natalia aspesi oriana fallaci alberto arbasino

“VORREI ESSERE DI DESTRA? PER CARITÀ. SONO VECCHIA, MA NON DEFICIENTE” – NATALIA ASPESI CHIACCHIERA DI POLITICA, SESSO, MORTE E FACEZIE VARIE CON ANTONIO GNOLI: “LE COPPIE GAY ORMAI SONO LE UNICHE A SPOSARSI. LE UNICHE CHE FREQUENTO. QUELLE ‘NORMALI’ MI ANNOIANO” – GLI ANNI PASSATI A SCRIVE DI MODA E COSTUME: “FACEVO IL MIO MESTIERE DA SARTINA DEL GIORNALISMO. TAGLIAVO E CUCIVO SUI DESIDERI DELLE PERSONE, SUI SOGNI E FRUSTRAZIONI DELLE DONNE” – LA SALUTE: “HO PERSO IL CONTO DEGLI ICTUS. PICCOLE BOTTARELLE CHE OGNI VOLTA CANCELLANO UN PO' DI MEMORIA” – L’AMORE: “MI RICORDO DI AVER AVUTO UN MARITO. L'HO AMATO E POI È MORTO E HO PENSATO CHE NON CE L'AVREI FATTA SENZA DI LUI. INVECE, MI SONO ACCORTA CHE NOI DONNE POSSIAMO BENISSIMO VIVERE DA SOLE” – QUELLA VOLTA CHE INCONTRÒ ORIANA FALLACI IN VIETNAM (“ERA VESTITA DI UNA FOGGIA MILITARE, VERDOLINA COME LA SUA FACCIA”) E IL POSTO CEDUTO A TAVOLA AD ALBERTO ARBASINO CHE LA "DETESTAVA" (“SEMBRAVA UNA VECCHIA SIGNORA INCIPRIATA”)

Estratto dell’articolo di Antonio Gnoli per “Robinson – la Repubblica”

 

natalia aspesi

Ho pensato che con il nuovo anno fosse interessante consultare una signora meravigliosa e cattivella come Natalia Aspesi. Farle gli auguri per il modo disinvolto con cui veste i suoi 97 anni che compirà a giugno e chiederle non tanto cosa pensa del mondo, ma che cosa pensa di sé in questo mondo che ama sempre meno.

 

Ci scambiamo qualche messaggino: «Ma sai, piccino mio — mi scrive — non so se avrò cose interessanti da dirti. Da quanto non ci vediamo?». Ora dovete sapere che Natalia Aspesi, così superbamente e fintamente svagata e leggera tanto da apparire come una piuma portata in giro dal venticello della mondanità, è una delle donne più tenaci che conosca e più disciplinate.

 

natalia aspesi 15

Quando la domestica mi accoglie in casa, la intravedo sullo sfondo davanti a una bella scrivania ricolma di carte, cartuccelle e libri mentre sfiora la tastiera del computer e svolge il suo compitino sulle Questioni di cuore, la rubrica che da anni tiene per il Venerdì. Sembra una bambina che ride e mi accoglie.

 

Sono curioso di sapere come hai passato le feste.

«Nessuno sbalzo di temperatura emotiva. Per dire, l'ultimo dell'anno a letto alle otto. E poi rare cenette con qualche coppia gay. Ormai sono le uniche a sposarsi o a volersi sposare. Le uniche che frequento. Quelle "normali" mi annoiano».

 

Ma alla fine non sono un po' tutte uguali, tutte con le stesse dinamiche?

«Ma sì, si giurano fedeltà, amore eterno e poi si cornificano selvaggiamente. Ma la differenza non è in quello che fanno, ma perché lo fanno».

 

Di cosa parlate?

natalia aspesi

«Ma di tutto, amico mio. Di tutto, di questo dannatissimo governo di improvvisati, di quel tycoon che siede alla Casa Bianca e le cui cravatte sono più lunghe delle braccia, di per sé già impressionanti. E ora ti sbattono questo mostro in prima pagina, strappato dal Venezuela. Un brutto ceffo, per carità!

Ma c'è modo e modo di fare le cose».

 

Veramente ti interessi ancora di politica?

«A mio modo l'ho sempre fatto. E, quando mi chiedono "sei di sinistra?", rispondo "purtroppo"».

 

Vorresti essere di destra?

«Per carità. Sono vecchia, ma non sono deficiente. È che questa sinistra è fatta di tanti vorrei ma non posso; di troppe anime e quando sono troppe è come non averne nessuna. Gente che non sa più cosa accade alle persone normali, e ai disperati che non mettono insieme il pranzo con la cena; che fanno la fila — mi dicono perché io non esco più — per un piatto di minestra».

 

natalia aspesi 11

Capisco la tua indignazione ma in fondo ti sei sempre occupata più del superfluo che del necessario.

