1. DAGO SUL “FATTO”: ‘’LA VITTORIA DI GRILLO È STATA LA CAPORETTO DELL’INFORMAZIONE” 2. ‘’GRAZIE AI GIORNALONI DI PROPRIETÀ DEI POTERI MARCI, LE URNE RESTITUISCONO UN PAESE INGOVERNABILE CON TRE MINORANZE E DUE MINORATI: BERSANI E BERLUSCONI” 3. ‘’GRILLO SENZA GIORNALI AL FIANCO, SENZA TV, SENZA FLORIS O VESPA, ANZI, CON L’INTERO ARCO COSTITUZIONALE CONTRO, HA SPARECCHIATO LE URNE CON UN COLPO DI MOUSE’’ 4. "IL LINGUAGGIO DELLA STAMPA ITALIANA È RIMASTO A GUTENBERG E IN UN MONDO IN CUI MCLUHAN SEMBRA GIÀ VECCHIO, IL RITARDO È IMPERDONABILE. LA RIVOLUZIONE DEL WEB È PARI A QUELLA DEL SISTEMA DIGITALE CHE HA SPEDITO IN SOFFITTA LA TV GENERALISTA" 5. “I QUOTIDIANI, DA CANI DA GUARDIA SONO DIVENTATI PELUCHE DA SALOTTO CHE DIFENDONO GLI INTERESSI DI BANCHE E IMPRENDITORI E FONDAZIONI. MA IL GIOCO DI INSABBIAMENTO, CON L’ARRIVO DI INTERNET, È FINITO MISERAMENTE (GRILLO DOCET)”

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

Circondato da reperti di un altro secolo: "Non è bello il mangiadischi arancione?", Roberto D'Agostino assiste alla tardiva riconversione degli apostati. "I commentatori oggi gareggiano per dipingere il successo del comico genovese e non si accorgono di essere a loro volta comicissimi. Dopo avergli detto macellaio, pagliaccio e nazista col mouse, con il tipico ‘sonno del poi', ne tentano la lettura fenomenologica. Patetici. Perché non ce lo avete detto prima? Eravate timidi? Il Grillo Tsunami è la Caporetto dell'informazione.

Hanno provato a convincerci in coro che Cristo fosse morto di freddo. La gente non l'ha bevuta e ora, mentre l'edicola si avvia a diventare un cimelio da mostra itinerante simile al taxi londinese, il risultato è chiaro. Non solo la politica, grazie anche ai giornaloni di proprietà dei poteri marci, restituisce un Paese ingovernabile con tre minoranze e due minorati: Bersani e Berlusconi. La vittoria di Grillo è anche altro. In primis la sconfitta della stampa.

Come mai?
Perché il linguaggio della stampa italiana è rimasto a Gutenberg e in un mondo in cui McLuhan sembra già vecchio, il ritardo è imperdonabile. La rivoluzione della rete è paragonabile a quella del sistema digitale che ha spedito in soffitta la tv generalista. Per fortuna di Lor Signori, gli italiani per ora alfabetizzati dal computer sono solo il 25 per cento, media bassissima. Ma la percentuale si invertirà presto e la dittatura della quantità sulla quale ha campato alla grande e ancora campa il "generalista" Berlusconi tramonterà per sempre.

Hanno sottovalutato la rete.
Grillo che la conosce, dopo averla detestata (spaccava i computer sul palco), sa che Internet è una somma di moltitudini che seppellisce definitivamente l'idea di una massa monolitica e si fa beffe del linguaggio della vecchia politica "analogica".

E cancella il ruolo dei giornali?
Negli anni '60 giornali come il Corriere della Sera incarnavano un'indiscutibile autorità/credibilità. All'indomani di Tangentopoli, sono tutti finiti senza esclusioni di sorta nelle mani di imprenditori terrorizzati, nudi di fronte alla magistratura e bisognosi di difesa.

