VERSACE CI MANCHI – CON LA MESSA IN VENDITA PER 125 MILIONI DI DOLLARI DELLA VILLA A MIAMI DAVANTI ALLA QUALE GIANNI FU UCCISO NEL '97, COSÌ COME IL PALAZZO MILANESE, UN’ERA SI CHIUDE – UN’ERA NELLO STILE CHE SFANCULò IL PERBENISMO MORTACCINO DI ARMANI/AULENTI TRASFORMANDO ‘’LE SIGNORE IN PROSTITUTE E LE PROSTITUTE IN SIGNORE’’ E LE CASE IN UNA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE – UN PEZZO IMPERDIBILE PER CHI SA CHE NOI SIAMO LA CASA CHE ABITIAMO….

Michele Masneri per "il Foglio"

Tempo di vendite per Versace: non solo per le voci di un interesse sul gruppo milanese del solito emiro riflessivo del Qatar, o per un certo attivismo - apertura di nuovi negozi; pierraggio d'altri tempi, ritorno all'alta moda - che preluderebbe all'entrata di un socio forte o addirittura a un collocamento in Borsa, magari a Hong Kong come Prada. Ci sono altre alienazioni che riguardano la società calabro-milanese. E non meno importanti, almeno a livello simbolico: sono infatti in vendita due case di famiglia, molto diverse come sono o sono stati i proprietari.

La prima è la celebratissima Casa Casuarina, la villa di Miami dove lo stilista è stato assassinato l'estate di quindici anni fa, nel 1997. L'altra è la casa milanese di Santo Versace, fratello, presidente della casa di moda, entità sobria e homo politicus della famiglia. La Casuarina è attualmente in vendita a 125 milioni di dollari presso Jills, agenzia locale associata a Sotheby's International; a questa cifra è la residenza più cara d'America e riflette la politica immobiliare versaciana delle origini.

Lo stilista aveva infatti utilizzato da subito le case come straordinaria leva di pubbliche relazioni, oltre che fondale per la sua mitologia pop-porno (e ottimo investimento anticiclico, il mattone è sempre il mattone). In una Milano mortaccina dei non colori di Giorgio Armani, Versace inventava il caravanserraglio delle top model: Christy Turlington, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Cindy Crawford, Carla Bruni, furono le ragazze terribili che finivano sui giornali, nelle foto di Richard Avedon e di Helmut Newton, e che poi passavano per le sue case, insieme a testimonial globali come lady Diana e Elton John, dandovi immediato valore aggiunto per le prossime future aste.

Newton sostenne che "vestite da Versace le signore sembrano prostitute e le prostitute gran signore". "Nessuno ha portato la prostituta nella moda come ha fatto lui. Con un intervento degno di entrare in letteratura, Versace si è impossessato della sfrontatezza e del composito guardaroba della passeggiatrice, insieme alla sua sessualità clamorosa e brandita, e ha introdotto questi temi nell'alta moda", certificava Richard Martin, direttore del Costume Institute del Metropolitan Museum di New York che gli dedicò una storica grande mostra.

"Il buon gusto è una cosa superata", diceva programmaticamente lo stilista, insieme a "Io sono le mie case". E la trasformazione da "signora" in "prostituta" passò subito per le residenze: nacquero così una serie di abitazioni a maggior gloria di ammirati inferior (copyright: Arbasino) decorator e di pile di AD da tenere in bella vista nelle sale e tinelli della Italia del secondo boom.

Abitazioni degne di quegli "anni muscolari" secondo la definizione di Emanuele Pirella, "anni senza deposito né ideologico né morale" secondo l'allora profeta dell'edonismo reaganiano Roberto D'Agostino: la prima vittima fu il perbenismo che imperversava in quegli anni sulle medesime riviste.

Lo stile scelto da Versace per iniziare era infatti quello formale di Mongiardino, maestro di neoclassicismi per casa Agnelli e utilizzato nella prima magione Versace, il palazzo di via Gesù a Milano. Qui, il trionfo del bronzetto ottocentesco e della consolle, e del fondo azzurro alla Hayez, dell'archeologismo militante. Nel 1992 arriva la Guardia di Finanza e procede a inventariare 170 reperti tra cui "acquasantiere del Quattrocento, collezione di nature morte fiamminghe, anfore, erme, bronzetti, ritratti equestri del Seicento, schiere di sfere armillari, colonne provenienti da antiche ville vesuviane, un Dioniso, quadri con la stazione della Via Crucis, varie versioni di San Sebastiano, un torso ellenistico di adolescente" (Laura Laurenzi, "Liberi di Amare", 2006; anche se sembra l'Adalgisa di Gadda). "Il neoclassico è la porta più accessibile per entrare nel mondo dell'antiquariato - sgrida l'antiquario Francesco Baroni ne "Il mito Versace" di Minnie Gastel, 2007.

