checco zalone -751639_tn

TRAVAGLIO: ‘’DESTRA O SINISTRA, SORDI O BOMBOLO. MA È COSÌ DIFFICILE RASSEGNARSI ALL'IDEA CHE ZALONE VOLEVA SOLO FARVI RIDERE?’’ - LANGONE: ‘’ZALONE HA LA COLPA DI ALIMENTARE L'IDEA CHE I CAFONI SONO GLI ALTRI. MA SE I CAFONI SONO TANTISSIMI, E GLI SPETTATORI DI CHECCO SONO TANTISSIMI, DOVE VOLETE CHE SIANO I CAFONI? IN FILA AL CINEMA’’

1. PREGHIERA
Camillo Langone per “il Foglio”

 

checco zalone quo vado  5checco zalone quo vado 5

Se c'è la fila non ci sono io.
Che non sembri un atteggiamento snobistico: le file mi fanno venire in mente i campi di concentramento, le mense della Caritas, le code per il pane, le bestie al mattatoio, non posso farci niente, le file mi mettono angoscia, altro che ridere. Poi questo continuo parlare di soldi, l'insopportabile enfasi sui numeri: sembra che gli spettatori esistano per consentire a "Quo vado?" di battere i record di incassi, non che "Quo vado?" esista per consentire agli spettatori di divertirsi.

Camillo LangoneCamillo Langone

 

Inoltre Luca Medici è troppo bravo e quel troppo svela che la sua è la bravura disumana del professionista: non mi sembra un talento naturale, mi sembra un autore che calcola pure le virgole. Quando lo guardo sento il tic-tac del meccanismo. Infine Checco Zalone ha la colpa di alimentare l'idea già eccessivamente diffusa che i cafoni sono gli altri. Ma se i cafoni sono tantissimi, e gli spettatori di Checco sono tantissimi, dove volete che siano i cafoni? In fila al cinema.

 

2. RENZALONE

Marco Travaglio per il “Fatto Quotidiano”

checco zalone quo vado  4checco zalone quo vado 4

 

No, il dibattito su Checco Zalone no! Almeno non su Quo vado?, film disimpegnatissimo e divertentissimo come gli altri tre, che va semplicemente visto e applaudito per i meccanismi comici perfetti e per la leggerezza di fondo che lo sostiene per aria.


Invece, per favore, sì il dibattito sì su quelli che vanno a vederlo e, appena usciti, sono colti da un' irrefrenabile voglia di discuterlo, sistematizzarlo, incasellarlo da qualche parte: a destra, a sinistra, al centro, pro o contro l' antipolitica, il qualunquismo, il populismo, dentro o fuori dalla satira politica o sociale o di costume, alla scuola di Sordi, di Totò, di Tati, di Keaton, di Bombolo. Gente che non solo non capisce il film, ma manco il titolo: ma dove credete di andare? Ma è così difficile rassegnarsi all' idea che Zalone voleva solo farvi ridere?

checco zalone quo vado  3checco zalone quo vado 3


Poi, certo, per far ridere ci vogliono intelligenza e cultura, ma vanno nascoste bene. Ed è naturale ispirarsi alla vita, alla realtà che conosciamo meglio: i nostri tic, vizi, vezzi, manie, ossessioni e quelli di chi ci sta vicino o lontano, e anche sopra, al potere: il posto fisso, le auto in doppia fila, l' assenteismo e il fancazzismo negli uffici pubblici, la finta malattia professionale, la falsa invalidità, le riforme che non cambiano nulla se non il nome degli enti inutili, la raccomandazione del politico, la mancia che diventa subito corruzione, la fila saltata al discount, le battute da bar maschiliste, sessiste e xenofobe e gli altrettanto insopportabili birignao del politicamente corretto, i ricercatori costretti a emigrare al Polo Nord, la mammoneria del bamboccione che all' estero crede di diventare civile ed evoluto almeno finchè non scopre che Romina e Al Bano si son rimessi insieme e che parcheggiare in doppia fila è tanto liberatorio. Così chi va al cinema ci vede subito se stesso o qualcuno che conosce. Ma senza, per questo, introiettare "messaggi" né "istanze" particolari, tantopiù che il lieto fine lava tutto con una redenzione tutta privata e individuale. All' italiana.

