trump netanyahu safran foer

“NETANYAHU STA DANNEGGIANDO LA REPUTAZIONE E IL FUTURO DI ISRAELE” - LO SCRITTORE AMERICANO JONATHAN SAFRAN FOER ATTACCA IL PREMIER ISRAELIANO: “CON LUI I DANNI SARANNO MOLTO ALTI PER LO STATO EBRAICO. ISOLAMENTO DIPLOMATICO E PERDITA DEI SUOI SOSTENITORI. UN POPOLO SEGNATO DALLA CATASTROFE COME QUELLO EBRAICO DOVREBBE SAPERE BENE CHE LA SUPREMAZIA MILITARE NON COINCIDE CON LA TENUTA MORALE - TRA TRUMP E NETANYAHU, L’UNO GIUSTIFICA I PEGGIORI ISTINTI DELL’ALTRO. MA, OLTRE AI VALORI, QUESTA AMERICA HA PERSO ANCHE IL SENSO DELLA VERGOGNA...”

 

Antonello Guerrera per repubblica.it - Estratti

 

Jonathan Safran Foer, 49 anni, tra i più celebri scrittori americani, autore del bestseller “Ogni cosa è illuminata” e di “Eccomi” (tutti editi da Guanda), la guerra in Iran è sempre più un pantano per gli Usa, mentre Israele continua ad attaccare il Libano, nonostante il cessate il fuoco. Crede che lo Stato ebraico stia andando troppo oltre?

«Sì. I bombardamenti in Libano sono orrendi e mettono a durissima prova una pace già molto fragile. È molto difficile giustificare simili azioni di Israele come “autodifesa”».

 

Jonathan Safran Foer gioca a ping pong nella sua casa di Brooklyn

Crede che Israele in questo momento voglia più la guerra della pace?

«Bisogna distinguere Israele, che non ha una sola volontà come Paese, e il governo di Benjamin Netanyahu. La logica politica del premier e del suo esecutivo tende più alla guerra che alla pace.

 

Perché la guerra semplifica, la pace complica. La guerra unisce i cittadini impauriti, la pace invece impone concessioni, responsabilità e immaginazione. Certo, Israele deve affrontare molte minacce, da Hezbollah all’Iran. Ma un governo non è serio se si dimostra disinteressato alla de-escalation».

 

Anche dopo i massacri a Gaza, le azioni di Netanyahu stanno alienando sempre di più molti sostenitori di Israele nel mondo. Da ebreo, crede che l’operato del primo ministro stia danneggiando la reputazione e la causa storica di Israele?

«Sì. Credo che i danni siano reali, profondi e ormai sopravviveranno anche al premier. Netanyahu ha provocato danni enormi perché a molti ora Israele sembra meno a un rifugio di democrazia e più a uno Stato segnato dalla guerra permanente e dall’uso massiccio della forza».

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

 

Quali possono essere le conseguenze a lungo termine?

«Gravissime: isolamento diplomatico, una perdita generazionale di empatia per Israele, un’ulteriore rottura morale con la diaspora degli ebrei e lo svuotamento del significato fondante di Israele basato su sicurezza, legittimità e reciproco rispetto democratico. Un popolo segnato dalla catastrofe come quello ebraico dovrebbe sapere bene che la supremazia militare non coincide con la tenuta morale.

 

La tragedia è che la causa storica di Israele non è mai stata soltanto la sopravvivenza, ma la creazione di una società degna della sopravvivenza. Quando un governo dimentica questo, mette in pericolo non solo la sua reputazione, ma il suo futuro».

 

C’è chi dice che Donald Trump sia stato manipolato da Netanyahu, che con lui è riuscito nell’impresa di una guerra all’Iran dopo i vani tentativi con i predecessori Obama e Biden.

 

Jonathan Safran Foer

«“Manipolato” è una parola troppo semplice. Rischia di far passare Trump come una vittima passiva del premier israeliano. Credo che invece gli interessi dei due convergano. Netanyahu si giova di un presidente americano massimalista e prono al concetto che la forza segni la storia. Allo stesso modo, Trump beneficia di simili alleanze che giustificano l’uso della forza. Il rischio più grande è una radicalizzazione reciproca, in cui l’uno giustifica i peggiori istinti dell’altro».

 

Ma sempre più commentatori della destra Usa, come Tucker Carlson, nonché la base Maga, sembrano critici verso questa svolta ultra-guerrafondaia di Trump.

«Sì, ci sono fratture sempre più evidenti su quel fronte. Ma non la definirei una rivolta. Per ora mi sembra solo dissenso. Tuttavia, cresce la tensione nel movimento Maga, (...)

 

È l’inizio della fine per Trump?

«Sono allergico a questa espressione. Potrebbe indebolirlo? Certamente. Una guerra fallita, una base divisa, una crisi globale e un’instabilità generale possono sommarsi. Ma il talento politico di Trump è sempre stato quello di trasformare l’umiliazione in risentimento, e il risentimento in rinnovata adesione.

 

Persino gli insuccessi possono nutrirlo, se i suoi sostenitori li percepiscono non come fallimenti di leadership, ma come un “assedio dei nemici”. Che ciò diventi davvero l’inizio della fine dipende meno da Trump stesso e più dalla presa di coscienza degli americani — soprattutto dei repubblicani — sulle conseguenze di una resa morale senza fine».

 

Jonathan Safran Foer

A proposito di morale, qual è stata la sua reazione alla minaccia di Trump sull’“eliminare la civiltà iraniana”?

«Orrore. Non solo perché si tratta di parole irresponsabili, ma perché è un registro di annientamento. Minacciando non un governo, non un esercito, ma una civiltà, si rischia di arrivare al punto in cui il linguaggio non frena più la violenza, ma la prepara».

 

Quanto è dannoso, per il mondo intero, questo atteggiamento “da pazzo” di Trump, uno che aspirava al Nobel per la Pace e che probabilmente, nel suo secondo e ultimo mandato, non si preoccupa più della propria eredità?

«Esiste una visione infantile del potere per cui “se mi temono, sto vincendo”. Ma per il mondo la paura non è stabilità. È volatilità. È errore di calcolo. È l’erosione di quella sottile membrana che ancora ci separa dalla catastrofe.

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2

 

La retorica di Trump verso l’Iran negli ultimi giorni non comunica padronanza strategica, ma la disponibilità a scommettere su conseguenze che ricadrebbero su altri: i civili, gli Stati vicini, le rotte commerciali, l’economia globale. Il mondo può sopravvivere a molte cose, ma non alla normalizzazione dell’impulsività nell’era nucleare».

 

Ma quanto è dannoso tutto questo per la reputazione degli Stati Uniti, un Paese che sembra aver perso ogni valore morale sotto Trump, secondo i suoi critici? Come si può essere orgogliosi di essere americani oggi?

«È profondamente dannoso. L’America è sempre stata divisa tra i suoi principi e i suoi appetiti, tra ciò che dice di essere e ciò che è disposta a fare quando è impaurita o furiosa. Questa contraddizione non è nuova. Ciò che è diverso oggi è la perdita della vergogna.

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

 

La reputazione di un Paese non dipende dall’innocenza - perché nessuna nazione è innocente - ma dal fatto che riconosca ancora dei limiti: morali, legali, umani. Quando minacce apocalittiche diventano linguaggio pubblico e la coercizione diventa stile di governo, il danno non è solo diplomatico. È di civiltà. Si può ancora essere orgogliosi di essere americani nell’unico modo che conta: non come atto di lealtà allo Stato, ma, soprattutto in un momento come questo, come diritto a dissentire».

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3

 

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