panico palcoscenico

PALCO-SCEMICO - QUANDO IL PANICO ARRIVA, NON C'È STELLA CHE REGGA: DA DANIEL DAY-LEWIS A PAVAROTTI, DA LAURENCE OLIVIER A FIORELLO: ANSIE, TERRORI, FUGHE DALLE SCENE - LA SOLUZIONE SPESSO NON C'È, E DI SICURO NON SONO I FARMACI: TI RINCOGLIONISCONO

Egle Santolini per “la stampa

 

daniel day lewis scappa dall amletodaniel day lewis scappa dall amleto

La storia è autentica, ma anche così imbarazzante da essere stata gonfiata a leggenda metropolitana. Nella primavera del 1989 Daniel Day-Lewis in effetti piantò a metà una recita dell’Amleto al National Theatre di Londra. Da allora non ha messo più piede su un palcoscenico, dedicandosi solo al cinema e peraltro vincendo due Oscar. Non è vero invece che scappò perché in scena gli era apparso il fantasma del suo, di padre, e non di quello del principe danese: l’ha smentito anche recentemente, concedendo che «in quei giorni devo aver detto di tutto» e che di sicuro «avrò fatto i conti, nella preparazione del ruolo, con la figura paterna».

 

daniel day  lewis scappa dall amletodaniel day lewis scappa dall amleto

Ma insomma di stagefright si trattò, cioè di trac o paura del palcoscenico: una sindrome spaventosa per chiunque debba esibirsi in pubblico, che però può colpire chiunque debba parlare a una convention aziendale o sostenere un esame impegnativo. Al fenomeno dedica ora un libro Sara Solovitch (Playing Scared, A History and Memoir of Stage Fright, Bloomsbury) che è, insieme, un catalogo di episodi molto divertenti (per noi che li leggiamo e non per chi li ha vissuti tra i sudori freddi), un trattato di psicologia e uno spaccato autobiografico, visto che Solovitch suonava bene il piano da bambina, ma fu costretta ad abbandonarlo per le crisi che l’assalivano in pubblico.

 

INSOSPETTABILI

barbra streisand central park  1barbra streisand central park 1

Ci sono passati tutti: Luciano Pavarotti ed Ella Fitzgerald, Enrico Caruso e Mel Gibson, Laurence Olivier e Brian Wilson dei Beach Boys. Barbra Streisand , dopo aver dimenticato il testo di una canzone di fronte a centomila persone in Central Park, si rifiutò di cantare in pubblico per 27 anni. Ad Adele è capitato di vomitare in scena, ed è stata così chic da rievocarlo per Vogue. Fiorello combatte la sindrome «scolando bottigliette di fiori di Bach»: ma alla prima puntata del suo show di esordio a Sky, nel 2009, comunque non ce la fece e sospese la diretta con un quarto d’ora d’anticipo.

barbra streisand central park  3barbra streisand central park 3

 

Paul McCartney ha ammesso una volta di aver «quasi mollato i Beatles», e il principe dei chitarristi Andrés Segovia, che si sentiva «le ossa scricchiolare» prima di ogni concerto, a sua difesa citava Sarah Bernhardt, secondo cui ci si strazia di paura proprio perché si ha talento. Mikhail Baryshnikov, ricorda Joan Acocella delNew Yorker nella recensione che ha dedicato al libro, ha dovuto abbandonare la sua carriera di ballerino classico 25 anni fa limitandosi alla danza moderna e al teatro, e di sicuro era il più famoso al mondo.

 

I più colpiti pare siano i pianisti, afflitti in scena da una solitudine senza scampo: Glenn Gould si esibiva solo in sala di registrazione, Vladimir Horowitz non diede concerti per dodici anni e, quando riprese a farlo, prima della performance seguiva una dieta rituale di asparagi e sogliola fatta arrivare espressamente da Dover. Martha Argerich da anni evita i recital da sola e suona in pubblico soltanto con l’orchestra o in formazione da camera: ci sono delle scene strazianti, nel documentario Bloody Daughter di sua figlia Stéphanie, in cui la si vede tormentarsi dietro le quinte, con il manager che la consola: «Prima è sempre un disastro, poi ti piace tanto averlo fatto».

 

adele sul palcoadele sul palco

Nelle orchestre, sarebbero invece gli strumentisti a fiato i più tormentati, probabilmente perché responsabili dei passaggi più esposti. Un sondaggio dell’International Conference of Symphony and Opera Musicians datata 1987 registra il 27% degli orchestrali intervistati sotto terapia a base di betabloccanti per rallentare il battito cardiaco: è probabile che il numero sia molto aumentato in quasi trent’anni.

 

Ma siccome il trac è adrenalina allo stato puro imprigionata nel corpo, le performance da sedati spesso non soddisfano chi s’impasticca. I farmaci non sembrano la soluzione. E allora si percorrono le soluzioni alternative, consigli pratici che valgono per il maturando come per la diva la sera della prima: meditazione, esercizio fisico, dieta leggera (non necessariamente sogliole di Dover), fare una passeggiata, arrivare un po’ prima sul luogo del delitto (imparare da Eduardo che era in teatro due-tre ore prima del sipario). Respirare. Confortarsi.

fiorello spettacolo a ferrarafiorello spettacolo a ferrara

 

ATTACCO DI PANICO

Sì, la stagefright confina con gli attacchi di panico, e in questo senso tutti possiamo, prima o poi, sentirci come Martha Argerich nel camerino. È una sindrome spersonalizzante, perché la vertigine della memoria assente priva dell’identità: rievocando la volta che suonò davanti ai suoi compagni di classe, Sara Solovitch scrive: «Mi osservavo dall’alto, da un punto di vista lontanissimo dalla tastiera: vedevo un corpo che aveva perso ogni responsabilità.

pavarotti lucianopavarotti luciano

 

Il controllo l’aveva preso la paura, un organismo indipendente che mi scaturiva dentro, il mio Rosemary’s baby». Lei, alla fine, ha vinto la battaglia riuscendo a suonare in pubblico e vedendo la luce nel mezzo della Suite bergamasquedi Debussy. Noi spettatori, d’ora in poi, saremo più comprensivi quando andremo a teatro.

twitter@esantoli

 

 

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