatori sul set. Riccardo Freda sembra che fosse così duro nel riprendere le scene di battaglie, soprattutto a cavallo. che gli stunt spesso rischiavano e non tornavano a casa sani. Tutte cose che abbiamo letto nelle riviste di cinema e sentito dai protagonisti del cinema di genere passato con molto divertimento, e che in parte ritroviamo nella costruzione di questo personaggio di regista quasi alla Blasetti (sua la frase “conosco il cinema come la pelle dei miei coglioni!”), forte e dittatoriale.
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Solo che alla fine, una volta messo in scena e riletto alla luce della lotta al patriarcato tutto questo ci appare un po’ banale. E non capiamo la storia a cosa ci voglia portare. Bardem è un regista dittatoriale sul set e sua figlia si rifiuta di farsi martirizzare da lui. Ma evidentemente ne sente il fascino. E poi il film che stanno girando, un polpettone di tradimenti e amori nel Sahara spagnolo del 1932 sembra così brutto. Ma forse non l’ho del tutto capito io. Così così.
El ser querido
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