Sono venuti meno al proprio ruolo?
I quotidiani, da cani da guardia del potere hanno finito per diventare peluche da salotto. E le notizie sono scomparse, in difesa degli interessi di banche, imprenditori e fondazioni. Ma il gioco di insabbiamento, con l'arrivo del web, è finito miseramente. Grillo senza giornaloni al fianco, senza tv, senza Floris o Vespa a favore, anzi, con l'intero arco costituzional-televisivo contro, ha sparecchiato le urne con un colpo di mouse.

I giornali hanno sostenuto Monti.
Da un lato l'alacre ma inutile opera di Character assassination condotta verso Grillo per ridurre Piazza San Giovanni a una sagra di paese o infangarne la reputazione con i Favia. Dall'altro il santino di Sudario Monti. La dicotomìa ridicola tra il fascista che nuota nello Stretto di Messina e il burocrate trasformato in tigre di carta. Un esattore delle banche europee di fronte al quale Giovanni Sartori diventa Einstein. Gli è andata male.

Perché?
Ferale, per Monti, oltre al famigerato bacio della morte di Scalfari-De Bortoli-Calabresi-Ezio Mauro, è stato l'impatto con la tv. La forza della sua presenza era l'assenza. Invece il vanitoso non ha resistito. E allora, finalmente, l'abbiamo visto per quello che davvero era. Con l'alterigia, la stessa supponenza del Belli mentre imbranatissimo, con un cane in braccio e una birra in mano fingeva di sorridere alla telecamera della Bignardi e sembrava dire: "Io sò io e voi non siete un cazzo". Una volta messo vicino agli show del Banana e di Grillo, la maschera è caduta. E con lui la bufala del premier salvatore.

Una bufala?
Chi ha salvato davvero Monti? Tedeschi e francesi forse, gli stessi che in un solo anno recuperano il 35 per cento del loro credito. Lo dice il Nobel Krugman. Non un pazzo. Siamo con le pezze al culo. Tra l'incudine e il martello. In bilico tra una fine spaventosa e uno spavento senza fine. Abbiamo persino scoperto che con l'Imu sulla prima casa hanno pagato i debiti del Monte del Paschi. Monti avrebbe potuto aspettare, ricevere il suo posticino da presidente della Repubblica. Invece è andato in tv.

Non avrebbe dovuto?
Anche a me piacerebbe essere Mick Jagger, ma come diceva Sciascia, a ciascuno il suo. Se l'imbonitore di Arcore ama l'idea della conquista/vendita, il Monti Narciso si è infatuato di se stesso e del potere. Per spazzarlo via è bastata una spolverata di sedia in diretta del Sultano di Hardcore. Simbolica e irrimediabile.

Ora c'è Grillo.
Assistiamo a spettacoli incredibili. L'altra sera, affranto dalla noia di Ballarò stavo per cedere al sonno. A un tratto sento una voce e mi scuoto: "Vediamo cosa dice l'esponente di Grillo". Poi guardo meglio. Era Mario-pio Calabresi. Ma come? Negli ultimi due mesi non hai fatto altro che farti fotografare con Monti tra i radical milanesi di Via del Cappuccio e adesso incensi il vincitore?

La stupisce?
È il sintomo di una rivoluzione. Per la prima volta il web ha preso possesso della scena. Si è passati dagli striscioni al mouse. Da niente al tutto, in pochissimo tempo. Un cataclisma senza imprenditori alla De Benedetti in fila per prendere la tessera numero uno, tv o giornali a sostegno. Grillo riceve a casa sua, non ha bisogno di un Ministero. È l'anno zero. L'avete capito?

 

dagostino internet dario fo e grillode bortoloMARIO CALABRESI E GIORGIO NAPOLITANO PRIMA PAGINA CELEBRAZIONI 150 ITALIA BERLUSCONI BERSANI MONTI GRILLO E LA PREGHIERA DELLE URNE MONTI-MAURO-BERSANI, GRILLO, BERLUSCALFARI MONTIFABIO FAZIO EZIO MAURO COPERTINA DEL LIBRO IL GRILLO CANTA SEMPRE AL TRAMONTOCOMMENTI ALLA PUNTATA DI PIAZZAPULITA CON ROBERTO DAGOSTINOPIERLUIGI BATTISTA SULL INTERVISTA DI DAGO AL FATTO

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