1- “UNA AUTENTICA BUFALA CINESE!”. COSÌ CESARONE ROMITI, PRESIDENTE DI ITALIA-CINA, HA LIQUIDATO LE VOCI SULLA CINA-SALVITALIA: UNA BOUTADE MESSA IN GIRO DA CHI NON HA CAPITO NULLA DELLE STRATEGIE DI PECHINO. L’EVENTUALE INTERESSE È DI TIPO INDUSTRIALE, CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO 2- DE BENEDETTI A CACCIA DI UN NUOVO SOCIO DOPO L’ADDIO DA EUVIS DI JP MORGAN 3- SENTO UN IRACONDO FRUSCIO (DARIO) DI LEGA AL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA 4- QUANTO È BUONO MARPIONNE: MOLLA UN BUFFETTO SULLE GUANCE A CHI COME SACCONI GLI SPIANA LA STRADA PER LICENZIARE GLI OPERAI CON L’ARTICOLO 8

1- LA BUFALA CINESE
È bastato un sussurro del "Financial Times" per mettere ieri mattina una grande allegria nei palazzi della politica e della finanza.

Il refolo londinese accennava alla possibilità che il Fondo Sovrano di Pechino (China Investment Corporation) entrasse a piedi giunti in Italia per dare un po' di fiato alle aste dei Btp. I primi a cantare inni di gioia sono stati i più stretti collaboratori di Giulietto Tremonti e.

Qualcuno giura di aver sentito Filippo Pepe, il corpulento e nuovo capo ufficio stampa del Tesoro (allevato nel grembo dell'Msi e di Alleanza Nazionale), mentre fischiettava nei corridoi del ministero la vecchia canzone di Giorgio Gaber: "Arrivano i cinesi, si mettono in salotto e fanno un quarantotto che non finisce più", e subito qualcuno ha ricordato la visita in Italia del 6 settembre quando una delegazione guidata dal presidente del Fondo cinese, Lou Jiwei (un uomo di 61 anni che secondo il "Time" è tra i 100 personaggi più influenti del mondo), ha incontrato i vertici della Cassa Depositi e Prestiti e di alcune industrie italiane.

A questo filo di speranza che ha il colore rosso del comunismo si sono subito attaccati ministri come il maremmano Matteoli che ha parlato del grande interesse cinese per il Ponte sullo Stretto e addirittura per l'autostrada Orte-Mestre. Dai piani alti delle banche non sono arrivate dichiarazioni, ma c'è chi giura che in Unicredit i vari Ghizzoni, Fiorentino e Nicastro (ai quali bisogna aggiungere il fantomatico dirigente che si fa chiamare "ministro") sarebbero pronti a fare gli occhi a mandorla pur di sostituire i libici per sostenere il prossimo aumento di capitale.

Per non parlare poi di Ponzellini che pur di non vedersi schiacciare gli attributi da Matteuccio Arpe nei giorni scorsi ha messo in giro la voce che a sostenere la sua banca potrebbe arrivare perfino il padrone del panettone "Tre Marie". Anche gli uscieri di Telecom hanno raccolto i rumors provenienti da Londra e dal ministero di via XX Settembre ricordando l'incontro del novembre 2009 a Barcellona dentro l'hotel Arts quando durante una conferenza di Morgan Stanley Bernabè non smentì la notizia pubblicata da un giornale italiano sull'interesse del Gruppo cinese Huawei per la banda larga.

In quell'occasione fu scritto che l'azienda guidata da una donna misteriosa di nome Sun Ya Fang e presieduta in Italia da Giancarlo Elia Valori, un vecchio amico della Cina, avrebbe potuto buttare sul piatto circa 800 milioni per la rete italiana. E tra le tante fantasie che circolano da ieri questa è una delle poche credibili come ha ricordato ieri il "Corriere delle Comunicazioni".

Sono bastate poche ore per raffreddare l'entusiasmo sull'intervento del Fondo cinese perché da Pechino il premier Wen Jiabao ha detto senza mezzi termini che le economie sviluppate devono "mettere ordine in casa propria e non sperare nel salvataggio della Cina".

Così nel pomeriggio al ministero del Tesoro si sono cucite le bocche ed è sceso in campo Cesarone Romiti, l'88enne manager romano che nel 2004 è stato nominato presidente dell'Associazione Italia Cina. Ben due televisioni (Sky e Class CNBC) sono andate a cercarlo nel suo ufficio dei Parioli dal quale Cesarone ha definito le voci sui cinesi una autentica bufala, una boutade messa in giro da chi non ha capito nulla delle strategie del Celeste Impero.

Pasticciando un po' sul nome dei paesi Brics disponibili ad investire, Romiti ha spiegato che la visita in Italia della delegazione cinese era prevista da tempo e che comunque l'eventuale interesse è per operazioni di tipo industriale che nulla hanno a che fare con il nostro debito pubblico. Al giornalista che gli chiedeva poi un giudizio sullo stato di salute dell'economia italiana, l'anziano presidente ha detto che siamo in una situazione pessima con una classe politica "che non ha diritto di governare".


2- DE BENEDETTI CACCIA A UN NUOVO SOCIO DAPO L'ADDIO DI JP MORGAN DA EUVIS
Quando ha compiuto 70 anni (era il 14 novembre 2004) Carletto De Benedetti ha fatto una riflessione molto approfondita sulla terza età e sulla vecchiaia.

