LA VENEZIA DEI GIUSTI - COME VANNO LE COSE? BEH. OGGI, CON ALBA ROHRWACHER TAGLIATRICE DI TESTE IN “UN BON PETIT SOLDAT”, E LA VANESSA SCALERA MAMMA NAPOLETANA SCATENATA IN “IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO”, MI SEMBRA MEGLIO. IERI NON È STATA UNA GRAN GIORNATA PER LA MOSTRA. BEN DUE FILM IN CONCORSO, “BUNKER” DI FLORIAN ZELLER E “COMPANY” DI CASEY AFFLECK, SONO STATI FISCHIATI ALLE PROIEZIONI DEI CRITICI. COSA CHE NON SI FACEVA DA PARECCHIO TEMPO. “BUNKER” HA AVUTO ANCHE UN GRADIMENTO CRITICO BASSISSIMO SU “ROTTEN TOMATOES”, SOLO IL 47%. QUALCOSA IN PIÙ DEL RECORD DI “MR NELSON DID YOU KILL PEOPLE?” DI SHINYA TSUKAMOTO, IL 25%, E DI “SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE” DI NANNI MORETTI, SCESO AL 33% (AHI!)…
LO ZIO DI BROOKLYN
Marco Giusti per Dagospia
alba rohrwacher un bon petit soldat 2
Come vanno le cose a Venezia? Beh. Oggi, con Alba Rohrwacher tagliatrice di teste in “Un bon petit soldat” di Stephane Brizé, e la Vanessa Scalera mamma napoletana scatenata in “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, che dichiara “De Angelis mi ha fatto sentire Maradona che fa gol”. mi sembra meglio.
Ieri non è stata una gran giornata per la Mostra, anche se è stato reso omaggio a un produttore di culto e straculto come Galliano Juso con "Juso per ferie" di Karen Di Porto. Ma ben due film in concorso, “Bunker” di Florian Zeller e “Company” di Casey Affleck, sono stati addirittura fischiati alle proiezioni dei critici. Cosa che non si faceva da parecchio tempo.
Curiosamente, “Bunker”, forse grazie alla presenza di una coppia bella, simpatica e molto amata come quella formata da Javier Bardem e Penelope Cruz, ha però ricevuto l’applauso più lungo del festival in Sala Grande, leggo, ben 16 minuti, mentre “Company” il più corto. Ce ne faremo una ragione.
“Bunker” ha avuto anche un gradimento critico bassissimo su “Rotten Tomatoes”, solo il 47%. Qualcosa in più del record di “Mr Nelson Did You Kill People?” di Shinya Tsukamoto, il 25%, e di “Succederà questa notte” di Nanni Moretti, sceso al 33% (ahi!).
il fuoco che ti porti dentro 5
“Company” di Casey Affleck non ha un gradimento così basso dai critici americani, il 62%, ma è massacrato su Letterboxd, 3, 1, quanto “Succederà questa notte”. E quanto ha raccolto “Bunker”.
“Look Back” di Kore-eda è piaciuto, 93% su Rotten Tomatoes, 73% su Metacritic e 3, 7 su Letterboxd, dove è molto alto l’unico film di genere italiano della nostra pattuglia, “L’estranea” di Paolo Strippoli, 3, 5, e comunque vanta un 71% su Rotten Tomatoes.
penelope cruz, florian zeller e javier bardem sul set di bunker
In questa situazione di confusione, chi ha fatto il colpo giusto è stato Luca Guadagnino, che oggi ha preso il premio Cartier, ha presentato le 7 ore del suo documentario su Bernardo Bertolucci e sulla cinefilia del XX° secolo che non esiste più, “Joie de vivre”, e ha lanciato il primo teaser del suo nuovo film, “Artificial”, già pronto per la corsa all’Oscar.
Prendendo il premio Cartier lo ha dedicato alle giovani generazioni di cineasti e di critici in sala, “siete i pilastri a cui ci appoggiamo”, che sono in gran parte, il suo pubblico. Alla sua masterclass di un paio di giorni fa, quella di maggior successo del festival, erano tutti ragazzini e ragazzine a riempire la sala.