«Parlando di moda o di cinema o di musica alla Scala non ho fatto altro, è vero. Ma che vuol dire? Mica mi dovevo mettere a commentare la fine del proletariato che poi, diciamo la verità, oggi rivive in forme nuove e imprevedibili.

 

Altri lo fanno o potrebbero parlarne meglio di me. Io facevo il mio mestiere da sartina del giornalismo. Tagliavo e cucivo sui costumi della gente, sui desideri delle persone, sui sogni e le frustrazioni delle donne. Senza fare della sociologia impegnata, ma divertendomi».

 

alberto arbasino 2

Dai l'idea di una che si è molto divertita a scrivere.

«Cosa vuoi, non ho fatto quasi altro nella vita. Ho cominciato il mio lavoro nei giornali alla Notte. Ma lì le donne le vedevano come il fumo negli occhi. E, quando si è presentata l'occasione di passare al Giorno, non ci ho pensato due volte».

 

Poi è arrivata "Repubblica".

«Entrai prima che nascesse. E auguri per questi cinquant'anni che sono un pezzo di storia del Paese, di modernità, di informazione fatta in modo nuovo. Ma i giornali, mio caro, soffrono di una decadenza che sembra inarrestabile. Altro che il mio mal di schiena che da un po' mi tormenta!».

 

Volevo appunto chiederti come stai, come sta il tuo fisico.

«Ho perso il conto degli ictus. Piccole bottarelle che ogni volta cancellano un po' di memoria».

Natalia Aspesi

Mi pare che ricordi benissimo.

«Macché, un vuoto dietro l'altro. Mi hanno chiesto di ripubblicare Lui! Visto da lei. Beh, non ci crederai, non ricordavo assolutamente di averlo scritto. Poi l'ho letto e mi sono detta: ma tu guarda che libro carino, così ben fatto, pieno di ironia, ma sarei io l'autrice? Non ci credevo. Giuro».

 

Come vivi questi vuoti?

«Non ho più il problema di imbattermi in cose spiacevoli. Tutto quello che a stento ricordo oggi mi piace. Strano no? Oddio, proprio tutto no. Ancora adesso se penso a certi volti, a certe storie della borghesia milanese, so di averci ironizzato su pesantemente».

 

La tua borghesia la raccontavi attraverso la moda.

«Certo, ma soprattutto nei grandi eventi della Scala. Signore matroniche, cariche di gioielli, come fossero tanti restauri di Madonne di Pompei e poi il lento degradare con gli anni rivelato dalle tinte sempre più accese dei capelli, nelle labbra sporgenti come balconcini, negli zigomi a predellino e nei seni terrazzati. La moda, invece, era gioia e tristezza. Era futuro».

 

Ossia?

giorgio bocca e natalia aspesi

«All'inizio, ti parlo degli anni Sessanta, vedevi certi ragazzotti nei loro piccolissimi laboratori disegnare e cucire. Nel giro di pochi anni sono diventati ricchissimi. Ma tu non puoi immaginare quanto ricchi. Non erano abituati a questo cambio di status. Quel mondo lì scintillava nell'opulenza di chi poteva soddisfare ogni desiderio. Si può dire che hanno inventato il superfluo che rende preziose le cose vili. Poi arrivò l'Aids e ho visto disegnarsi sulle loro facce la paura e la disperazione».

 

Era il nemico invisibile. Nessuno per un lungo periodo ne pronunciò il nome.

natalia aspesi 5

«Li vedevo spegnersi come candele. Sulle sedie a rotelle, ciechi e smagriti nel clima mortifero dell'attesa che il peggio passasse, ma non passava mai. Ricordo che andai per il giornale a San Francisco. C'era un grande convegno e vidi per la prima volta l'allarme sociale. La città, nota per i suoi costumi libertini, si era autosegregata. I locali vuoti e la gente smarrita. Nessuno usciva più di casa, nessuno voleva più parlare».

 

Come un coprifuoco morale.

«I corpi si respingevano ed è vero: nessuno aveva voglia di pronunciare la parola Aids. Non ho mai visto un cambiamento così radicale. E ora che sono vecchia mi sembra che del corpo non me ne freghi più nulla».

 

Vorresti tornare giovane?

natalia aspesi damiano michieletto

«Chi non lo vorrebbe. La verità, però, è che io non voglio tornare giovane, voglio solo sognare di poterlo fare».

 

Sognare di amare, di fare sesso e non solo parlarne.

«Io non credo di aver molto amato nella vita».

 

Nelle rare volte in cui ci siamo visti, non facevi che parlare del tuo Antonio. Delle tue vacanze a Montemarcello e di quanto lo amavi.

«Mi ricordo di aver avuto un marito. L'ho amato e poi è morto, ormai da tanto tempo, e ho pensato che non ce l'avrei fatta senza di lui. E invece, dopo tanti anni, mi sono accorta che noi donne possiamo benissimo vivere da sole».

