VITA, OPERE E MISFATTI DI LOU REED, GENIO INCLASSIFICABILE, QUINDI PER SEMPRE - L’ODIO PER LA STAMPA: A UN CRONISTA CHE GLI CHIEDEVA COSA FACESSE PER RESTARE CREATIVO: “MI MASTURBO TUTTI I GIORNI”

1. L'ULTIMA CONFESSIONE DI LOU REED
Ernesto Assante per "La Repubblica" - Oggi mi piace incontrare la gente, scambiare idee e opinioni, vedere le facce di chi ascolta la mia musica». A un cronista che gli chiedeva cosa facesse per restare creativo: «Mi masturbo tutti i giorni».

2. CIAO LOU
Giuseppe Videtti per "La Repubblica"

Quelli come lui hanno la vita scritta in faccia. Paura, abusi, solitudine, eccessi. Lou Reed aveva una ruga per ogni dolore, come quei rocker sopravvissuti che a guardarli da vicino ci si chiede perché la vita abbia deciso di risparmiarli anziché strapparli al palcoscenico in giovane età, come Hendrix o Cobain. Il leggendario leader dei Velvet Underground, l'autore di morto ieri all'età di 71 anni dopo che sembrava essersi ristabilito da un trapianto di fegato subito lo scorso aprile a Cleveland, aveva cominciato precocemente il suo cammino contromarcia.

Da quando adolescente aveva confidato a suo padre, un contabile ebreo di Brooklyn, di essere bisessuale. Fu un'idea spavalda, ma poco brillante. La terapia, alla metà degli anni Cinquanta, era una sola, folle, barbara, ovviamente inefficace: l'elettroshock; un'esperienza allucinante sulla quale nel 1974 avrebbe scritto la drammatica "Kill your sons"

Non ne parlò mai apertamente fino al '96: «Ti ficcavano un boccaglio tra i denti per impedire che ingoiassi la lingua, poi ti fissavano gli elettrodi sulla testa. Era quello il metodo che usavano a Rockland County per scoraggiare i comportamenti omosessuali.
L'effetto era una totale perdita di memoria che ti riduce come un vegetale. Non riesci neanche a leggere un libro, perché quando sei arrivato a pagina diciassette sei costretto a ripartire da pagina uno».

Non raccontò neppure come ne venne fuori, come riuscì a convincere genitori e terapeuti di essere tornato "normale", ma nel 1960, dopo aver fatto parte del gruppo doo wop dei Jades, Reed si iscrisse all'università di Syracuse: specializzazione in giornalismo, regia e scrittura creativa.

Sarebbe stata un'esperienza sterile se tra gli insegnanti non ci fosse stato Delmore Schwartz, il poeta maledetto, incline alla follia e all'alcolismo, che capì il suo potenziale e lo incoraggiò a mettere in musica le sue intuizioni letterarie. Schwartz, ironicamente, morì a 52 anni nel 1966, proprio quando Reed pubblicò il primo disco con i Velvet Underground, prodotto da Andy Warhol; ironicamente dell'album, è proprio dedicata al poeta che aveva raccolto la sua anima all'ufficio degli oggetti smarriti.

Lou Reed era geniale, lo capirono subito gli editori di canzoni di Manhattan, impossibile però imbrigliarlo nel recinto della canzonetta. Adorava il jazz senza confini di Cecil Taylor e Ornette Coleman («Pretendevo che la mia chitarra emettesse gli stessi suoni») e aveva già nozioni precise di musica seriale: il nucleo dei Velvet Underground nacque dall'incontro con John Cale, il violista gallese che suonava nel Theater of Eternal Music di LaMonte Young. Oggi i Velvet verrebbero archiviati sul nascere, ma nella New York degli anni Sessanta follia e creatività andavano a braccetto.

Quando Warhol, il vate della pop art abilissimo nel monetizzare anche la controcultura, ascoltò capì che sarebbe stata la colonna sonora ideale per uno spettacolo di suoni e luci,
che da tempo aveva in mente. Non fu un accordo indolore quello tra la band e Andy, che
impose la presenza di Nico, cantante e modella tedesca che aveva avuto anche una particina nella "Dolce vita" di Fellini. Cale e Reed protestarono, poi restarono a loro volta soggiogati dal fascino della diva teutonica (di cui furono a turno amanti).

La vita degli artisti che ruotavano intorno alla Factory di Warhol non era molto diversa dagli eccessi che i Velvet ostentavano nelle performance - durante l'esecuzione di
Lou simulava (?) il rito dell'endovena con siringa e laccio emostatico - e dalle scene
dei film che Warhol girava con i suoi cowboy, le sue aspiranti modelle e la sua corte di transessuali.

L'album che ogni rocker - da Bowie a Morrissey, da Patti Smith a Michael Stipe - ha citato come il più influente, neanche sfiorò la top ten, si stabilizzò al 117° posto. La breve e intensa attività dei Velvet rimase fino ai primi anni Settanta custodita nello scrigno dell'underground newyorkese, orgoglio di mitici club della Lower Manhattan, come il Max's Kansas City.

Lou Reed era, ed è rimasto fino alla fine, personaggio ombroso e ostile alla stampa; probabilmente il suo astro si sarebbe spento con quel gruppo o con una dose di troppo se David Bowie, fresco del trionfo di Ziggy Stardust, nel 1972 non avesse deciso di rilanciarlo von Transformer e un nuovo biglietto da visita, Walk on the wild side.

A quel punto era perfettamente in grado di trasformare in canzoni i suoi fantasmi, aveva la credibilità per mettere a frutto l'insegnamento di Schwartz e creare indimenticabili
album concept che racconta una storia d'amore tossico all'ombra del muro; il crepuscolare
concepito nel periodo in cui s'era invaghito di un trans-gender di nome Rachel; il tormentato The Bells (con la tromba di Don Cherry) - tutti videro la luce nel periodo in cui New York ribolliva di punk e i protagonisti lo avevano eletto a loro santo protettore.

Nel 1980, all'epoca del matrimonio con la designer Sylvia Morales (divorziò nel '94, quando Lou già frequentava Laurie Anderson, che avrebbe sposato nel 2008) l'artista sembrava ormai immune dalle tentazioni che ne stavano per fare un martire del rock. Cominciava allora a predicare il salutismo che sarebbe rimasta regola ferrea fino alla fine. Fece una certa impressione vedere il più maledetto dei rocker esibirsi nel corso del Giubileo dei giovani davanti a Giovanni Paolo II nel 2000; più in sintonia con il suo genio ribelle realizzato con John Cale dopo la morte di Andy Warhol, le collaborazioni con Robert Wilson e il celebrato ispirato a Edgar Allan Poe.

Avrebbe portato fino alla fine le stimmate dell'eroinomane: nel 2001 le agenzie diffusero la sua morte per overdose - da quel momento la sua avversione per la stampa divenne cronica. L'artista più controverso e influente degli ultimi cinquant'anni viveva in pace nel West Village di Manhattan con Laurie Anderson, adorata compagna della maturità. A quarantacinque anni dall'esordio era ancora fermo nella sua convinzione che l'arte va tenuta lontana dalle lusinghe del pop. Anche a costo di rinnegare Warhol.

 

reed andy warhol LOU REED BY TERRY RICHARDSONLOU REED, JAGGER E BOWIELOU REEDLOU REED E NICOLOU REED, E BOWIELOU REEDLOU REEDLOU REEDLOU REEDLou Reed - Iggy Pop - David BowieLOU REED

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...