E anche “Joie de vivre” fa riscoprire alle generazioni più giovani non tanto il cinema di Bertolucci, quanto il parlare di cinema come si faceva il secolo scorso. Franco Maresco e Daniele Ciprì fanno sapere, invece, che l’11 settembre non verranno al restauro del loro primo film, “Lo zio di Brooklyn”, prodotto da Aurelio De Laurentiis che lo comprò di peso da Galliano Juso.
Ieri, al documentario su Galliano diretto da Karen Di Porto, “Juso per ferie” (battuta, mi dice Maresco di Enrico Ghezzi, ma che io ricordo di Steve Della Casa…), brillava per assenza proprio “Lo zio di Brooklyn”, visto che Aurelio De Laurentiis non fa vedere il film da anni. La proiezione veneziana, col film restaurato dalla Cineteca di Bologna, rischia quindi di essere qualcosa di unico e temo irripetibile.
A meno che non si convinca Aurelio a far circolare in qua e là il vecchio film. Franco mi ha ricordato di quando andarono con De Laurentiis alla prima a Milano, la Milano di trent’anni fa, ancora “da bere” e una signora osò chiedere “Perché non ci sono donne nel film?”.
Al che seguì prima un silenzio, poi Daniele se ne uscì con un “…ma c’è l’asina”, che non passò inosservato. Per i 40 anni di Cinico Tv e i 31 di “Lo zio di Brooklyn”, Franco mi fa sapere che ha organizzato per domani una serata a Palermo, all’Al Brass Group.
“La serata”, mi dice, “vede me che racconto i quarant'anni di Cinico TV in musica, il che vuol dire quasi sempre in jazz. Con Ciprì ci siamo incontrati nell'86 e cominciammo subito a lavorare, mentre Cinico TV, come titolo, viene uno o due anni dopo, al massimo. Partirò dal sodalizio con Daniele durato 21 anni (abbiamo chiuso nel 2007) e da Cinico TV passerò a Cagliostro e alla serie televisiva per LA7.
Con me ci saranno Salvatore Bonafede al pianoforte, Vito Giordano tromba e flicorno, Nicola Giammarinaro clarinetto e sax tenore. In più il performer Ernesto Tomasini. Saranno suonate le canzoni americane che furono la colonna sonora dei nostri lavori (le canzoni che io amavo da sempre), i capolavori di Bix Beiderbecke, Django Reinhardt, di pianisti come Fats Waller e poi i moderni come Giuffre, Mingus, Monk e Eric Dolphy.
Senza il jazz Cinico TV sarebbe stata un'altra cosa, non avrebbe avuto la stessa forza trascinante, la sua rabbia sarebbe stata alla fine volgare invettiva, rivendicazione frustrata, pessimismo greve e di infima lega. Il jazz dava grazia e leggerezza a tutto, era come se l'Apocalisse arrivasse a tempo di valzer, anzi a tempo di foxtrot, sulle ali di un arcobaleno in bianco e nero".
Quanto a "Juso per ferie", che mi vede tra i critici amici più parlanti, ma ci sono anche in "Joie de vivre", mi ha davvero stupito la storia di Galliano dodicesimo figlio di una famiglia pugliese di umile estrazione, arrivato a Roma con l'idea di fare cinema senza perdere tempo.
Un delirio di idee, anche buone, che portarono a film assurdi, dai film con Tomas Milian, che svendette per una cifra assurda non pensando all'home video, a "W la foca" di Nando Cicero a "Piedino il questurino" a "Miracoloni", "Carabbinieri".
Una delle storie più belle la racconta Giovanni Veronesi. Dopo cinque settimane di riprese in Brasile per "La lambada", con la troupe senza soldi, Galliano è invitato a risolvere la situazione. Corre in Brasile, ovviamente senza i soldi necessari a risolvere la situazione e ne esce a modo suo. Dà una terribile capocciata sul un tavolo, si sfascia quasi la testa e torna di corsa in italia senza pagare nessuno. Un genio.
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l'estranea 1
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