 

oriana fallaci anni 60

Non hai mai pensato di rifarti una relazione?

«A parte il fatto che frequento praticamente solo gay, ma ti pare che mi metterei un uomo in casa? Dico alle mie amiche senza più i mariti: non immaginate quanto siamo fortunate! Dobbiamo imparare a stare bene da sole. E puoi riuscirci, come è riuscito a me, amando profondamente solo il tuo lavoro».

 

[…]

 

Di te si dice che sei stata una fuoriclasse della cattiveria.

«Ma no, mi divertivo. E poi, come sai, le buone finiscono in paradiso, le cattive vanno un po' ovunque».

 

Ti accostano a Irene Brin e a Camilla Cederna.

«Grandissime. Ciò che per loro furono i salotti esclusivi del dopoguerra e le gallerie d'arte per me sono state la moda e il cinema. Un mondo senza la moda e senza il cinema sarebbe un mondo senza desideri».

 

ORNELLA VANONI NATALIA ASPESI

Sei nata lo stesso mese e lo stesso anno di Oriana Fallaci.

«Ma tu pensa! Quando è morta l'Oriana?».

 

Saranno vent'anni a settembre.

«Come passa il tempo».

 

Non l'hai dimenticata?

«Non è certo nel mio cuore, ma nella testa sì».

 

Cosa pensi di lei?

«Il suo giornalismo, indiscutibilmente grande, non era certo il mio. Scriveva con l'elmetto in testa e il piccone tra le mani. Più demoliva e più si monumentalizzava. La prima volta che la incontrai fu a Saigon, durante la guerra del Vietnam».

natalia aspesi 12

 

E che ci facevi tu lì? «

Avrei dovuto raccontare un po' di vita locale. In albergo ci incrociammo. Mi squadrò e poi mi chiese se avevano chiuso il porto di attracco lungo il fiume. Quale fiume, scusa? E lei: "neanche sai che qui c'è il delta del Mekong, ma chi ti manda!". Era vestita di una foggia militare, verdolina come la sua faccia in quel momento».

 

Hai mai pensato di fare la corrispondente di guerra?

«È il genere muscolare per il quale occorre essere tagliati. Bisogna atteggiarsi a virili, alzarsi prestissimo la mattina. Il mio lavoro mi piaceva perché avevo i miei tempi, il mio modo di raccontare divertendomi. Oggi poi se stai su un conflitto bellico vedi solo quello che ti fanno vedere».

 

Nel tuo lavoro hai primeggiato. Ti hanno descritto come una belva. Guai a chi razzolava nel tuo orticello.

«Non ho mai mangiato nessuno. Né preteso favori. Non capisco a quale animale assomiglierei. Ho solo difeso il mio lavoro, la mia bravura. Non avrei dovuto farlo?».

 

NATALIA ASPESI

In fondo sei stata, continui a essere, nel giornalismo quello che Alberto Arbasino è stato per la cultura italiana.

«Mi fai un grande onore a paragonarmi ad Arbasino, anche perché mentre lui mi detestava io ne ho sempre ammirato lo stile e l'intelligenza. Però noiosetti quegli elenchi sterminati di cose che aveva visto in giro. Sembrava tornare dai suoi viaggi ogni volta con la lista della spesa».

 

Perché dici che ti detestava?

«Che ne so, bisognerebbe provare ad attraversare l'oltretomba e chiederglielo. Forse non assomigliavo a quelle vecchie contesse che lui trattava con riguardo. O forse semplicemente non gli andavo a genio».

 

Ricordi qualche episodio?

Alberto Arbasino

«A una cena dalla Crespi con tanti tavoli, Giulia Maria volle che sedessi accanto a lei. Arrivò Arbasino e disse: "ma questo che stai occupando è il mio posto". Sembrava lui una vecchia signora incipriata e mi parve giusto cedergli la sedia».

 

Pensi mai alla vecchiaia?

«Mi sembra che intorno a questa malinconica stagione della vita ci sia troppa ipocrisia. Per la società è solo di una spaventosa irrilevanza. Bisognerebbe invece perdonare la vecchiaia. Perdonare la sua ambiguità, essendo sia fonte di dolcezza che di sospetti. Tutti fanno finta di voler salvare i vecchi. Ma da chi? A me francamente non importa più di morire. Odoro di vecchiaia e vivo molto alla giornata».

 

Pensi mai all'aldilà?

Natalia Aspesi

«Penso che al più torneremo alla terra confondendoci magari con qualche raro materiale. Non sono religiosa, non credo in Dio, nel suo residuo patriarcale, altrimenti dovrei sospettare che, oltre a essere un prepotente, è anche un fannullone, visto come vanno le cose nel mondo. Per me il massimo avvicinamento alla realtà è la realtà stessa. Per questo ho amato il mio mestiere sopra ogni cosa».

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