SI NASCE “CHICCO LAZZARETTI” E SI DIVENTA…FABIO FERRARI – L’ATTORE, PROTAGONISTA DEL TELEFILM "I RAGAZZI DELLA TERZA C" IN CUI INTERPRETAVA IL RIPETENTE GUASCONE CHICCO LAZZERETTI, SI E’ TRASFORMATO IN UNA PALLOSISSIMA (E MORALEGGIANTE) MACCHIETTA MONOLOGHISTA SUI SOCIAL E SU TELE-MELONI, A "FILO-ROSSO", IL PROGRAMMA FLOP DI ANTONINO MONTELEONE – IL RITRATTONE DI MALCOM PAGANI: "L'EX RADICALE FABIO FERRARI, CHE SU INSTAGRAM IN UN MIX DI DEMAGOGIA, POPULISMO E FEROCIA SI SCAGLIA CONTRO LE PRO-PAL “MARCE E AVVIZZITE” E ALDO CAZZULLO CHIAMATO AMABILMENTE VIGLIACCO, È APPRODATO AL MELONISMO PIÙ PER INERZIA CHE PER VERA CONVINZIONE. MA A DESTRA C'È BISOGNO DI PROPAGANDA, LE ELEZIONI SONO VICINE E FABIO È UN OTTIMO ATTORE CHE RECITA UNA PARTE E LO FA CON LA CONVINZIONE CHE I TEMPI RICHIEDONO: "NON VEDO L'ORA DI VOTARE PER GIORGIA" - "VIENE IN MENTE IL SUO VECCHIO PROFESSORE TELEVISIVO: 'LAZZARETTI, LA PREGO, SI FACCIA UN ESAME DI COSCIENZA'; 'L'HO FATTO PROFESSÒ, M'HANNO BOCCIATO PURE A QUELLO'” - VIDEO: LA REPLICA DI FABIO FERRARI
Malcom Pagani per la Repubblica - Estratti
FABIO FERRARI I RAGAZZI DELLA TERZA C
Una mattina, al risveglio da sogni inquieti, Chicco Lazzaretti della Terza C si ritrovò trasformato in Fabio Vitta Ferrari. Non coleottero kafkiano, ma grillo parlante.
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Ogni giorno, più volte al giorno, dal suo speaking corner su Instagram, in una metamorfosi che lo rende sempre più simile al segretario generale della moralità pubblica incarnato da Alberto Sordi ne Il moralista, Fabio ha qualcosa da comunicare al Paese.
La sua è un'urgenza irrefrenabile, una missione civile, una testimonianza necessaria.
A volte è declinata con severità solo lievemente mascherata da serafica atonia, altre prende le forme dell'indignazione muscolare (sognerebbe di rinchiudere il «signore con gli occhialetti», Aldo Cazzullo, chiamato amabilmente vigliacco, in una stanza con Netanyahu perché ripeta in faccia a Bibi che lo considera il «peggiore degli antisemiti al mondo»), altre ancora lo spinge a percorrere le tortuose vie dello zelo che curva dopo curva, lo trascinano sugli spericolati sentieri della contraddizione.
Posta in rete una sua antica foto dei tempi della naja con il basco rosso per innalzare un peana alla Folgore e dolersi dei commenti offensivi contro Giorgia Meloni in coda a un post di Vannacci motteggiando sul necessario rispetto dovuto alle donne? Dev'esserci donna e donna perché quelle che manifestano con le bandiere palestinesi vengono invece accarezzate dal nostro con parole gentili come «vecchie», «marce» e «avvizzite».
FABIO FERRARI E L'IRONIA SUI TITOLI DI DAGOSPIA
Per chi lo ricorda nei panni del simpatico ripetente senza redenzione nella serie tv di Claudio Risi o nel ruolo di spalla di Jerry Calà in visita newyorkese da Liverani Ermanno detto «lo schiantatope» in Vacanze in America di Carlo Vanzina, l'attivismo di Ferrari è un doloroso salto di senso. Della disillusa bonomia di ieri nessuna traccia. Della passione per la musica classica che lo spingeva a inseguire Abbado a Lucerna memorie lontane.