E' lo stile più facile, più d'effetto e in quegli anni comincia ad andare per la maggiore nelle case importanti". Versace però lo spinge al limite, è un neoclassicismo dopato dal collezionismo e 3D come a villa Fondi Michele Masneri tanelle: nuovo acquisto e feudo lacustre presso Moltrasio, zona bene del lago di Como, con vicinanze illustri (villa Erba della mamma di Visconti, villa d'Este dei convegni capitalistici).

Qui si segnalano tra gli altri arredi gli stipi di palazzo Borghese commissionati da Paolina e disegnati dal Valadier, i due Pugilatori (Damòsseno e Creugante), copie degli originali di Antonio Canova custoditi ai Musei Vaticani. E poi miniature, scuri verniciati di nero, lucerne d'argento; lotte di centauri, di baccanali, sculture di Pompeo Marchesi, allievo del Canova.

Mentre il minimalismo della compianta Gae Aulenti getta Milano in un panico luterano da controsoffitti punitivi e paretine grigie, la committenza versaciana genera espressionismi e dannunzianesimi e un indotto notevole, anche: la ditta milanese Fantini fornisce i marmi per i mosaici, il Piccolo gli realizza legni, boiseries, mobili e le famose meduse in ferro battuto.

La ditta Fontana Decorazioni invia i gessi, le decorazioni in resina. La fabbrica Condor fa i rubinetti, a volte d'oro, come appunto nella casa Casuarina. Il New York Times lo chiama "Lorenzo de Versace" nonostante la cacofonia, associandolo alle grandi committenze medicee. "Quel che voleva, era l'effetto decorativo", dice sempre l'antiquario Baroni. "Del resto, non si è mai sbagliato sulla validità di questi acquisti; tutti i pezzi comprati da lui per le sue case sono stati messi in vendita benissimo, a volte spuntando uno sproposito".

Lorenzo de Versace si sfoga anche nella casa newyorchese dell'upper east side, nuovo acquisto, piena di Lichtenstein e Picasso (tra la sessantaquattresima e Fifth, comprata nel 1995 per 7,5 milioni, venduta nel 2005 per 30 milioni di dollari). E Sotheby's regolarmente batte quadri e arredi della real Casa con grandi soddisfazioni reciproche, e in varie tornate d'asta: 1999, 2001, 2005, 2009.

Sotheby's adesso si occupa anche della summa architettonica versaciana, Casa Casuarina, la residenza di fronte alla quale troverà la morte per mano dello squilibrato ammazza-gay Andrew Cunanan che il 15 luglio 1997 gli spara due colpi di pistola davanti al 1116 di Ocean Drive, Miami.

Acquistata nel 1992 all'apice della fama e forse in piena sindrome Ludwig di Baviera, mentre sempre più iperdecorativo rilascia dichiarazioni come "La recessione è solo per gli stupidi"; "Il mondo è troppo piccolo per me", una volta trovato un acquirente dovrebbe essere anche il picco del real estate di famiglia: pagata 3 milioni di dollari, adesso è in vendita per 125 (ma della famiglia non è più da tempo).

Sedici camere da letto, panneggi di ispirazione pompeiana, egizia, moresca, soffitti affrescati o intarsiati d'oro zecchino, vasche da bagno imperiali in marmo nero, una doccia che può contenere fino a dieci persone; l'osservatorio, la biblioteca a due piani, i Picasso, Modigliani, Dufy, gouaches napoletane, e un passaggio segreto per portare su da una discoteca attigua pischelli selezionati da un assistente, si disse all'epoca (manca solo il fiume sotterraneo finto, come appunto a Neuschwanstein in Baviera)

Comunque, un trionfo kitsch-moresco-assiro- babilonese fronte mare, con gloriosa piscina ottenuta facendo abbattere il confinante e déco Revere Hotel (con relative proteste di urbanisti-ecologisti locali). E la Medusa classica e neoclassica ovunque. Perché "Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della Magna Grecia", diceva il committente.

