LA VENEZIA DEI GIUSTI – PER FORTUNA SIAMO ALLA FINE DI QUESTA LUNGA, FATICOSA, VENEZIA 83. IL FILM IN CONCORSO DI OGGI, L’IRANIANO “A BIT OF LIGHT”, È UNA COMMEDIA PIÙ CHE DRAMMATICA SULLA SITUAZIONE A TEHERAN, ILLUMINATA, COME DICE IL TITOLO, DA UN SPICCHIO DI LUCE – COSTRUITO CON LUNGHISSIMI PIANI SEQUENZA, CHE HANNO STESO PARECCHIO IL PUBBLICO RIMASTO (MA PER STANCHEZZA PREGRESSA PIÙ CHE PER LENTEZZA DI REGIA) VEDE UN BRAVO MEDICO, MISAGH ZAREH, INTRAPPOLATO A TEHERAN TRA I GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE CHE GLI HANNO CHIUSO LO STUDIO DOPO CHE HA CURATO I RAGAZZI FERITI NEGLI SCONTRI CON LA POLIZIA… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Per fortuna siamo alla fine di questa lunga, faticosa, Venezia 83, che ha dato come sempre il meglio nella prima settimana, e ci ha regalato nella seconda i film più scomodi, come “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato con 24 minuti di applausi o “Musk” di Alex Gibney, che lo stesso Elon Musk sta commentando ogni giorno su “X” e oggi ha attaccato pure "NAza", “Dau” dell’impronunciabile Il'ja Chrzanovski, film mammut da 4, 5, 7 ore adorati dai cinefili, assieme al solito eccesso di film italiani, che riempiono le sale al Lido, ma non quelle sotto casa vostra.
Il film in concorso di oggi, l’iraniano “A Bit of Light”, coprodotto anche dagli italianissimi Francesco Melzi d’Eril e Gabriele Moratti, scritto e diretto da Ali Asgari, è una commedia più che drammatica sulla situazione a Teheran, illuminata, come dice il titolo, da un spicchio di luce.
Costruito con lunghissimi piani sequenza, che hanno steso parecchio il pubblico rimasto, ma per stanchezza pregressa più che per lentezza di regia, vede un bravo medico, Misagh Zareh, intrappolato a Teheran tra i Guardiani della Rivoluzione che gli hanno chiuso lo studio e lo hanno radiato dalla professione dopo che ha curato i ragazzi feriti dopo gli scontri con la polizia, e l’arrivo dei missili di Donald Trump sulla città che porteranno alla crisi di Hormuz.
Ce lo siamo chiesto tutti, come potranno stare gli iraniani in mezzo a questi due poteri incontrollati e criminali? Il bravo medico, senza moglie o fidanzate, senza figli, ma con un gatto, tante piante, una mamma fin troppo accudente, un fratello più piccolo e più vispo e una sorella molto europea che insegna yoga, ha deciso.
Si ucciderà. Prima di farlo, però, avverte il fratello, che per tirarlo su lo vorrebbe portare a mignotte (“ti porto una donna così cambi idea…”), gli affida il suo gatto, poi va dalla sorella e le porta le sue piante e infine va con loro dalla mamma, che almeno ha preparato da mangiare.
Malgrado la situazione drammatica, un medico onesto e senza vizi che si vuole uccidere per disperazione, malgrado l’impostazione molto statica delle scene, Ali Asgari trova sempre il modo di infilarci un po’ di commedia, un po’ di battute e fa dei personaggi che ruotano attorno al suicida, che sembra un po’ il Totò di “Totò all’inferno” di Camillo Mastrocinque, che rendono più umana la situazione. Che certo, è terribile.
Ma pure il portiere di casa fa un po’ ridere quando spera che Trump gli bombardi la casa in modo da poterla ricostruire meglio di prima. Ma siamo sicuri che il medico riuscirà a dire quello che ha in testa alla mamma?