travaglio commenta renzi  alla leopoldatravaglio commenta renzi alla leopoldachecco zalone quo vado  2checco zalone quo vado 2


Non c' è niente da fare: anche stavolta, come per tutti i fenomeni nazionalpopolari, il dibbbattito politologico, filosofico, culturale e sociale incombe, urge e prorompe puntuale, ineluttabile, inarrestabile e surreale come solo noi italiani sappiamo farlo. Comico almeno quanto il film, forse anche di più. Gasparri, che quando può dire una pirlata non si tira mai indietro, twitta che Zalone ce l' ha con Renzi, "bugiardo imbroglione" per via delle Province abolite per finta.

checco zalone quo vado  1checco zalone quo vado 1


Il Giornale pensa a una satira contro la "riforma della PA ", cioè "ai provvedimenti del governo Renzi", anche se - scandalo! complotto! - "sparisce la battuta antirenziana" contenuta nella canzone-trailer. Libero, pure, ci vede "un film anti-riforme" che "coglie un' esigenza della gente, arcistufa dei nuovi politici", "l' idea che gli anni del rigore, della rottamazione e del grillismo, delle loro retoriche puritane abbiano stancato", insomma "l' inno dell' Anti-antipolitica", perchè Checco è "l' unico che capisce gli italiani".
 

checco zalone star warschecco zalone star warschecco zalonechecco zalone

Dall' altra parte, a sinistra, lo scrittore Lagioia lo definisce su Repubblica un "qualunquista buono" e paventa il "rischio" forse "pericoloso" di un "qualunquismo dei buoni di cuore risolutivo a fin di bene" (boh). Per Riccardo Barenghi, la Jena de La Stampa, se "milioni di italiani corrono a vedere Checco Zalone", siamo "ingenui noi che ci meravigliamo che al governo ci sia Renzi". Quindi Checco, a Renzi, gli tira la volata, o forse viceversa.


Era già accaduto, il dibbbattito, dopo il penultimo film Sole a catinelle. Michele Serra vi notò tracce evidenti di berlusconismo. E, paradossalmente, pure Brunetta, che vide in Checco, a occhio nudo, "la filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderna, serena di Berlusconi", perchè "il colore azzurro della sua risata è il nostro e la sinistra non può farci nulla".

 

checco zalone la prima repubblica ispirato a celentanochecco zalone la prima repubblica ispirato a celentano

Poi Zalone lo sfanculò alla sua maniera: "La sua interpretazione è un po' troppo alta, anche se per Brunetta è un ossimoro". E allora Renatino svoltò: "Il suo banale razzismo non fa ridere, Zalone ha superato l' esame: non è un berlusconiano, è un comico di sinistra".


Cosa che peraltro sosteneva pure Marco Giusti, nel suo decalogo semiserio "Perchè Zalone è quasi comunista". A metà strada si collocò il cosiddetto ministro Franceschini, che spiegò al Foglio l' ultima storica anzi epica mutazione genetica della sinistra che "oggi non ha più paura di Checco Zalone". E furono soddisfazioni.

ZALONEZALONE


Par di vederlo, oggi, Checco riunito in un baretto di Bari col suo gruppo di complici che il regista Gennaro Nunziante definisce "un branco di deficienti", mentre mette giù il soggetto del prossimo film. Protagonisti: i meglio politici, commentatori e intellettuali del bigoncio che si interrogano pensosi sul successo di un film comico e non si capacitano della voglia degli italiani di farsi qualche sana risata senza l' aiuto della triade da cinepanettone culi-tette-scoregge, in un Paese dove c' è poco da ridere.

 

"quo vado?", zalone 4

E il presidente del Consiglio Renzi, noto imbucato, che non resiste alla tentazione di saltare sul carro del vincitore facendo notare che lui non l' ha mai "ignorato" o "snobbato" o detestato", anzi è sempre stato dalla sua parte: mica come quei gufi dei "professionisti del radical chic" (espressione che lui pronuncia senza conoscerne il significato e apparirebbe un po' vecchiotta in bocca a un colonnello in pensione in marcia con la maggioranza silenziosa nei primi anni 70, figurarsi in un politico quarantenne). Poi corre a leccare la marmitta a Marchionne. Ma forse quest' ultima scena è troppo volgare per entrare nel prossimo film di Checco.

 

 


 

"quo vado?", zalone renzi lt

 

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?