Un mese dopo, esattamente il 17 dicembre, ha chiamato i figli Rodolfo e Marco per comunicare l'intenzione di creare una società che aiutasse gli anziani nelle problematiche finanziarie.

Alla nuova azienda che aprì gli uffici in viale Vittorio Veneto di Milano fu dato il nome di "Euvis Spa", un acronimo che unendo due termini di greco e latino doveva esprimere il senso della vita felice.

La piccola società con un capitale di 4,5 milioni fu collocata nella galassia Cofide, la holding controllata da Carletto e dai suoi figli attraverso la CDB & Figli Sapa. Tra gli obiettivi di Euvis sono indicati ancora oggi i prestiti vitalizi, la cessione del quinto pensionistico e tutto ciò che può aiutare gli anziani ad affrontare le difficoltà finanziarie.

Per dare forza e gambe robuste all'iniziativa, Carletto pensò all'inizio di stringere un'alleanza con Merrill Lynch, poi sostituita nel 2009 da Jp Morgan, che ha rilevato una quota del 39%. Adesso arriva la notizia che la banca americana ben conosciuta da Carletto per gli antichi rapporti con l'establishment Usa, intende uscire dalla società specializzata per gli anziani.

La decisione - come spiega il "Corriere della Sera" - nasce "in seguito alla revisione delle strategie a livello europeo", ma è molto probabile che Jp Morgan abbia deciso di tagliare la corda per i risultati modesti di Euvis che nel 2010 ha perso 2,1 milioni e nei primi sei mesi di quest'anno è già sotto di 0,3 milioni. La patata bollente passa nelle mani di Francesco Guasti,il notaio presidente di Cofide,mentre a distanza di sette anni dalle intime riflessioni sulla vecchiaia l'Ingegnere dovra' darsi da fare per cercare un nuovo socio.


3- SENTO UN BRUTTO FRUSCIO DI LEGA
Non si parla mai dell'agricoltura, il parente povero dell'economia intorno al quale girano invece fior di miliardi.

I contadini e gli allevatori finiscono sui giornali soltanto per le rivolte delle quote latte e le polemiche con le autorità di Bruxelles, due temi che sono stati cavalcati con furore dai "barbari" della Lega. Il mondo del Carroccio è molto attento alle sorti di questo piccolo universo e si è sempre preoccupato di mettere i piedi nella stanza dei bottoni dove ballano tanti quattrini.

Purtroppo a via Bellerio hanno altri grattacapi e negli ultimi tempi si sono distratti su una battaglia che ha visto in campo una delle pedine più importanti. Stiamo parlando di Dario Fruscio, un uomo nativo di Cosenza che ha 74 anni ed è noto per il suo carattere impossibile. Questo Fruscio ha attraversato numerose aziende ed enti pubblici lasciando dietro di sé una scia di poltrone e di polemiche. Nel 2006 si è dimesso da consigliere di Sviluppo Italia in seguito alle elezioni a senatore, ma dopo l'esperienza parlamentare è diventato consigliere dell'Eni da cui si è dimesso nel marzo 2009.

Nel palazzo di vetro dell'Eur ancora ricordano i furibondi interventi di Fruscio che poi è approdato all'Expo 2015, un incarico da cui si è polemicamente dimesso bocciando l'operato della sindachessa Moratti. Dopo queste esperienze i "barbari" della Lega lo hanno piazzato nel gennaio 2010 al vertice della Agea, l'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura costituita nel '99 come organismo pagatore che deve distribuire i contributi dell'Unione europea al settore agricolo comunitario.

Con l'arrivo del nuovo ministro Saverio Romano l'iracondo Fruscio ha impiegato poche ore per entrare in rotta di collisione. Da qui la decisione di commissariare l'Agea che ha il compito di gestire ben 6,5 miliardi di contributi. Il colpo finale all'ineffabile leghista di origini calabresi è arrivato il 23 giugno scorso quando il ministro Romano ha deciso di nominare un generale sulla poltrona di commissario straordinario.

Il personaggio in questione è Mario Iannelli, un avvocato e generale della Guardia di Finanza che gode di grande stima in tutti gli ambienti. Ma Fruscio non ci sta e ha fatto ricorso al Tar per essere reintegrato nel suo incarico; alla fine di agosto il Tribunale amministrativo ha esaminato la questione rinviando ogni decisione al prossimo gennaio.

Per quella data i giochi saranno fatti perché il generale Iannelli da commissario diventerà presidente e il buon Fruscio dovrà cercare un'altra poltrona per sfogare la sua ira.


4- QUANTO È BUONO MARPIONNE: UN BUFFETTO SULLE GUANCE A CHI COME SACCONI GLI SPIANA LA STRADA PER LICENZIARE GLI OPERAI CON L'ARTICOLO 8
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Maurizio Sacconi, il peggior ministro del governo, sta facendo le capriole dopo l'apprezzamento che Sergio Marpionne gli ha rivolto dal Salone di Francoforte per aver introdotto l'articolo 8 nella Manovra.

L'ex-socialista, che non perde occasione di manifestare la sua fede cristiana e l'amore per i poveri, gode come una marmotta in calore e si aspetta che la Marcegaglia si allinei all'elogio del manager italo-americano che disprezza la politica italiana ma si sforza di dare un buffetto sulle guance a chi come Sacconi gli spiana la strada per licenziare gli operai".

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...