LO SMONTA-RAI - CATRICALÀ SVELA LA RIFORMA DEL GOVERNO: STOP AL CANONE AUTOMATICO PER VIALE MAZZINI – FICO: “LA RAI NON SI SVENDE”

Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Oggi è automatico pensare al servizio pubblico televisivo e dire viale Mazzini, Rai. Ma questa mattina, in commissione Cultura a Montecitorio, il viceministro Antonio Catricalà farà un annuncio: il 6 maggio 2016 scadrà la concessione che fa di Rai la televisione pubblica e il governo lavora a un percorso per ridefinire il rapporto fra la Rai e lo Stato e non esclude un bando aperto al mercato. Il canone non sarà più la garanzia esclusiva di viale Mazzini.

I quasi due miliardi di euro di tasse, 1,75 per l'esattezza, non andranno verso la Rai senza nulla in cambio per i prossimi vent'anni. Il governo di Mario Monti s'era avvicinato con timore a viale Mazzini, adesso ci provano il ministro Flavio Zanonato e il viceministro Catricalà, un uomo di tanti incarichi che si definisce "garzone" di Stato, già sottosegretario di Monti. Catricalà non è stato mai ostile a qualcuno, nemmeno a Silvio Berlusconi, il padrone di Mediaset e di un partito.

Il ministero per lo Sviluppo, complice il rinnovo del contratto di servizio, cioè quel documento che giustifica l'abbonamento, vuole aprire il cantiere "televisione pubblica": i consumatori, i sindacati, le associazioni, i dipendenti, i parlamentari in Vigilanza e ovviamente gli abbonati dovranno rispondere al quesito del governo: "che tv vorrete guardare e pagare?".

La Rai verrà smontata, ci sarà un'autopsia collettiva che potrebbe spingere verso il bando oppure la vendita di un pezzo del patrimonio di viale Mazzini. I berlusconiani, lungimiranti, sono schierati in Vigilanza. In quel luogo dove il potere si esercita soltanto per nominare il Consiglio di amministrazione, passerà il progetto di Catricalà e i vari Maurizio Gasparri, Augusto Minzolini, Paolo Romani, Renato Brunetta e Renato Schifani saranno pronti ad agguantarlo. E poi c'è il sentimento nazional popolare che il ministero vuole solleticare per avere dai cittadini il profilo del prossimo servizio pubblico televisivo.

E non è un mistero che tanti italiani, compreso il Movimento Cinque Stelle che presiede la Vigilanza con Roberto Fico, vorrebbero ridimensionare la Rai per ridurre il canone, che quest'anno ha superato i 113 euro. È fresco lo studio di Mediobanca che calcola in 2,6 miliardi di euro per lo Stato i benefici di un'eventuale privatizzazione in blocco. Il ministero prepara un tormentone lungo due anni. Ci saranno convegni con esperti, incontri in provincia, seminari, analisi: "Un grande movimento nazionale - spiegano - che ricorda l'operazione inglese Bbc che mobilitò il Paese. Perché non si possono congelare 1,7 miliardi l'anno più l'inflazione".

L'intenzione del ministero, però, non è quello di smobilitare la televisione pubblica: vogliono neutralizzare lo sperpero e recuperare l'evasione di oltre il 20% del canone. Sanno, però, che non possono chiedere uno sforzo economico senza adeguare l'offerta. E così, nei ragionamenti con i suoi collaboratori e i suoi interlocutori, pronto a motivare i suoi programmi in Parlamento, il viceministro Catricalà raccontano che ripeta spesso: "Nel mondo delle cose possibili, si può anche ritenere valida la possibilità di fare un bando pubblico e affidare la concessione statale al migliore".

Il mercato televisivo italiano non consente grosse varietà: a parte viale Mazzini, giudicando improbabile una discesa dal satellite di Sky, restano Mediaset e in seconda battuta La7. Per il governo precario di larghe intese, che in questa circostanza va oltre le proprie congenite scadenze, buttarsi su viale Mazzini significa correre un bel rischio e consegnare una buona notizia a Silvio Berlusconi.

Non sarà semplice organizzare un bando e mettere in agitazione i 13 mila dipendenti di viale Mazzini, ma la riforma popolare, cioè il coinvolgimento diretto dei cittadini, fa immaginare - nel bene e nel male - che avremo una Rai diversa. E questo non fa mai dispiacere al politico-imprenditore-concorrente di Arcore.

2. FICO: «LA RAI NON SI SVENDE»

Da "corriere.it"
In questo momento vendere la Rai significherebbe svenderla: e la Rai non si svende». Lo dice il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, M5S. E chiarisce: «Non si può vendere qualche canale Rai se prima non facciamo una legge seria su conflitto d'interessi e antitrust». Per poi aggiungere: «Ho letto di stime secondo cui la vendita della Rai garantirebbe due miliardi allo Stato, ma non è neanche la metà dei soldi che abbiamo programmato di spendere per gli F35: un'assurdità. Andrei piuttosto a tagliare gli F35 e a finanziare la Rai».

«APRIAMO UN DIBATTITO»- «Dobbiamo aprire un dibattito pubblico su cosa sia la Rai e come il Paese e i cittadini intendano il servizio pubblico», spiega il presidente della Vigilanza che domani parteciperà a un dibattito promosso dall'associazione MoveOn anche su questi temi. «Credo che anche i vertici Rai siano d'accordo a discutere su cosa dovrà essere la Rai per esempio nel 2016», quando scadrà la concessione.

Fico non esclude che il dibattito sul futuro della tv pubblica possa culminare nella privatizzazione di una o più reti: «Dobbiamo compiere un percorso. Nel momento in cui una o due reti sono totalmente pubbliche, il canone può essere più basso, ma finanziare totalmente la tv pubblica. Poi possiamo pensare al resto, con la tv commerciale. La Bbc, per esempio, in Inghilterra è finanziata dal canone, nel resto del mondo anche dalla pubblicità. Insomma le idee sono tante, ma passano attraverso una riforma che il Paese deve dibattere in modo aperto».

 

 

 

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