"Da piccolo vivevo in una casa sulla spiaggia, dove c'erano delle terme romane, con greche, mosaici, alcune sculture di Dionisio. L'Italia era una colonia greca e questo è parte del mio background, è il solo legame che ho con il mio paese. Io mi sento molto, molto classico in questo".

A una certa romanità immaginaria lo legano anche alcune feste rimaste storiche; alla piscina Casuarina, un party per Madonna con torta galleggiante, fra petali di fiori, portata da quattro liberti in toga - e qui la memoria naturalmente corre a feste romane recenti, peplum-party romanordisti legati a giunte regionali non solide e facce da porcelli non versaciane.

Norman Mailer scriveva di Miami che "la sensazione di vivere qui non è diversa dal fare sesso con una donna di centocinquanta chili, che per di più vuole stare sopra", e per altre suggestioni si attende di leggere l'ultimo Tom Wolfe dedicato alla città floridiana ("Back to blood", appena uscito in America).

A Versace piace comunque subito molto l'atmosfera tropical-tiburtina con mix di riciclatori, spaccio, eleganze coloniali. Capitato per caso a South Beach, si innamora della Casuarina (dal nome del pino marittimo, la casuarina appunto, che sarebbe sorto sul sito, uno dei tanti piantati nei secoli da John Collins, niente a che vedere con Dynasty bensì fondatore quacchero della città nell'Ottocento. O forse dalla raccolta di racconti "The Casuarina Tree", di Somerset Maugham). Versace la chiama "il mio castello sulla spiaggia"; e "Miami è il villaggio globale che sfama la mia curiosità di futuro" dirà.

Il palazzotto è stato costruito nel 1930 per l'erede della Standard Oil, Alden Freeman, che la tiene fino al 1937, anno della sua morte: poi decadenza, ceduta a Jacques Amsterdam che la lottizza in un "Amsterdam Palace" di camere in affitto: dunque viale del Tramonto, occupanti un po' artistici e un po' morosi; Chelsea Hotel insomma. La casa è una copia dell'alcazar de Colon, il castelletto cinquecentesco che il figlio di Cristoforo Colombo, Diego, si fece fare a Santo Domingo.

Anche qui, portale in pietra serena neoromanico, tegole color sangue di piccione, alte finestre, camminamenti, fontanili. Proprio dopo l'acquisto della Casuarina, appassionatosi al decoro, lo stilista si butta nel progetto Versace Home, compendio antropologico anni Novanta applicato a piatti fondi e piani, posate e passamanerie, tutto molto dorato. La casa negli ultimi anni è passata in diverse mani; dai Versace è stata ceduta nel 2000 all'imprenditore delle telecomunicazioni Peter Loftin, che per un po' l'ha abitata, per poi trasformarla in un hotel, e infine metterla in vendita.

E' attualmente l'abitazione più costosa degli Stati Uniti e per adesso non si vedono compratori: i venditori contano sul fatto che l'assassinio Versace mantiene saldamente il primo posto nella classifica delle "10 tragic fashion deaths" (al quinto posto c'è il botto stradale di Helmut Newton vicino allo Chateau Marmont nel 2004, al nono l'infarto di Christian Dior nel 1957 a Montecatini dopo aver ingerito alcune lische di pesce, non si capisce bene perché).

E forse anche sull'effetto-traino di un nuovo musical dedicato ad Andrew Cunanan, in arrivo nei teatri dopo il successo di Most Wanted, opera a lui dedicata nel 2007. Molto lontano, non solo geograficamente, è l'altra proprietà Versace, da poco messa in vendita, una villa nel centro di Milano appartenente a Santo, il fratello maggiore di Gianni e Donatella. Quattro piani, 2.100 metri quadrati, 400 di giardino, richiesta 49 milioni di euro.

Santo Domenico Versace, nato a Reggio il 2 gennaio 1945, è il più grande e il più serioso dei quattro fratelli (oltre a Gianni e Donatella c'era anche una sorella minore, Tina, che morirà di peritonite a dieci anni). Detto "il contabile di ferro", a diciotto anni si iscrive a economia e commercio ma continuando ad aiutare il padre, commerciante in bombole, nell'esercizio delle funzioni. Si laurea in economia e viene assunto alla locale filiale del Credito Italiano, ma poi si mette in proprio come commercialista.

