francesco gaetano caltagirone giorgia meloni

IL CONCERTO NON FA RUMORE - L’ECONOMISTA SALVATORE BRAGANTINI: “SUL CASO MPS-MEDIOBANCA STUPISCE IL QUASI TOTALE SILENZIO DELL’OPPOSIZIONE, CHE SCAMBIA PER UNA PICCOLA BEGA FRA FINANZIERI UN’OPERAZIONE CHE MUTERÀ IL NOSTRO PANORAMA ECONOMICO E SOCIALE” – “RATTRISTA IL SILENZIO DELL’ITALIA CHE CONTA DAVANTI ALLE MOSSE DEL GOVERNO. DA LÌ DEVI PASSARE, SOLO GLI AMICI HANNO, OLTRE ALL’IMMEDIATO VIA LIBERA, L’AIUTO DEL GOVERNO, COME GLI SCALATORI DI MEDIOBANCA. GLI ALTRI, CHE PAGHINO PEGNO O, SE OSTILI, CHE ABBANDONINO I LORO PIANI…”

Estratto dell’articolo di Salvatore Bragantini per “Domani”

 

Salvatore Bragantini

È vano chiedere professioni di antifascismo alla premier Giorgia Meloni, che è già oltre, trumpiana integrale. Prendano appunti i rosiconi comunisti che volevano «avere una banca» ma essendo dilettanti han fallito.

 

Lei ha appena realizzato il terzo polo bancario, con un inedito partenariato pubblico-privato in cui il pubblico dà il software e i privati, Francesco Gaetano Caltagirone e gli irrequieti eredi Del Vecchio, avendoci messo l’hardware – i soldi freschi – comanderanno.

 

GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Sembra un film in cui il primo è il palo e il secondo fa il colpo. Insieme muovono da Banca Monte dei Paschi di Siena (Bmps) su Mediobanca e su Assicurazioni Generali, oggetto del desiderio della vera mente, Caltagirone.

 

[…] Il primo segno della malata dipendenza da questi del governo Meloni è stato quando lui ha ottenuto dal parlamento alte barriere contro la presentazione d’una “lista del cda” all’assemblea dei soci, nonostante la compatta contrarietà degli investitori istituzionali.

 

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

Ma il governo non voleva finanziare sul mercato lo sviluppo delle imprese? Da allora la destra estrema s’è mostrata apertamente interventista su temi finanziari, scegliendo chi doveva fare il terzo polo e chi no. Sono stranamente mancati i proclami a difesa del mercato visti in altre vicende, ad esempio su Telecom Italia col secondo governo Prodi.

 

Si pensi allo stop al tentativo di Unicredit su Banco Bpm, contestato dalla Commissione Ue perché stira oltre ogni limite il golden power; al singolare, fulmineo e contemporaneo acquisto da parte di Caltagirone e Del Vecchio di azioni di proprietà pubblica in Monte Paschi, a un prezzo in apparenza vantaggioso, in realtà di favore perché apriva ai prescelti la via verso il passo successivo, l’offerta pubblica di scambio su Mediobanca; alla discesa in campo dei fondi previdenziali per frustrare, su input del governo, il tentativo della banca milanese di sottrarsi a Monte Paschi; alla presa di potere di questa e dei controllanti su Mediobanca e Generali.

 

giuseppe castagna - banco bpm

[…] Stupisce il quasi totale silenzio dell’opposizione, che scambia forse per una piccola bega fra finanzieri un’operazione che muterà, nel metodo anzitutto, il nostro panorama economico e sociale.

 

Rattrista il silenzio dell’Italia che conta davanti alle mosse di un governo operante come Ghino di Tacco a Radicofani. Da lì devi passare, solo gli amici hanno, oltre all’immediato via libera, l’aiuto del governo, come gli scalatori di Mediobanca. Gli altri, che paghino pegno o, se ostili, che abbandonino i loro piani. È il copione dell’amico americano.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

La Consob deve vegliare su trasparenza, correttezza e rispetto delle norme di mercato, ma non usa appieno i suoi ampi poteri per accertare se gli scalatori di Mediobanca vi si sono attenuti, o hanno finto di osservarle con ovvii, piccoli stratagemmi.

 

Per Consob, al 15 settembre non risultavano azioni di concerto fra gli scalatori, che invece pare evidente dagli effetti dei comportamenti, conseguenti ai piani. La successiva “incolpazione provvisoria” della procura milanese non lo muterà, perché «vuolsi così dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare».

 

Il futuro dell’Europa

GIANCARLO GIORGETTI E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE (FOTOMONTAGGIO)

[…] Meloni […] In economia pecca di commissione e di omissione, fa quel che non deve sulle banche mentre non fa quanto deve sull’Ilva, matassa da lei ereditata ma che, grazie a un ministro incapace e sbadato, imbroglia sempre più anziché sbrogliare.

 

Chi in altre occasioni levò alti lai a difesa del mercato tace «non per convinzione, ma per servilismo» (così il grande Fantozzi). Chi il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, si sa, ma davvero stiamo diventando un paese di pusillanimi, che lodano Meloni in pubblico ma in privato ne prendono le distanze?

 

Se la stampa libera in Italia è in ritirata è anche (soprattutto?) perché, timorosa delle reazioni dei potenti di turno, rinuncia a raccontare quanto pur avviene sotto gli occhi di tutti; fa la cronaca delle kermesse di partito come se fossero luoghi in cui esplorare grandi strategie, anziché ripetere slogan consunti dall’uso.

MPS MEDIOBANCA

 

Lontano dalla nostra politique politicienne, intanto, si decide il destino dell’Europa; sarà ancora libera e prospera quella dei nostri figli e nipoti? Le dieci persone serie, fuori dal governo, ancora capaci di influenzare Meloni, oseranno chiederle pubblicamente: “Sei con l’Europa o con Trump che la odia”? Il resto appartiene al demonio.

 

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