solanas warhol

HO SPARATO AD ANDY WARHOL - IL SUPERFEMMINISMO FOLLE DI VALERIE SOLANAS, L'ATTIVISTA CHE NEL ’68 SPARÒ AL RE DELLA POP ART - PER LEI LA LIBERAZIONE DELLE DONNE SAREBBE STATA POSSIBILE SOLO CON LA VIOLENZA - SCRIVEVA: "NON RESTA CHE ROVESCIARE IL GOVERNO, ELIMINARE IL SISTEMA MONETARIO E DISTRUGGERE GLI UOMINI" (HA DISTRUTTO INVECE LA POP ART)

solanas warhol

Melania Mazzucco per la Repubblica

 

Trent' anni fa moriva Valerie Solanas, l' attivista che nel 1968 tentò di uccidere il re della Pop Art. I suoi scritti, ora tradotti in Italia, immaginano un mondo alternativo che può fare a meno del sesso debole: quello maschile Il 25 aprile 1988 nella stanza 420 del Bristol Hotel viene ritrovato il cadavere di una delle tante randagie del Tenderloin, il quartiere più sordido di San Francisco. Brulica di vermi ed è in decomposizione, ma si tratta di Valerie Solanas. Era stata una scrittrice, un' attivista politica, una propagandista sociale e una protagonista della controcultura americana degli anni '60, ma da tempo nessuno aveva notizie di lei.

 

Era stata risucchiata nel gorgo di un' esistenza maledetta, marginale e "abietta" - l' unica del resto congeniale a una donna che, pur dotata di un' intelligenza superiore e di una laurea, aveva vissuto sempre senza tetto né legge, aveva rifiutato sesso ("rifugio dei mentecatti"), figli, amore e famiglia, e la possibilità di affermarsi come autrice (non scrisse mai il romanzo che le aveva chiesto Maurice Girodias di Olympia Press, l' editore di Nabokov e Burroughs), nonché teorizzato (e praticato) il sabotaggio del sistema e lo s-lavoro. Feccia - in inglese scum - era la sua parola feticcio e l' unica condizione umana cui riconoscesse dignità. E come feccia - "stravagante, sporca, stracciona" - era morta.

 

valerie solanas main

Rigettata nella "fogna", dannata all' oblio al punto che Lou Reed protestò contro la sopravvivenza del suo ricordo nella canzone I believe. Eppure Valerie Solanas era stata qualcuno. Doveva la celebrità ai tre colpi di rivoltella tirati, il 3 giugno del 1968, contro un bersaglio clamoroso: il re della Pop Art, e di New York. Ho sparato a Andy Warhol, si intitolava il film di Mary Harron (1995), nel quale l' ottima Lily Taylor offriva all' attentatrice il proprio volto impertinente e la voce alle sue teorie (i dialoghi sono quasi tutte frasi di Solanas). Warhol sopravvisse ai proiettili, e Solanas al carcere, alla condanna e all' internamento in manicomio.

 

Ma nessuno dei due fu più lo stesso.

Se la singolare figura di Solanas rimaneva un riferimento nel sommerso mondo antagonista, col tempo si è risvegliato anche l' interesse della cultura ufficiale - e le sono stati dedicati studi universitari, biografie, romanzi, spettacoli. Ma la radicalità del suo pensiero (e del suo comportamento), l' estremismo e l' estetica terrorista hanno favorito una minimizzazione patologizzante (anche se lei aveva sempre rivendicato: «sono una rivoluzionaria, non una pazza»).

 

andy warhol by richard avedon

Solanas, bianca proletaria che derideva i sovversivi borghesi figli di papà, accattona non eterosessuale, "superfemminista" che praticava la prostituzione, era fuori da ogni regola, logica, gruppo. Non si conformava al discorso rispettabile della conquista dei diritti e della parità dei generi: la liberazione delle donne non sarebbe venuta dalla mediazione, ma dalla rivolta e dalla violenza. Insomma: un' imperdonabile. Saluto perciò con piacere la pubblicazione di Trilogia SCUM. Tutti gli scritti (Morellini editore / VandA epublishing). Le curatrici, Stefania Arcara e Deborah Ardilli, non solo offrono la traduzione integrale delle (pochissime) opere di Solanas, il Manifesto SCUM, la commedia In culo a te, e il racconto Come conquistare la classe agiata.

 

Prontuario per fanciulle (inediti in Italia), ma la corredano con due saggi ( Chi ha paura di Valerie Solanas e Effetto SCUM Valerie Solanas e il femminismo radicale) fondamentali per inquadrare la vicenda della scrittrice e il suo (problematico) rapporto col pensiero femminista.

 

Il racconto, del 1966, è un bozzetto satirico, una brillante anticipazione delle opere successive. La commedia, Solanas la offrì a Andy Wharhol nel 1967, sperando che la Factory la producesse. Ma il turpiloquio, le teorie eversive della protagonista (la sboccata mendicante Bongi, maschera dell' autrice), l' oscenità di alcune sequenze (una ragazza organizza una cena in cui servirà in tavola un escremento), e l' infanticidio finale la rendevano non rappresentabile nemmeno nel clima libertario del teatro off-Broadway.

solanas

 

Warhol tuttavia utilizzò alcune battute di Solanas e la inserì come comparsa nel suo film I, a man. Del 1967 è pure lo SCUM Manifesto, che Solanas diffuse smerciandone in strada le copie auto-stampate. «Per bene che ci vada, la vita in questa società è di una noia sconfinata» - è il fulminante inizio. «E poiché non esiste aspetto di questa società che abbia la minima rilevanza per le donne, alle femmine dotate di spirito civico, responsabili e avventurose, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l' automazione completa e distruggere il sesso maschile». È violento come tutti i manifesti delle avanguardie, paradossale come i saggi pseudoscientifici sull' inferiorità mentale della donna, di cui è insieme una confutazione e una parodia.

andy warhol by richard avedon 1

 

Ma è soprattutto un ritratto corrosivo ed esilarante degli uomini. «Il maschio è completamente egocentrico, intrappolato in se stesso, incapace di empatizzare con gli altri o di identificarsi con loro, incapace di amore, amicizia, affetto, tenerezza () Le sue reazioni sono interamente viscerali, non cerebrali; la sua intelligenza è un mero strumento al servizio dei suoi istinti e dei suoi bisogni () non è in grado di interessarsi a nulla, fuorché alle proprie sensazioni fisiche». L' Io del maschio in effetti consiste nel suo uccello.

 

La tesi di fondo è che il maschio sia una femmina incompleta, che rivendica come proprie le caratteristiche femminili (forza, indipendenza emotiva, energia, dinamismo, coraggio, vitalità, etc.) per mascherare la propria angoscia, debolezza, invidia: poiché con la tecnologia non è più necessario nemmeno per la riproduzione, oltre che nocivo è diventato superfluo, e deve essere eliminato (oppure sottomesso). Non è la rabbia femminista ma l'"umorismo apocalittico" la cifra di Solanas, e il pregio della sua scrittura. Il Manifesto fu pubblicato da Girodias mentre lei era in carcere.

 

Ma gli spari contro Andy Warhol ne imponevano una lettura letterale, sinistra. Mentre la forza di queste pagine è, ancora oggi, la loro allegra, scatenata utopia. Le femmine che Solanas sognava, «dominatrici, determinate, sicure di sé, cattive, violente, egoiste, indipendenti, orgogliose, avventurose, sciolte, insolenti», adatte a governare il mondo, però, faticano ancora a liberare se stesse.

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