Seguirà poi il fratello Gianni a Milano nel 1976. Santo è quello in famiglia che eredita anche la passione politica; i Versace hanno una tradizione socialista, il nonno materno, calzolaio, era amico di Giacomo Matteotti; quando a Reggio arrivavano autorità del fascismo, il nonno veniva arrestato per precauzione.

Santo si iscrive giovane alla federazione socialista e per tutta la vita manterrà un piede nella politica, arrivando nel 2008 alla Camera con il Popolo della Libertà (uscendone polemicamente il 29 settembre 2011, passando al gruppo misto, poi ad Api). "Il contabile di ferro", oggi presidente della Gianni Versace spa, presidente di Altagamma, azionista al 30 per cento del gruppo (il 50 è in capo ad Allegra, figlia di Donatella e l'ex modello Paul Beck, il 20 per cento alla stessa Donatella) è anche uno sportivo: promettente playmaker, poi capitano della squadra di basket di Reggio, la Aics, che nel 1998 salverà dal crac.

Il contabile di ferro, il centrista, quello - si dice - un po' tenuto fuori dalla dinamica Gianni-Donatella, avrà un'abitazione a sua immagine e somiglianza. Via dei Giardini, compound verde nel Quadrilatero della moda, però lontana dagli sfarzi stile Impero. Anche la palazzina scelta è un esempio di sobrietà: le case di abitazione di via dei Giardini sono un piccolo manifesto di rigore modernista meneghino, opera dell'architetto Carlo De Carli, già noto per la chiesa (soberrima) di Sant'Ildefonso (1954).

Secondo Casabella (1956), nell'intervento sulla via dei Giardini "si poneva il tema di un piccolo gruppo di abitazioni in una situazione eccezionale per Milano; quella cioè di un fabbricato centralissimo immerso nel verde di un parco privato. Si trattava, inoltre, di lavorare entro i contorni di una planimetria già vincolata da una convenzione, risanandone il perimetro fino a trovare una forma che, senza alterare i volumi, risultasse architettonicamente giustificata.

Anche qui sono stati respinti dagli autori gli allettamenti di soluzioni vistose, per ripiegare su una semplice, civilissima architettura urbana, desiderosa, semmai, di passare inosservata tra i più ingombranti volumi edilizi che le sorgono attorno". La rivista faceva notare poi come "basta però guardare la planimetria e le piante per rilevare soluzioni assai meno timide", "opera schiva e accurata, misurata testimonianza di una scrupolosa, modesta serietà di artigiani".

Certo, i venditori preferiscono calcare la mano sul lato sfavillante dell'abitazione. L'annuncio, sempre presso Sotheby's descrive "il mix di glamour e raffinatezza che rende Milano la capitale mondiale della moda. Ognuno dei 2.100 mq di superficie vivibile, i 442 mq di giardino privato, oltre ai 300 mq di terrazza panoramica riflettono un raffinato design e una grande cura per i dettagli.

Con una pianta costituita da un ottagono sovrapposto ad un rettangolo, la struttura si sviluppa su quattro piani, in aggiunta ad piano seminterrato per il personale. Molto discreta dall'esterno, all'interno si presenta come un vero e proprio capolavoro architettonico". Le fotografie, adeguatamente photoshoppate, più che il glamour che sembra un po' obbligato, qui, mostrano tutti "gli ingredienti e gli aggeggi della prudenza domestica", per dirla sempre gaddianamente: sì, certo, qualche bagno dotato di mosaico (a simulare drappeggi);

un terrazzo di bambù con sedie a sdraio tappezzate di teli sgargianti Versace Home, per improbabili abbronzature milanesi; un biliardo, simbolo di virtù borghesi, reso trasgressivo e incongruo da una damascatura nero-oro al posto del classico panno verde; qualche scultura; dei sobri divani Barcelona di Mies van der Rohe per Knoll; un tavolino basso di Marcel Breuer; un mobile bar oblungo, da buffet della stazione; una cucina accessoriata, che vorrebbe essere sexy e trasgressiva - alla parete, una foto di una vecchia campagna di Avedon per Versace, in bianco e nero godereccio.

Ma poi, sul bancone, e sotto la cappa di aspirazione, una macchina per caffè Nespresso (modello base, tra l'altro); e perfino uno scolaposate Ikea. Carlo De Carli, allievo molto sobrio di Giò Ponti, aveva anche progettato una schietta poltroncina, la 683 prodotta da Cassina, e vincitrice del Compasso d'Oro nel 1954. Poi dimenticata.

 

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