TUTTI QUANTI VOGLIONO FARE… UMBRIA JAZZ! – MARCO MOLENDINI: “SI FA PUNTUALMENTE SENTIRE IL PESO DEL MARCHIO DI GARANZIA DI UNA RASSEGNA DOVE I GRANDI NOMI DELLA STORIA DELLA MUSICA SONO PASSATI E RIPASSATI. UN ALONE CHE CONTINUA A ESERCITARE UN FASCINO INEVITABILE SUGLI ARTISTI INVITATI" - "ZUCCHERO CI TENEVA TALMENTE TANTO A SUONARE, CHE HA ALLUNGATO A DISMISURA IL SUO CONCERTO CANTANDO A SQUARCIAGOLA PER TRE ORE. STING CONTINUA A CANTARE CON ARIA DI SUFFICIENZA E DIMOSTRA CHE LA SUA STORIA NON HA PIÙ NULLA DA DIRE. LA STAR PIÙ CURIOSA DA VEDERE E ASCOLTARE ERA UN MUSICISTA GIÀ VENUTO A UMBRIAJAZZ QUANDO AVEVA 17 ANNI: JONATHAN BATISTE... "
Marco Molendini per Dagospia
Strano festival Umbriajazz nell'estate della musica che pensa solo agli eventi: i 250 mila di qua, il mezzo milione di là (sempre di spettatori si parla, fra Ultimo, Vasco e tutti quelli che se non canti negli stadi non sei nessuno). Anche a Umbriajazz i numeri contano, ma fino a un certo punto.
Tanto per cominciare il festival ogni mattina (lo ha fatto per i dieci giorni in cui è durato) ha aperto una sala nella Galleria nazionale facendo suonare, a sceltissimi solisti, un jazz da camera per palati sopraffini (gente come i pianisti Ethan Iverson e Kris Davis, vincitrice quest'ultima del referendum Down Beat).
Poi al pomeriggio spazio al teatro Morlacchi e a un'altra platea scelta per proposte di qualità: l'omaggio di Paolo Fresu a Miles Davis, lo strepitoso gruppo del pianista cubano Gonzalo Rubalcaba, il maestro Kenny Barron, il primo dei pianisti in assoluto Jason Moran, chi ha voglia di musica vera farebbe bene ad ascoltarlo per ripulire le orecchie dalla robaccia che fluttua nell'aria).
Sono l'orgoglio di Carlo Pagnotta, il patron fondatore che, a quasi 93 anni, per tutti i dieci giorni del festival non smette di fare su e giù per la città con il suo bastone, un cappellaccio di paglia e il suo medico di fiducia, Puja Dehgani, un entusiasta diviso fra la passione per il jazz e per il suo anziano amico.
Se potesse, Pagnotta cancellerebbe il piatto più robusto del festival, il cartellone che viene servito all'Arena Santa Giuliana, il luogo dove la proposta jazzistica si annacqua nella contaminazione. Ma anche lí si fa puntualmente sentire il peso del marchio di garanzia di una rassegna dove, per mezzo secolo i grandi nomi della storia della musica sono passati e ripassati. Un alone che continua a esercitare un fascino inevitabile sugli artisti invitati.
Zucchero ci teneva talmente tanto a suonare a Perugia, che nella notte di sabato, ha allungato a dismisura il suo concerto cantando a squarciagola per tre ore, come a dire: anche il mio blues padano può fare bella figura dove hanno suonato BB King, Eric Clapton e Miles Davis.
Sting, 75 anni portati da atleta con tshirt a pelle e bicipiti in evidenza, qui ha vissuto uno dei grandi momenti della sua carriera, il concerto con Gil Evans dell'87.
Ogni volta che torna è come se risentisse nelle orecchie quella notte, anche se purtroppo continua a cantare Message in a bottle con aria di sufficienza e dimostra che la sua storia non ha più nulla da dire. La star più curiosa da vedere e ascoltare era un musicista già venuto a Umbriajazz quando aveva 17 anni.
Jonathan Batiste allora era un pianista prodigio, oggi è una star mondiale e uno showman smisurato ( anche se in Italia deve ancora essere scoperto): si presenta in mezzo al pubblico con un vestito luccicante e una melodica, arringa la folla, suona Volare, poi chiama la band e attacca con Mas que nada, canta, suona il piano, le percussioni, la chitarra, tutto quello che gli capita a tiro, balla, suda, trasforma Beethoven in un blues. È uno showman formidabile e senza vergogna, così ce ne sono pochi, ma che talento (anche se viene da ripensare al pianista pazzesco che era da ragazzo).
L'Arena vive dieci giorni, passa fra alti e bassi, dal jazz squisito di un veterano come Charles Lloyd, al blues fuori misura di Annie and the Caldwell, una family band dove si fa a gara a chi grida di più, al raffinatissimo show di Laurie Anderson, al Bollani and friends ( band di star nazionali con Enrico Rava, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Frida Bollani) preceduto dal bel film Tutta vita di Valentina Cenni, al Brasile senza tempo di Gilberto Gil ( che dio lo benedica coi suoi 84 anni), al dimenticabile omaggio a John Coltrane del figlio Ravi con Terence Blanchard, al pop pallido e ben vestito di Elvis Costello.
L'Arena è il polmone d'ossigeno del festival, coi suoi incassi permette di mantenere buona parte della baracca, compresi i concerti per intenditori e la sarabanda di appuntamenti gratuiti, le marce di mezzogiorno dei Funk off, le band che si alternano a ciclo continuo ai giardini Carducci, sotto la statua di una gloria regionale come Pietro Vannucci detto il Perugino, con il corso della città che si gonfia di corpi in una moltitudine che si riunisce per la musica, anche se è solo un pretesto.
ethan iverson
kris davis
gonzalo rubalcaba
sting
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carlo pagnotta 1
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kenny barron
paolo fresu