Come è accaduto? Quando è accaduto? Proprio come Lucio Battisti, pur facendo di tutto per dimostrare il contrario, l'ex radicale Fabio Ferrari, già candidato con Pannella alle comunali negli anni '80, non è di destra.
Ma a destra c'è bisogno di propaganda, le elezioni sono vicine e Fabio è un ottimo attore che recita una parte e lo fa con la convinzione che i tempi richiedono. Il palco è il suo pane e lui sa perfettamente cosa dare al suo pubblico in un'epoca in cui la bava alla bocca è la norma, la semplificazione dei grandi problemi del mondo uno slogan e tutto ciò che conta, come nel suo film preferito, Roma di Fellini, è mostrarsi all'altezza della situazione.
(...) Lo fa con populismo, demagogia e ferocia che producono consenso e doverosa riconoscenza dai governanti: ampi spazi su Radio 1 e in tv da Monteleone quindi e una seconda vita impastata da una inesausta facondia e da una popolarità che a Fabio Ferrari, per anni, era stata negata.
Piccola stella catodica ai tempi in cui interpretava I ragazzi della terza C, ma poi esiliato dal cinema e dai grandi palcoscenici che a differenza dei suoi genitori, Paolo Ferrari e Marina Bonfigli (attore per Blasetti, Steno, Zeffirelli e Petri il primo, musa di Orazio Costa e Bosetti la seconda) Ferrari Jr. ha faticato a ottenere, per Chicco è l'ora della rivincita.
In attesa di un seggio, con il melonismo come approdo naturale più per inerzia che per vera convinzione, il gran borghese Ferrari Fabio ora indossa una maglietta e quella maglietta onora.
Tra un'ironia verso Jasmine Trinca, una freddura diretta a Elly Schlein, un applauso a Trump e un convinto appoggio alla causa di Giorgia Meloni: «La scorsa volta ho scelto Calenda, ma non vedo l'ora di votarla», Fabio Ferrari sa che chi si ferma è perduto.
(...)
Così il Chicco di ieri nei panni del Fabio di oggi è Zelig, è Fregoli, è un cambio d'abito continuo senza neanche passare dal camerino. Saluta sempre chi lo ascolta con il saluto un po' robotico e certamente nevrotico di chi sa che come nella canzone di Fossati anche quando si va a un cocktail, materia di cui Fabio è maestro e che negli anni in cui il lavoro arrancava e la vita non era dolce imparò a miscelare nei bar di Via Veneto come nessuno, è utile avere una pistola nella fondina. Dunque cinefilo: «Buonasera amici, cinque parole: Naza è una cagata pazzesca. Buonanotte amici».
Cattolico apostolico romano: «Buona domenica amici, io sto andando a messa. Voi non ci andate a messa? Siete musulmani?».
Vestale del decoro urbano: «Buongiorno amici, guardate un po' qui: questa imbecille si è incollata una mano per terra per protestare contro il genocidio che non esiste, quello dei palestinesi da parte degli israeliani. Lasciatela lì, che se la sbrigasse lei: No, dobbiamo mandare poliziotti e operai che liberano questa idiota? Lasciatela lì, così la prossima volta ci pensa due volte. Buona giornata amici».
Addolorato osservatore del mondo giovanile e del degrado dei costumi che lo vede costretto a interrarsi in casa, il sabato specialmente: «quando aprono le gabbie». Fine analista mediorientale: «I miei amici sò tutti de sinistra, negli ultimi mesi ci ho litigato fortemente: che state a dì? Che state a fà? La sinistra italiana che odia gli ebrei e urla giù le mani dall'Iran? Ma no, ma menamoje all'Iran».
Censore e legislatore in pectore desideroso di impedire alla «simpatica Disney global flotilla» già definita «gruppo di agiati fancazzisti» a suo dire certamente finanziata da Hamas di manifestare: «Perché gli permettiamo di scendere in piazza?». Lui «aborra certi ambienti» e ha deciso di combatterli fino in fondo.
Viene in mente il suo vecchio professore televisivo, Antonio Allocca, che gli voleva disperatamente far superare la maturità dopo troppe bocciature: «Lazzaretti, la prego, si faccia un esame di coscienza», «L'ho fatto professò, m'hanno bocciato pure a quello».
FABIO FERRARI
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